Se non vai in bici, sei uno stronzo

Ah, quanto mi piace questa ideologia dei ciclisti: da Milano a Londra, da Parigi a New York, un’unica orda di fanatici – stavo per scrivere “fascio di balilla” -, fissati con la forma fisica, l’inquinamento e la sicurezza. Tre piccioni con una fava. A Milano, ricordo che il candidato Pisapia stabilì come priorità assoluta di riconvertire tutte le strade in piste ciclabili, tangenziale compresa. Ovunque e sempre: hasta la ciclabile! E in scia dietro di lui, su facebook, tutti i fighetta milanesi, degni eredi dei sessantottini già diventati banchieri e cagamilioni di ogni risma. Ma ecco un articolo accorato di oggi, che celebra i fanatici in occasione del grande raduno in cui faranno sentire le loro ragioni, con commento del solito becero vincenzillo:

«La civiltà ha un limite: 30 km/h», gli va a ruota Simone Dini, 28 anni, copywriter, 25 km di bici al giorno sempre per le strade milanesi.

Appena 25 km? Se si trova un lavoro a Sanremo, può farsi la Milano-Sanremo ogni mattina. Vuoi mettere?

«Nelle città non c’è più spazio: saremo a Roma per chiedere di darne un po’ più a ciclisti e pedoni e un po’ meno alle auto».

A Roma? Ma non era di Milano? E la Milano di Pisapia non doveva essere la città a misura di ciclista?

Beppe Piras, 39 anni, architetto e padre della Ciclofficina Abc, per la sua Torino…

Sua? Beh, certo, a sentirli parlare ti viene il dubbio che la città sia effettivamente di loro esclusiva proprietà.

…vorrebbe «incroci ciclo-pedonali protetti e un commissario ad hoc»…

Ma tipo che basta un commissario per tutto il mondo, o uno per nazione, uno per città, uno per ogni incrocio?

…e per tutti «il riconoscimento delle bici come mezzo di trasporto».

E il ciclista come specie protetta dal WWF, no?

Anche Giselle Martino, 30 anni, attrice che vive a Roma, ne fa una questione culturale.

E perché non una “questione morale”?

Lei ha iniziato a pedalare nella città più a rischio quando ha conosciuto Eva. «Poi Eva è stata uccisa da un taxi – racconta -.

Ma tipo Taxi Driver?

Lì ho iniziato ad avere paura: delle auto in doppia fila, di quelle che ti sfrecciano accanto o ti incalzano da dietro. Dei pullman. Poi però sono tornata in sella perché la bici è più veloce».

Più veloce? Ma allora serve immediatamente un limite di velocità anche per la bici!!

Michelangelo Almenti, 39 anni, dipendente pubblico, la usa anche per portare i bimbi all’asilo.

Saranno felici, i pargoli, di viaggiare su un mezzo così sicuro.

La sua priorità: «Vietare l’ingresso ai mezzi pesanti, pullman inclusi».

Da oggi, le merci le trasportiamo in monopattino; il trasporto pubblico viene sostituito da mini-maratone che si snodano lungo gli attuali percorsi; gli anziani turisti in gita marceranno tra musei e monumenti a tappe forzate, con defibrillatore a tracolla.

Va oltre Valerio Parigi, 50 anni, informatico che rappresenta la saldatura tra movimento e Federazione degli amici della bicicletta (Fiab).

L’anello mancante.

Lui che pendola tra Firenze e il Nord Europa vorrebbe una città ciclabile a livello di quelle Ue: «Come? Piste ciclabili continuative…

Ma continuative come? Tipo una pista ciclabile unica, da Capo Nord a Lampedusa, e da Lisbona a Varsavia, passando per Londra e Atene?

…ma soprattutto aree di moderazione del traffico»

E certo, perché il commissario, lì all’incrocio, si sentiva un po’ solo: ma gli farà compagnia il moderatore del traffico!

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25 commenti su “Se non vai in bici, sei uno stronzo

  1. Anonimo ha detto:

    Facciamo piste per i SUV. Dàie!
    Voglio dire: tutti i manicheismi sono fastidiosi, ma in Italia le auto le abbiamo in tutti gli orifizi.
    Ferro.

  2. vincenzillo ha detto:

    Ferro, “in Italia le auto le abbiamo in tutti gli orifizi.”

    E allora affittiamo i nostri orifizi come garage! Hai idea di quanto sarebbe disposto a pagare il proprietario di un SUV per un orifizio in centro??

  3. pinocornuto ha detto:

    Piste ciclabili continuative sono una cosa che le amministrazioni di centrodestra lombarde stanno facendo da tempo, con successo, ormai chi non ha le gambe flaccide può attraversare in lungo e in largo la regione senza infognarsi nel caos, e la cosa non mi sembra particolarmente irritante, non so perchè trovi tanto strana l’idea…..
    SUl fatto che esistano orde di fanatici della bici ho qualche dubbio, non è come il tifo calcistico che richede solo 1 neurone ed è alla portata del più debilitato ometto cinquantenne conciato come l’ometto della pubblicità della Ceres, pedalare è faticoso, in città è senza dubbio ben poco gradevole, penso che il fanatico della bici non consideri il sedentario automobilista ( come sono spesso io ) uno stronzo, ma senza dubbio un po una mezza sega si.

  4. vincenzillo ha detto:

    pinocornuto, “SUl fatto che esistano orde di fanatici della bici ho qualche dubbio, non è come il tifo calcistico che richede solo 1 neurone”

    Il tifo calcistico non è paragonabile, essendo destinato alle masse di sottosviluppati come me.
    I numeri reali si vedranno il giorno del raduno, ma idealmente, per fare un’orda bastano 3 fanatici arroganti, che si sentono superiori intellettualmente, fisicamente ed eco-sostenibilmente. Hai presente la legge che vede in un gruppo di 3 persone un potenziale raduno “sedizioso”? Ecco, per quei fanatici e per i media compiacenti, bastano 3 arroganti in bici, per fare un raduno “rivoluzionario”.

  5. Anonimo ha detto:

    I fanatici li prenderei volentieri a testate anche io (ovviamente con casco allacciato)..cio’ non toglie che nelle citta’ (soprattutto Milano) c’e’ bisogno di piu spazio e piu sicurezza per chi si muove in bicicletta. Si e’ obbligati a percorrere grosse strade trafficate, piene di automobilisti nervosi e arroganti che non vedono l’ora di insultarti.
    In totale negli ultimi anni ho rischiato di finire sotto una macchina almeno 4-5 volte, di queste solo una volta un signore anziano si e’ scusato spaventatissimo e gli veniva quasi da piangere.Il resto delle volte l’automobilista, oltre ad essere nel torto si e’ pure divertito ad abbassare il finestrino e ricoprirmi di insulti per poi scheggiare via di nuovo a tutto gas senza darmi neppure il tempo di chiudere la bocca dallo stupore (per la serie, cornuto e mazziato).
    Quindi, a parti le battute che posso prendere anche come divertenti, cosa provoca in te (e in Facci ad esempio di cui ho letto un articolo analogo ieri) cotanto astio nei confronti dei ciclisti?

    Zorro

  6. vincenzillo ha detto:

    zorro, “cosa provoca in te (…) cotanto astio nei confronti dei ciclisti?”

    Più che astio, antipatia. Ma non per il ciclista in sé, per cui anzi provo una vaga simpatia. L’ho usata anch’io la bici, per anni, finché è stato possibile. Poi, quando ho cambiato posto di lavoro e quindi percorso, ho semplicemente constatato che rischiavo la vita e quindi non era più il caso. Come dice Facci, a Milano lo “spazio” che citavi anche tu, non c’è. Invece, sti fanatici chiederebbero di prosciugare i canali di Venezia, se aiutasse il loro passaggio. Ma và a ciapà i ratt!

  7. Anonimo ha detto:

    Be’ lo spazio non c’e’ perche’ e’ usato per altri fini, basterebbe avere un minimo di lungimiranza nella pianificazione dell’urbanistica dell’immediato futuro per migliorare di molto la situazione. Fare una pista ciclabile di 200m solo perche’ e’ avanzato un po’ di spazio tra una nuova strada e un nuovo palazzo non ha molto senso. Serve una rete di piste continuative che ti permette di muoverti strategicamente nella citta, basta mettersi li un pomeriggio cartina alla mano per fare meglio di quanto si e’ fatto negli anni scorsi. Poi vedrai che anche quei maledetti rompicoglioni dei fanatici, se gli dai qualche via preferenziale la smetteranno di mostrarti le natiche chini al semaforo rosso davanti a te..e vissero tutti felici e contenti.

    Zorro

  8. vincenzillo ha detto:

    zorro, “serve una rete di piste continuative che ti permette di muoverti strategicamente nella citta”

    “Strategicamente”? Uè, ma come parli? Non sarai mica uno di loro, eh??

  9. Anonimo ha detto:

    No e’ che semplicemente muoversi senza una strategia da seguire (ossia girando a caso per le strate seguendo tratti di 200m alla volta) potrebbe essere poco efficiente nel raggiungere il posto voluto in un tempo decente 😉

  10. leftheleft ha detto:

    io mi faccio circa 3400 km in bici in città all’anno, la uso per andare al lavoro perchè la preferisco ad ogni altro mezzo di locomozione per motivi meramente personali.
    Un grande errore da parte di alcuni ciclisti a mio avviso è quello di fare dell’uso della bici una lotta politica invece che una semplice scelta personale.
    Devo dire che per me la percentuali di stronzi è la stessa che siano pedoni, ciclisti o automobilisti.
    Farei anche molta attenzione a richiedere troppa “tutela” da parte delle istituzioni perchè ad un certo punto pretenderanno qualche cosa in cambio ad esempio la targa per le bici (già proposta) e l’assicurazione obbligatoria.
    Io ad esempio viaggio sempre con casco, ho le luci, mi autotutelo ed invece vedo persone che pretendono tutela ma che non mettono autonomamente in pratica misure per proteggersi.
    Un caso è quello di una persona che mi ha chiesto di firmare una petizione on line perchè il tragitto verso il proprio luogo di lavoro, percorso in bici, venisse coperto dall’inail in caso di incidente.
    Questa persona viaggia regolarmente in bici senza casco. Mi domando che senso abbia, oltretutto l’inail già copre tale tipo di incidente ma non in automatico, perchè fanno un’istruttoria in merito.

  11. Anonimo ha detto:

    1. Odio gli automobilisti. Quando andavo i bici mi suonavano dietro nei controviali perché andavao troppo piano per i loro gusti e aprivano le loro portiere lato strada senza guardare e parcheggivano i loro SUV in doppia fila mille altre cazzate. Li odio ancora di più dopo il tramonto, quando lo sceriffo va a dormire, perche’ allora debordano e infilano le loro auto sui marciapiedi e sugli scivoli (a Milano, geniali, le mettono nelle sedi tramviarie tra albero e albero e di notte popolano fittamente i marciapiede) (per colpa di un parcheggio del cazzo mia moglie è caduta a dicembre ed io ho il sospetto che sia nato lì il problema che ha avuto subito dopo…)

    2. Odio i ciclisti, che non rispettano il codice della strada, vanno contromano, si infilano sui marciapiede e sotto i portici, attaccano i loro mezzi alle paline, ai cancelli, alle grate e si sentono pure migliori. Mia madre tre anni è caduta per evitare una bici che sbordava sotto i portici di via Cernaia a Torino e si è fratturata uno zigomo.

    3. Odio i pedoni. Che attraversano senza guardare, di traverso e dando le spalle al senso di marcia dove non ci sono strisce e appena vedono una striscia zebrata rimangono cauti a guardare le auto sfrecciare. Li odio perché nona spettano sul marciapiede ma si mettono un metro dentro la strada, sugli angoli, riducendo lo spazio di curva al millimetro alle moto, alle auto ai SUV, agli autosnodati e continuano a parlare al cellulare o a litigare con la fidanzata. Li odio quando spingono avanti le carrozzine con dentro i loro neonati esponendoli alla fretta degli autobus. E’ attraversando così che mio nipote è stato travolto e si è fatto tre settimane di coma. E’ attraversando così che Federica è stata trascinata per venti metri e si è rotta il femore.

    Odio la nostra superficialità, la nostra mancanza di attenzione, la nostra maleducazione, la nostra sottovalutazione dell’educazione stradale, che balza all’occhio appena si oltrepassa la frontiera IN QUALUNQUE DIREZIONE. (Grecia esclusa).

    Odio la nostra stupidità

    Ferro

  12. vincenzillo ha detto:

    leftheleft, “Un grande errore da parte di alcuni ciclisti a mio avviso è quello di fare dell’uso della bici una lotta politica invece che una semplice scelta personale.”

    Condivido.

  13. vincenzillo ha detto:

    ferro, “Odio la nostra stupidità”

    Manifesto ben articolato, il tuo.
    Io invece me la prendevo solo con il “ciclista consapevole”, che per quanto mi riguarda può anche rispettare alla lettera il codice della strada, ma resta patetico uguale.

  14. Anonimo ha detto:

    Solo l’impossibilità di aprire adeguate scuole per l’allenamento coatto dei cittadini e di allestire i Gran Premi della montagna tutti i giorni ha evitato che l’idea prendesse piedi a Napoli… Ma forse, chissà, ci si può ripensare…

  15. Anonimo ha detto:

    sono Topenz, dimentivavo…

  16. vincenzillo ha detto:

    topenz, “l’impossibilità di aprire adeguate scuole per l’allenamento coatto dei cittadini”

    qui al nord i cittadini più evoluti fanno branco anche senza scuole: ruota e gonfietto, balilla perfetto!

  17. gonellagiulio ha detto:

    davvero un bell’articolo, che spiega chiaramente e seriamente le ragioni di quest’odio per i ciclisti.
    Ora la mia domanda è: la satira è sempre divertente ed utile, ma qui mi sembra che quest’odio sia profondo, quindi ti chiedo: da cosa proviene? quali sono le ragioni vere e non sottese?

    Giulio

  18. vincenzillo ha detto:

    giulio, “qui mi sembra che quest’odio sia profondo, quindi ti chiedo: da cosa proviene? quali sono le ragioni vere e non sottese?”

    Nessun odio. Trovo ridicolo e patetico trasformare la bicicletta in un’ideologia, che sconfina in altre ideologie attuali: ambientalismo fanatico, fitness fanatico. Il tutto condito da un’aura di snobismo, quella sì, odiosa. Insomma, mi appare un capriccio infantile, utile tutt’al più a qualche politico tanto naif quanto cinico.

  19. Anonimo ha detto:

    e l’intera questione ambientale la cancelliamo? non trovo che rivendicare spazi sia sinonimo di ideologia; poi mi sembra che tu critichi anche l’utilizzo “per se” della bici, il che proprio non me lo spiego.

  20. Anonimo ha detto:

    scusami, sono sempre io, anche se da anonimo

    Giulio

  21. vincenzillo ha detto:

    giulio, “non trovo che rivendicare spazi sia sinonimo di ideologia”

    In sé, no. In una città dove non esistono gli spazi, e dove eventualmente per crearli dovresti rovesciare le abitudini di tutti nonché le case di tutti, e dove li pretendi “tutto e subito”, sì.

    “mi sembra che tu critichi anche l’utilizzo “per se” della bici”

    Non era mia intenzione, e l’ho dichiarato fin dalla prima riga del post citando l'”ideologia”. Che cosa ti fa pensare diversamente?

  22. gonellagiulio ha detto:

    beh ma rovesciare le abitudini non è di per sè sbagliato, e non mi sembra tale nemmeno in questo caso.
    Gli spazi esistono eccome ma sono eccessivamente sbilanciati in un senso solo, la ridistribuzione è l’idea alla base del rivendicare spazio “ciclistico”.
    Sul tutto e subito, beh, è per l’appunto una pretesa.

    per quanto concerne l’uso “per se”, in una risposta hai scritto “Io invece me la prendevo solo con il “ciclista consapevole”, che per quanto mi riguarda può anche rispettare alla lettera il codice della strada, ma resta patetico uguale.”

    Allora sono tutti patetici perché vanno in bici?

    Giulio

  23. vincenzillo ha detto:

    giulio, “rovesciare le abitudini non è di per sè sbagliato”

    Nemmeno trasformare la bici in un’ideologia, è sbagliato. E’ semplicemente ridicolo. Per me.

    “per quanto concerne l’uso “per se”, in una risposta hai scritto “Io invece me la prendevo solo con il “ciclista consapevole”, che per quanto mi riguarda può anche rispettare alla lettera il codice della strada, ma resta patetico uguale.”

    Allora sono tutti patetici perché vanno in bici?”

    No. “Ciclista consapevole” è espressione forse un po’ troppo sintetica, che si ispira a una delle parole d’ordine del favoloso mondo degli ambientalisti fanatici, che ha molti punti di contatto con quello dei biciclettari fanatici: “consapevolezza”, “sensibilità”, “intelligenza”, “sostenibilità”. Per fortuna, esistono molti ciclisti non fanatici, e a loro va tutta la mia simpatia.

  24. vincenzillo ha detto:

    pierino, “Altro che patetica: “Levati dai ‘oglioni, citrullo!” :-)”

    Sì, della vecchiarda apprezzo anch’io il caratteraccio. (E nient’altro.)

    Ma che bello se, in barba alla legge, un giorno prendesse la sua macchina per farsi un giro sui meravigliosi colli toscani e, per una tragica fatalità, investisse il leader mondiale dei fanatici della bici! Lei finirebbe a studiare le stelle dalla torretta di Regina Coeli, e i ciclisti fanatici rimarrebbero senza la loro lepre.

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