La Iena denuncia, lo spettatore si indigna

Ieri a pranzo coi colleghi viene fuori il solito servizio delle Iene sui dipendenti pubblici che passano il badge e poi vanno a farsi i cavoli loro. Pur nel clima di sano cazzeggio, non potevano mancare le scrollate di testa di prammatica. Al che, tra me e me, mi sono chiesto: qual è il senso di programmi del genere? A chi si rivolgono? Che effetto cercano? Che effetto ottengono? Uno dice: informare il cittadino, renderlo più consapevole e balle varie. Sbagliato.

La prova che non è così l’abbiamo avuta sotto gli occhi nei 3 anni in cui Brunetta è stato ministro. Dico, era finalmente spuntato sulla scena uno che voleva fare davvero tabula rasa dei parassiti, quindi mi sarei aspettato che le Iene e il popolo delle Iene, sempre a caccia di nuovi giustizieri, si schierassero in massa con lui. Che sostenessero la sua azione con una mega Ola da stadio, così forte da sospingere da sola i parassiti fuori dai posti dove rubano lo stipendio, anzi fuori dall’atmosfera e dalla stratosfera. Invece, niente. Anzi, dagli al nano malefico, colpevole prima di tutto di chiamare le cose con il loro nome: i parassiti, parassiti; i fannulloni, fannulloni; i precari furbi, precari furbi. Cosa assolutamente insopportabile per chi, sotto l’apparenza di una “scorrettezza” solo verbale, nasconde il più inossidabile “politically correct”. E allora vai di vittimismo, e vai di indignazione.

E così, torniamo alla domanda di partenza: qual è il senso? Per rispondere, basta vedere che cosa rimane sempre costante nell’atteggiamento delle Iene e del popolo delle Iene: l’indignazione. La Iena parla, lo spettatore si indigna. Eccolo qui, il senso: l’indignazione per l’indignazione. Ed eccolo qui, il cittadino “consapevole”: una scimmia inferocita, pronta a scattare ogni settimana per azzannare il malvagio di turno.

Una società libera, per migliorare, ha bisogno di fiducia e di tempo. Fiducia reciproca tra le persone, fiducia nelle istituzioni, fiducia nella politica. Un clima di sostanziale fiducia che si protrae nel tempo è il modo migliore per far germogliare idee, energie, entusiasmo. E anche per perseguire i criminali, naturalmente, ma senza acrimonia. E invece i sedicenti “migliori” non fanno altro che vellicarsi a vicenda gli istinti peggiori, sacrificando tutto quanto sull’altare di “Legge & Ordine”, riuscendo così nel miracolo estetico di dare una veste fighetta al peggio dell’antipolitica e del radicalismo di sinistra e di destra. Diffondono sfiducia, sospetto, indignazione; sognano un’Italia trasformata in un tribunale permanente, un paese di ispettori fiscali e di delatori. Bella roba.