Sorpresa: oggi va bene anche il populismo

Quelli di Repubblica lo chiamano “populismo aristocratico” e lo salutano festosamente come esito politico, per l’Italia, dopo che il “berlusconismo”, precisano, è finito (più o meno per la 6.570esima volta, una al giorno negli scorsi 18 anni). Trattasi di un modello politico assolutamente inedito, in cui “il premier si rivolge e risponde agli elettori direttamente, attraverso i media.” Non so a voi, ma a me pare talmente nuovo che ricorda vagamente, molto vagamente, quel populismo tanto odiato da Repubblica ai tempi d’oro del Caimano. E infatti, ecco che arriva la precisazione dirimente: “In modo sobrio.” Ah, beh, certo, la sobrietà prima di tutto. Ma anche l’altra paroletta ha la sua importanza: “aristocratico”. Ah, quanto gli piace, a quelli di Repubblica! Gente talmente democratica, ma talmente democratica, che non esiste campo in cui non abbiano combattuto per imporre la loro visione elitaria e settaria: cultura, diritto, patriottismo, liberalismo. In politica “aristocratico”, ci informano, significa “competente”, perché, come tutti sanno, la principale caratteristica del buon capo di governo dei tempi moderni è la competenza assoluta in tutti i campi dello scibile umano e del sociale. Oltre, naturalmente, a una specchiata onestà, meglio se certificata dagli occhiuti procuratori di Repubblica. Come non ricordare con giubilo quel politico che si distinse quale instancabile contadino, gagliardo cavallerizzo, ardimentoso aviatore, fedele pater familias, industrioso operaio etc! Aggiungeteci “preclaro giurista” e “austero economista” e avrete il ritratto del politico perfetto. Per quelli di Repubblica.

Ecco il democratico pezzo dell’aristocratico Ilvo Diamanti sulla populista Repubblica (qui).

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