L’essenziale è sempre nei proverbi

Una delle piccole consolazioni della vita è quando riesco a cogliere l’essenza degli avvenimenti. Anche di quelli brutti. Certo, è sempre più difficile, perché, nel bene e nel male, l’essenziale tende sempre più a nascondersi dietro le apparenze, la confusione, la velocità. Prendete uno dei lavori più “avanti” del mondo, il marketing. Io, da pubblicitario, ci ho a che fare da molto tempo, con gli uomini del marketing, e noto che, all’interno dei loro reparti, le figure professionali aumentano continuamente di numero, le denominazioni si fanno sempre più comiche, ma soprattutto le procedure si complicano fino all’inverosimile e oltre. Il processo è inarrestabile, il ravvedimento è fuori discussione. Esempio. Normalmente, su una campagna pubblicitaria si lavora in 2 creativi. Sopra di noi, c’è il direttore creativo. E va bene. Poi, però, c’è tutta una serie di figure: account junior, account senior, account director, direttore clienti, direttore generale. Solo dentro l’agenzia. Poi c’è il marketing vero e proprio dell’azienda: pruduct manager, vice-direttore marketing, direttore marketing, direttore commerciale, direttore generale. Spesso, per ogni ruolo intervengono più persone. Quindi, a giudicare e a “migliorare” il lavoro del gruppo creativo, composto diciamo da 3 persone, ci sono almeno 10/15 persone. Riassumendo: 3 propongono, 15 distruggono. Una lotta assolutamente impari, che genera un dispendio di energie spaventoso, e parecchia frustrazione. La mia unica consolazione è trovare l’essenza del marketing in un antico proverbio: Troppi cuochi rovinano il brodo.

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2 commenti su “L’essenziale è sempre nei proverbi

  1. pietro ha detto:

    Forse perchè:
    1) Al momento girano ancora abbastanza soldi da pagare le 15 persone improduttive, ma è una condizione rischiosa la crisi penso che inizi a colpire duro anche sui fatturati pubblicitari (Mediaset – 15%).
    2) Dal punto di vista dell’organizzazione se è come dici è uno dei lavori più indietro del mondo, nell’ industria, ( piccola , media o grande fa poca differenza ) ogni singolo individuo o funzione deve portare un aumento di fatturato superiore al suo costo, è un concetto che si chiama contabilità industriale, fatta di centri di costo e distinte base, il rischio è che la crescita del marketing a scapito del prodotto porti alla fine della famosa barzelletta
    http://gastonemariotti.com/2008/02/05/la-corsa-delle-canoe/
    3) Dipende poi anche dal rapporto che c’è, se le 15 persone in questione gestiscono il lavoro di un centinaio di gruppi creativi la cosa ha anche un senso, anche nell’industria l’ultimo manovale pensa di essere più utile del direttore di stabilimento, ma come diceva un saggio, se Rambo è nella foresta ma c’è l’uomo sull’elicottero che per radio lo dirige e lo guida il lavoro di Rambo è molto produttivo, se Rambo fa di testa sua rischia di giarare a vuoto….

  2. vincenzillo ha detto:

    pietro, il link che mi hai dato descrive alla perfezione il problema: nel tempo, si sono create troppe divisioni, sottodivisioni, specializzazioni etc, e così, riunione dopo riunione, ogni figura deve giustificare la propria presenza e il proprio stipendio (moltiplicando a dismisura il lavoro di chi sta sotto di loro, e anche il loro stesso lavoro, perché fare tardi fa comunque figo).
    Mettici anche un altro fatto decisivo: in cose come queste, il grado di soggettività è altissimo. Quindi, per reazione, c’è una mania di rendere tutto “oggettivo”, tramite test fatti sui consumatori. Quindi prendono sempre più importanza, e soldi, i centri di ricerca (che non ho citato nel post). Perché, alla fine, nelle grandi aziende nessuno si vuole prendere la responsabilità di decidere se una campagna va bene o no, e quindi si para il culo con i test.
    Insomma, un processo faticosissimo e lunghissimo, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: pochi spot belli, e un mare di spot di rara insignificanza.

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