La casta? Ora l’Etica non c’entra più

Dopo aver ammorbato il clima politico per anni e anni; dopo aver fomentato a dovere le belve borghesi contro la politica; dopo aver contribuito a far cadere il governo del brianzolo che non frequentava i loro salotti; dopo tutto questo, ecco che di punto in bianco i pensatori più Etici d’Italia, quelli che hanno fatto dell’Etica una Fondazione, grazie ai soldi del padrone del Corriere e di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, decidono che non è più il caso di parlare di “casta”. Ma bravi! Sentite qua:

“quello della casta è uno stereotipo insidioso: la popolarità di cui quest’ultimo gode rischia di coprire pericolosamente le colpe di altri e di ben altra consistenza. (…) farne il capro espiatorio di ogni male italiano non conviene.”

“Colpe di altri”? Ohibò. Addirittura “capro espiatorio”? Ma questa è robaccia di regime! Paranoia da ignobili berlusconiani come me! Lo sanno tutti che la politica va ghigliottinata, bruciata, resettata, rottamata! E subito! E’ l’Etica, che ce lo impone!

Comunque, in attesa di capire meglio che cosa significhi quel “non è conveniente” (quando mai l’Etica lo è stata, se non quando è servita come bieco strumento per randellare l’avversario?) e chi siano i corresponsabili, l’interrogativo più inquietante è: che fine faranno, ora, Stella e Rizzo? Tenteranno di riciclare il loro bestseller immortale in una nuova forma? Consiglio ai due segugi instancabili di scrivere un thriller ambientato nei centri sociali: dopo “La casta”, arriva “La rasta”! Oppure un bell’horror ambientato nelle bocciofile: dopo “La casta”, arriva “Canasta”!

Link a FondazionEtica (qui).

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