Governo, ti spezzo le gambe, così corri più forte

Ieri ho segnalato l’ottimo editoriale che il Foglio ha pubblicato leggendo nel pensiero di vincenzillo: “Il consociativismo Confindustria-Cgil. Analisi di un fenomeno abnorme. Com’è iniziato, perché continua“. Lo consiglio vivamente a tutti, soprattutto a quei polli che ancora non hanno capito né i giochetti di Cgil e Confindustria, né i gravi danni che essi producono. Alcuni stralci:

Nelle forme attuali la concertazione fu consacrata nel grande accordo interconfederale del 1975, firmato da Gianni Agnelli e da Luciano Lama. Forse quando ieri, all’assemblea dell’Abi, Mario Monti ha detto che “esercizi profondi di concertazione in passato hanno generato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli e nipoti non trovano facilmente lavoro”, pensava proprio a quell’intesa (…)

sindacati e industriali si fronteggiano, si crea tensione sociale e poi, per chiudere le trattative, si passa il conto allo stato, che in passato compensava l’inflazione conseguente con la svalutazione.

Il più recente tentativo di superare quel meccanismo paralizzante, che peraltro con la cessione all’Europa della leva monetaria non è più in grado di funzionare, è stato messo in atto da Sergio Marchionne.

[La Confindustria, però, ha] preferito la tradizione concertativa alla battaglia per un rinnovamento profondo del sistema contrattuale, (…) la continuità con gli strumenti obsoleti del passato a un confronto difficile ma indispensabile con la realtà attuale (…)

L’insofferenza verso il governo, che è costretto dalla situazione finanziaria ad affrontare i nodi strutturali della crisi italiana, non esprime l’interesse strategico delle imprese, ma la pigra autoconservazione di una burocrazia sindacale che vive in simbiosi con altre burocrazie sindacali.

Chiudo con la ciliegina. In parallelo con questa azione paralizzante, i confindustriali esortano da tempo la politica, con toni ultimativi, tramite il loro Sole 24 ore, a fare di più e a “fare presto”. Come dire: governo, ti spezzo le gambe, così corri più forte! Ora, Mario Monti non sarà Usain Bolt, ma chi può biasimarlo, se non è entusiasta di questo metodo geniale?