Prima regola: la patata lessa

Per capire che cosa intendano davvero quelli che si ergono a baluardi dell’informazione, a paladini della democrazia etc, ci sono due modi: il primo è leggere quello che scrivono, ascoltare quello che dicono, capire quale sia la loro cultura di riferimento, i loro “miti” etc. Insomma, una faticaccia. L’altro modo è molto più semplice, ma ha il piccolo difetto che bisogna conoscere una persona ben precisa: mia madre. L’ultima volta che sono andato a trovarla, per esempio, era lì che si accalorava sul tema “bravi giornalisti”. Conoscendo i suoi gusti, le ho detto, provocatoriamente: “Ah, sì, come Santoro, Floris, Lerner, quelli che non lasciano finire una frase che sia una all’ospite indesiderato.” Guai a toccarle Santoro! Ma il top è stato quando ho argomentato: “Uno dei pochissimi che lascia parlare tutti, e quindi quantomeno ti permette di capire quali siano le due tesi che si contrappongono, è Alessio Vinci, di Matrix.” Faccia perplessa di mia madre: “Quella patata lessa?” Proprio così: patata lessa. Da cui la prima regola: se non lascia parlare, è un bravo giornalista; se lascia parlare, invece, è una patata lessa.

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