ACAB. L’epica più stronza della storia

Se uno fa un film e lo intitola ACAB, cioè All Cops Are Bastards, cioè “tutti i poliziotti sono bastardi”; se cavalca quell’epica da stronzi che fa un torto morale e letterario al creatore di Moby Dick e al celebere capitano nemico mortale della balena bianca; se in conferenza stampa mette le mani avanti e dice che il suo film, per carità, “non intende mettere sul banco degli imputati la polizia” (e questa excusatio non petita non ci insospettisce, nooo); se i suoi poliziotti sono “di estrazione fascista”; se la sua è una “società malata” e se il suo è un “sistema impazzito”; se poi è capace di fare incazzare perfino quelli a cui vorrebbe lisciare il pelo, quelli che amano coltivarsi giorno dopo giorno il loro odio universale e istigarsi già da soli alla guerriglia urbana, senza bisogno di farci sopra un film; e se questi bellimbusti vanno alla presentazione del film, come è successo, armati e incazzati come piace al regista, ma questa volta ce l’hanno proprio con lui, perché si sentono scippati del copyright sull’odio; insomma, se a questo punto il regista si caga addosso, che fa? Chiama la polizia? Il rischio è che trovi occupato. Perché bastardi sicuramente sì, ma fessi magari no.

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Non previdero il terremoto. Indagati Bertolaso e il mago Otelma

Qualche mese fa i nostri zelanti magistrati misero sotto inchiesta per omicidio e disastro colposo* un’intera commissione di esperti per non aver previsto il terremoto in Abruzzo. Previsione assolutamente impossibile, e lo dice la scienza, non quel pirla di vincenzillo. Ma sono dettagli. Che cos’è la scienza, di fronte al potere inquisitorio del Sommo Magistrato? Oggi viene indagato anche Bertolaso, sempre per omicidio*. E, ciliegina sulla torta, su cosa è basata l’accusa? Sulle intercettazioni pubblicate illegalmente da uno dei giornali di riferimento dei magistrati, Repubblica (qui). Dove naturalmente sono lì che si fregano le mani per la soddisfazione. Oh, divino Otelma, tieni gli occhi aperti – compreso il terzo – che tra poco vengono a prendere anche te!

*Upgrade 26-1-12, h. 15.27

Naufragio del Giglio. La prudenza e il linciaggio

Si chiama prudenza, ed è una delle quattro virtù cardinali. Perché parlo di prudenza? Perché di fronte all’orrendo linciaggio del capitano Schettino, mi tornano in mente le considerazioni che ho fatto quasi subito, tra me e me, man mano che arrivavano le notizie sulla tragedia e sull’errore fatale. Considerazioni di puro buon senso. Di prudenza.

Sentivo i naufraghi lamentarsi che l’ordine di calare le scialuppe era stato dato troppo tardi, e mi dicevo: forse un motivo c’è. Guardavo le immagini della nave fatta arenare appositamente, e mi dicevo: forse un motivo c’è. Guardavo le ricostruzioni di quella traiettoria “a uncino” e mi dicevo: forse un motivo c’è. In tv, sui giornali e su facebook, invece, c’era solo gente che urlava scandalizzata, magistrati che puntavano il dito, giornalisti indignati, commenti di fuoco, insulti, e vai di indegnità, viltà, incapacità. Un unico urlo belluino. E anche mentre ascoltavo questo urlo tribale collettivo mi dicevo: ci sarà un motivo.

Oggi ci sono delle risposte in più. Cose che bisogna leggere, per capire. Per farsi un’idea. E, dopo, giudicare. Per esempio, Carlo Panella sul Foglio scrive:

Dopo l’urto, la Concordia, con il timone fuori uso e i motori in panne, ha un abbrivio di circa un miglio verso il largo, dove l’acqua è profonda 200 metri. E imbarca acqua a tonnellate, come viene riferito a Schettino, che capisce che se dà in quel momento l’ordine di abbandonare la nave, a un miglio dalla costa, rischia di vedere la Concordia inabissarsi in acque profonde ben prima che le migliaia di passeggeri e membri dell’equipaggio possano salire sulle scialuppe.

Poi descrive anche la manovra “geniale” con cui riesce a tornare indietro e a farla arenare sullo scoglio, salvando centinaia di vite. Commento:

Tutto questo è subito chiaro a chi sa un briciolo di mare. Ma viene taciuto da chi inizia la bagarre sulla viltà di capitan Schettino, con la capitaneria di porto di Livorno che dà in pasto alle belve la conversazione tra lui e il capitano De Falco, e la procura di Grosseto che soffia sul fuoco sull’infamia del disgraziato.

Insomma, io capisco il panico di chi era sulla nave. Ma oggi va ribadito che in quei momenti il capitano stava facendo la cosa giusta. Detto questo, che dire di tutti gli altri? Perché i magistrati non aspettano di sapere meglio le cose? Perché i giornalisti non aspettano di sapere meglio le cose? Perché la gente comune non aspetta di sapere meglio le cose? Ora che si sanno, mi aspetto una pioggia di servizi, articoli, puntate, commenti ispirati dalla prudenza. Ma ho come il dubbio che non li vedrò.

Test per olgettine

Dopo essere stata sputtanata in lungo e in largo senza pietà, contro chi ti costituisci parte civile al processo?

A) Contro quel signore anziano, ricco e potente che ti ha regalato il privilegio di fare la mantenuta, con una casa e dei soldi, perché sei una ragazza bella e disponibile.

B) Contro quei magistrati che, per puro senso del dovere, ti hanno dato della volgare prostituta in tribunale.

C) Contro quei giornalisti che, per puro senso del dovere, ti hanno dato della volgare prostituta su tutti i media.

D) Contro quei magistrati e contro quei giornalisti che oggi hanno il potere di farti apparire come una povera vittima.

(Sullo stesso tema, vedi anche l’esclusiva e straziante testimonianza dell’olgettina da me pubblicata a novembre scorso (qui)).

La zelante sciatteria del boia

Non ne posso più di vedere in tutti i tg le immagini con il comandante Schettino in manette. E’ davvero necessario riproporle? Ed era davvero necessario mettergliele, le manette? E perché ho la sensazione che né i procuratori né i giornalisti si facciano mai domande del genere? Il potere delle immagini tv mi fa impressione. Lo zelo dei procuratori mi fa cagare. La sciatteria dei giornalisti, pure.

La solita tribù e il solito capro espiatorio

Riassumendo: chi sapeva degli “inchini” che le navi facevano davanti a certe località? Costa Crociere sapeva, la Capitaneria di Livorno sapeva, l’ufficiale De Falco sapeva. Insomma, tutti sapevano: armatori, dirigenti, amministratori, ufficiali che registrano le telefonate, tutti. Eppure, chissà perché, alla fine lo stronzo è solo e soltanto uno. La cazzata più grossa viene usata per cancellare tutte le altre responsabilità, tutta la fitta rete di connivenze, reticenze, inadempienze. Oppure per sfogare le proprie frustrazioni. Oppure per farsi belli.

Ma guardiamo anche chi è che lavora alacremente a questa rimozione delle responsabilità, a questo lavacro della coscienza individuale e “collettiva”. A ben vedere, proprio quelli si riempiono la bocca con la verità, la responsabilità, la giustizia, e poi, ogni volta, non fanno altro che alimentare il linciaggio. Anche questa volta, la parte del leone la fanno gli zelanti giornalisti. Con l’aiuto dei loro amici procuratori, che si sono distinti per il loro senso di umanità. Poteva poi mancare la diffusione immediata delle telefonate? Per non dire dei meglio utenti facebook, i caproni 2.0, che sono già lì con forconi e ghigliottina. Perché lo fanno?

Per dimostrare che c’è anche un’Italia migliore, sana, con la coscienza pulita. E allora guardiamola bene, questa presunta “Italia migliore” e la sua logica. La logica del linciaggio. E’ una tribù che, per esorcizzare i suoi mali, trova sempre un capro espiatorio. In tutti gli ambiti, dalla politica alla marineria. La solita tribù, il solito capro espiatorio.

I danni dell’antifascismo in Italia

Ai tempi del liceo, quei venti anni fa, la mia anima era combattuta tra radicalismo e moderazione. Alle assemblee di istituto, tra un concerto e una chiacchiera, ascoltavo gente che prendeva il microfono per sbandierare ai quattro venti il suo antifascismo, puntando a conquistare la mia parte “radicale”, ma senza molto successo. Infatti, l’antifascismo a me suonava vecchio, cupo, in certi casi ipocrita, ma soprattutto falso. Falso come una moneta falsa, inservibile come un sesterzio fuori corso. Alimentava rancore e cupezza, vagheggiando implicitamente una qualche “rivoluzione” che avrebbe risolto tutto. Era uno sterile rinchiudersi nel passato, nella falsa purezza di una mitologica età dell’oro. Eppure, i meglio studenti “impegnati” mi dicevano che era l’unica via politica e culturale praticabile, l’unica che ti teneva al riparo dalle etichette infamanti: “fascista”, “capitalista”, “papista”. Ma allora, perché il mio istinto mi diceva di non fidarmi?

Un altro elemento strano era che, per quel poco che ne sapevo, negli altri paesi europei non era come da noi. A certi paesi, storicamente, era andata peggio che a noi, perché oltre al totalitarismo si erano beccati anche l’umiliazione della sconfitta. Da noi, invece, questa sconfitta non si percepiva. Ma allora, perché nella cultura e nella politica dei paesi a cui era andata peggio che a noi, non c’era più un clima tanto greve e cupo, come da noi? Col tempo l’ho capito: proprio perché da noi in troppi si illusero di avere vinto la guerra. Quindi non affrontarono mai la sconfitta, bensì la sublimarono. La addossarono agli “altri”, ai “peggiori”, nel patetico tentativo di uscirne puliti. Sì, più ci penso, più mi convinco che quell’antifascismo sia la vera origine storica, la causa più profonda e più tenace, di tante nostre sventure politiche, dagli anni di piombo a ciò che è accaduto dal crollo del muro in avanti. Soprattutto, è il motivo dei motivi, per spiegare la mancanza di una politica forte e “credibile”, per usare la parola tanto amata dai meglio commentatori quando c’era B. Commentatori i quali, naturalmente, non ci hanno mai capito una fava, né di B né della storia del dopoguerra.

Riflessioni stimolate dall’articolo di oggi di zamax (qui). Per un’idea dei danni anche sulle ultime generazioni, mio post sui nostri giovani disperati (qui).