I greci sono maturi, gli italiani no

Oggi Ezio Mauro, direttore di Repubblica, è seriamente preoccupato per la grave situazione del nobile popolo greco:

ATENE in fiamme, il Parlamento che approva la manovra di tagli e sacrifici, i mercati che applaudono. E il popolo, ci domandiamo tutti, e i cittadini? Sembra che il nuovo ordine europeo possa instaurarsi prescindendo dal consenso, dalla  pubblica opinione, dalla fiducia. [sottolineature di vincenzillo]

Già chiamarlo “nuovo ordine” ha in sé qualcosa di inquietante, e le parole, scelte sicuramente non a caso, fanno pensare alla minaccia di una dittatura di destra incombente. Ma la cosa più stupefacente è quel rimando alla “fiducia”. Suona quantomeno ironico, perché fatto dal giornalone che più di tutti, da anni e anni, porta avanti la missione di distruggere la fiducia del popolo italiano (e dei commentatori stranieri) verso la classe politica italiana. La spiegazione, forse, sta nel fatto che staremmo parlando di due popoli nettamente diversi: quello greco è un popolo maturo, adulto, emancipato, mentre quello italiano no. Infatti, come ci ha spiegato mille volte Repubblica, il suo consenso lo ha svenduto a certa brutta gente come Berlusconi, e questo fa di noi un popolo chiaramente immaturo, da tenere costantemente sotto controllo. Mica come i greci. Quando si parla di Grecia, ecco che perfino l’europeismo senza se e senza ma cede il passo. Perfino l’Europa sembra assumere contorni inquietanti:

L’Europa si presenta come una grande banca, un’istituzione a sangue freddo, un arbitro regolatore ma senz’anima, dominato dall’unica religione dei parametri e impegnato nell’unica battaglia di contenimento del debito, prima e assoluta emergenza del continente.

Poi arriva la domanda da un milione di dollari:

Ma l’emergenza può sostituire la politica, soppiantandola?

Stando a quello che ci dice da anni e anni Repubblica, tramite direttori, vicedirettori, intellettuali amici di finanzieri (Gad Lerner) segugi anti-mafia (scegliete voi) e giuristi (Zagrebelsky & Co.), si direbbe di sì. Anzi, non solo può, bensì deve. Ma questo vale per l’Italia, mentre per la Grecia, forse, no.

Pezzo intero (qui).

Modernizzare il Pd? Scalfari non ci sta

Pare che nel Pd ci sia qualcuno che finalmente vorrebbe fare oggi, Anno Domini 2012, una parte essenziale di ciò che sarebbe stato buono e giusto fare all’inizio degli anni 90 del secolo scorso: allineare il partito di riferimento della sinistra italiana alle moderne sinistre europee. Non appena questa voce si è diffusa, ecco che qualcuno ha voluto entrare a gamba tesa nel dibattito, con l’evidente intento di sedare sul nascere questa buona idea. E chi poteva essere costui, se non il fondatore del quotidiano più ostile alla modernizzazione della sinistra, l’indomito paladino dei barricaderi, il barricadero più amato dai finanzieri, il gran maestro della setta delle schiene dritte, il generalissimo dei gendarmi della costituzione? Ci comunica infatti l’Eugenio:

Non credo che avrei votato per un partito socialdemocratico che oggi a me sembra del tutto anomalo nel panorama italiano.

Bravo Eugenio! Su questo non hai tutti i torti: un partito socialdemocratico sarebbe anomalo, nell’arretrata landa italica, ma soprattutto rischierebbe di spaccare in due quell’aggregato politico che rappresenta la vera avanguardia morale della nostra società allo sbando, nonché del Pd: i cattocomunisti. Sì, proprio come quei martiri le cui braccia venivano legate a due cavalli che tiravano in direzioni opposte, fino a squarciarli in due! Che triste fine: i catto di qua e i comunisti di là! E, in mezzo, le viscere del Pd attuale.

A Scalfari evidentemente non interessa il fatto che questa scelta netta per la socialdemocrazia, benché inizialmente rischi di costituire un handicap a livello elettorale, a lungo termine potrebbe essere invece un grande vantaggio, sia per la sinistra sia, soprattutto, per l’Italia. Che così farebbe un altro bel passo in avanti verso quel bipolarismo che è necessario a decidere, a governare, e a fare le famose riforme che un vero riformista come lui dovrebbe avere a cuore come priorità. Invece no.

La priorità di Scalfari è evidentemente diversa. Forse, con la saggezza degli anziani e dei veri profeti, l’uomo che parla con Dio si sta già ponendo interrogativi inquietanti, tipo: e poi chi lo ferma il nuovo fascismo montante? E da che parte starebbe la tribù dei progressisti, tanto affezionata alla mia creatura più santa e più sanguinaria, Repubblica? Ma soprattutto, che ne sarebbe del mio sogno di ghigliottinare i reprobi, che rischierebbe di ridursi da avveniristico programma politico a banale pratica morale, come negli altri paesi europei: la fisiologica sorveglianza sul comportamento dei parlamentari? No, Eugenio, fai bene a farti sentire, grida forte il tuo dissenso come il tuo quasi omonimo Oscar Luigi: Io non ci sto!

Note politiche di Claudio Cerasa (qui) e (qui).