Un paio di considerazioni becerotte sullo spread

Prima considerazione: non era colpa di Berlusconi (ebbene sì, ogni tanto cedo alla tentazione di ribadirlo).

Seconda considerazione: i nostri media, ai tempi di Berlusconi, non erano in grado di vedere il panorama vasto e complesso che ci presentano oggi. Un panorama pieno di fattori, di variabili, di incognite, di scelte finanziarie di portata europea, planetaria, transnazionale, ultracosmica. E perché non erano in grado di vederlo? Perché fra loro e questo paesaggio si frapponeva una figura e una sola: Berlusconi, appunto. Lui e solo lui, il colpevole dello spread, su stampa, web e tv, a reti unificate. Un solo uomo, una sola figura, capace di precludere la vista di un intero paesaggio a centinaia di osservatori dalla vista acutissima. Poi dice che non è un gigante.

Il primo miracolo di Monti

Presentato, a novembre, come il messia che doveva “salvare l’Italia” in un batter d’ali – fate presto, fate presto! – Monti si è distinto per la grande velocità con cui ha lasciato capire che avrebbe proceduto esattamente con la stessa lentezza di tutti gli altri. Ha fatto lo 0,1% di quel che doveva, per poi sprofondare nella stessa palude in cui sono sprofondati tutti gli altri: il corporativismo, o consociativismo, o concertazione. Ma un miracolo l’ha fatto davvero. Certo, bisognerà vedere se dura, ma intanto ha portato la sinistra, e dico la sinistra, a schierarsi esplicitamente contro l’antipolitica. Sentite il perentorio Enrico Letta:

Se ci presentiamo  anche alle prossime  elezioni con la stessa legge, ne  verrà fuori un Parlamento delegittimato e un gigantesco regalo all’antipolitica

A essere cattivi, si potrebbe ricordare a Entrico Letta che quel risultato sarebbe lo sbocco più naturale dell’impegno politico suo e dei suoi soci, sia dentro il Pd sia in tutta la galassia variegata della sinistra, dai media alle magistrature, dai sindacati alla finanza. Anni e anni in cui questa sinistra, essendo troppo illuminata per definirsi bassamente “socialdemocratica” o “socialista”, ha preferito lavorare ai fianchi la politica, logorarla, delegittimarla, allevando l’antipolitica nella stessa porcilaia e con lo stesso amore con cui ha allevato l’altra faccia del loro nulla politico, la fantomatica “buona politica”. Ma voglio essere ottimista, e preferisco dire che è un segnale positivo. Durerà? Non durerà? Chi mi segue lo saprà!