Sceriffo, impicca Dell’Utri!

Avete presente la classica scena dei film western, con la folla che assedia l’ufficio dello sceriffo, per linciare l’accusato di turno senza tante cerimonie? Per le menti sottosviluppate di quei rozzi cow-boys, accusa e colpevolezza coincidono. Che bifolchi: lo sanno tutti che essere accusati è cosa ben diversa dall’essere colpevoli! Poi ti guardi intorno, nella civilissima Italia degli anni 2000, e ogni tanto hai l’impressione – solo l’impressione, per carità! – che certe dinamiche siano dure a morire. Che ci sia un rumore di fondo, creato dalle civilissime procure della civilissima Repubblica, con l’aiuto di civilissimi giornali come Repubblica e il Fatto, e con una serie interminabile di cortei, fiaccolate, comparsate in tv e conferenze sulla legalità; e che quel rumore di fondo, se lo si ascolta bene, è assolutamente identico a quell’urlo belluino che già turbava il vecchio west. Poi leggi un articolo su Ingroia. E scopri che Leonardo Sciascia, a proposito dei professionisti dell’antimafia, la pensava esattamente come te, e “paragonava il coordinamento palermitano a quelle folle improvvisate che, nei western, reclamano giustizia sommaria”. Pezzo molto lungo, ma illuminante, di Guido Vitiello (qui).

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Se ha le tette, è un capro espiatorio

Quando a fare da capro espiatorio per i mali endemici della società e della politica italiana furono Craxi e Berlusconi, al Corriere della Sera non si accorsero di nulla. Oggi, invece, che dentro il Pdl scoppia il caso di Nicole Minetti, ecco che, con la firma di Gian Antonio Stella, improvvisamente riscoprono la categoria del capro espiatorio. I ciechi hanno riacquistato la vista! Che a fare il miracolo sia bastato un paio di tette?

Update 19-7-12: pubblicata su Hyde Park Corner, Foglio online (qui).

Travagli & bavagli

Bel post di Christian Rocca su come funziona davvero l’informazione politica negli USA (qui). Dedicato a tutti i polli che ancora credono che in Italia ci sia il fantomatico “bavaglio” – il bavaglio UUUH!!! – e a tutte le altre incredibili panzane e lagne e appelli, che ci rifila da anni il migliore giornalismo nostrano in concerto con la migliore magistratura, i migliori pentiti e i migliori intercettatori (quirinalizi e non). Da Repubblica al Corriere, dalla stampa alla tv, da Santoro a Travaglio…

Perché adoro l’informazione politica italiana

L’intervista di Maria Latella ad Angelino Alfano, andata in onda ieri su Sky Tg 24, è esemplare per capire i fondamentali dell’informazione politica in Italia. Primo: il gossip. Infatti, il sondaggio del giorno era: la Minetti se ne deve andare o no? Interessantissimo. Secondo: la fantapolitica. Latella: “Senta, Alfano, poniamo il caso che, dopo il voto del 2013, quello dice così e quell’altro fa cosà, voi come reagite?”. Terzo: il genere letterario Fantasy. Latella: “Senta, Alfano, ma lei fa parte o no del Cerchio Magico di Berlusconi?”. Sì, Latella, lo ha raccomandato Panoramix. Insomma, tutto pur di non parlare di politica.

Governo, ti spezzo le gambe, così corri più forte

Ieri ho segnalato l’ottimo editoriale che il Foglio ha pubblicato leggendo nel pensiero di vincenzillo: “Il consociativismo Confindustria-Cgil. Analisi di un fenomeno abnorme. Com’è iniziato, perché continua“. Lo consiglio vivamente a tutti, soprattutto a quei polli che ancora non hanno capito né i giochetti di Cgil e Confindustria, né i gravi danni che essi producono. Alcuni stralci:

Nelle forme attuali la concertazione fu consacrata nel grande accordo interconfederale del 1975, firmato da Gianni Agnelli e da Luciano Lama. Forse quando ieri, all’assemblea dell’Abi, Mario Monti ha detto che “esercizi profondi di concertazione in passato hanno generato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli e nipoti non trovano facilmente lavoro”, pensava proprio a quell’intesa (…)

sindacati e industriali si fronteggiano, si crea tensione sociale e poi, per chiudere le trattative, si passa il conto allo stato, che in passato compensava l’inflazione conseguente con la svalutazione.

Il più recente tentativo di superare quel meccanismo paralizzante, che peraltro con la cessione all’Europa della leva monetaria non è più in grado di funzionare, è stato messo in atto da Sergio Marchionne.

[La Confindustria, però, ha] preferito la tradizione concertativa alla battaglia per un rinnovamento profondo del sistema contrattuale, (…) la continuità con gli strumenti obsoleti del passato a un confronto difficile ma indispensabile con la realtà attuale (…)

L’insofferenza verso il governo, che è costretto dalla situazione finanziaria ad affrontare i nodi strutturali della crisi italiana, non esprime l’interesse strategico delle imprese, ma la pigra autoconservazione di una burocrazia sindacale che vive in simbiosi con altre burocrazie sindacali.

Chiudo con la ciliegina. In parallelo con questa azione paralizzante, i confindustriali esortano da tempo la politica, con toni ultimativi, tramite il loro Sole 24 ore, a fare di più e a “fare presto”. Come dire: governo, ti spezzo le gambe, così corri più forte! Ora, Mario Monti non sarà Usain Bolt, ma chi può biasimarlo, se non è entusiasta di questo metodo geniale?

Silvio dà un’altra occasione all’Italia

Pare sicuro che Berlusconi si ricandiderà. Pare anche più sicuro che non possa vincere. Se sia o no una buona idea, lo si vedrà col tempo. Ma, comunque vada, Silvio sarà di nuovo una figura molto esposta, in una futuribile “alleanza costituente”, o qualunque cosa sarà il dopo-Monti. Il mio primo pensiero va a quell’influente parte d’Italia che per quasi vent’anni lo ha dipinto come il nemico pubblico numero 1, con spirito settario e toni apocalittici. Quel conglomerato di interessi e di uomini appartenenti al mondo della finanza, dei media, delle procure, dei sindacati, delle confederazioni e della politica, che ha rappresentato la vera e unica linea della sinistra italiana. Saranno maturati, finalmente, o no? Avranno capito o no, che è controproducente per l’Italia, quel loro gridare al babau? Avranno capito o no, che il principale ostacolo all’unità sostanziale del paese è il loro spirito settario? Berlusconi, nella sua infinita generosità, dà loro un’altra occasione per ravvedersi. Il mio secondo pensiero va allo champagne che stanno già stappando al Fatto Quotidiano.