Naufragio del Giglio. La prudenza e il linciaggio

Si chiama prudenza, ed è una delle quattro virtù cardinali. Perché parlo di prudenza? Perché di fronte all’orrendo linciaggio del capitano Schettino, mi tornano in mente le considerazioni che ho fatto quasi subito, tra me e me, man mano che arrivavano le notizie sulla tragedia e sull’errore fatale. Considerazioni di puro buon senso. Di prudenza.

Sentivo i naufraghi lamentarsi che l’ordine di calare le scialuppe era stato dato troppo tardi, e mi dicevo: forse un motivo c’è. Guardavo le immagini della nave fatta arenare appositamente, e mi dicevo: forse un motivo c’è. Guardavo le ricostruzioni di quella traiettoria “a uncino” e mi dicevo: forse un motivo c’è. In tv, sui giornali e su facebook, invece, c’era solo gente che urlava scandalizzata, magistrati che puntavano il dito, giornalisti indignati, commenti di fuoco, insulti, e vai di indegnità, viltà, incapacità. Un unico urlo belluino. E anche mentre ascoltavo questo urlo tribale collettivo mi dicevo: ci sarà un motivo.

Oggi ci sono delle risposte in più. Cose che bisogna leggere, per capire. Per farsi un’idea. E, dopo, giudicare. Per esempio, Carlo Panella sul Foglio scrive:

Dopo l’urto, la Concordia, con il timone fuori uso e i motori in panne, ha un abbrivio di circa un miglio verso il largo, dove l’acqua è profonda 200 metri. E imbarca acqua a tonnellate, come viene riferito a Schettino, che capisce che se dà in quel momento l’ordine di abbandonare la nave, a un miglio dalla costa, rischia di vedere la Concordia inabissarsi in acque profonde ben prima che le migliaia di passeggeri e membri dell’equipaggio possano salire sulle scialuppe.

Poi descrive anche la manovra “geniale” con cui riesce a tornare indietro e a farla arenare sullo scoglio, salvando centinaia di vite. Commento:

Tutto questo è subito chiaro a chi sa un briciolo di mare. Ma viene taciuto da chi inizia la bagarre sulla viltà di capitan Schettino, con la capitaneria di porto di Livorno che dà in pasto alle belve la conversazione tra lui e il capitano De Falco, e la procura di Grosseto che soffia sul fuoco sull’infamia del disgraziato.

Insomma, io capisco il panico di chi era sulla nave. Ma oggi va ribadito che in quei momenti il capitano stava facendo la cosa giusta. Detto questo, che dire di tutti gli altri? Perché i magistrati non aspettano di sapere meglio le cose? Perché i giornalisti non aspettano di sapere meglio le cose? Perché la gente comune non aspetta di sapere meglio le cose? Ora che si sanno, mi aspetto una pioggia di servizi, articoli, puntate, commenti ispirati dalla prudenza. Ma ho come il dubbio che non li vedrò.

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8 commenti su “Naufragio del Giglio. La prudenza e il linciaggio

  1. Anonimo ha detto:

    Taciuto? Cose simili sono comparse subito, la sera stessa. Poi ha cominciato a circolare la notizia che il comandante aveva abbandonato la nave, poi si è capito che qualcosa non funzionava nella meccanica dell’incidente, poi sono state rese pubbliche le comunicazioni con De Falco. Ora, la cosa più ragionevole sarebbe attendere il risultato dell’inchiesta prima di dare la croce addosso a qualcuno, fosse pure un comandante di nave improvvido e pusillanime. Ma il mondo dell’informazione non funziona così. Non ha MAI funzionato così. Ogni volta che sono stato testimone di un evento (fosse stato pure una partita di calcio) ho sempre trovato una spaventosa distanza fra la realtà dei fatti e l’uso mediatico che di questi si faceva. Di che cosa ti stupisci, che cosa ti immagini di poter pretendere, perché ti appassioni tanto?
    Ferro

  2. vincenzillo ha detto:

    Ferro, “Taciuto? Cose simili sono comparse subito, la sera stessa.”

    Certo che sì. Ma con quale peso? Sii sincero: che importanza gli è stata data, sia da chi ha la grande responsabilità di fare informazione, sia dai linciatori comuni?

    “Ma il mondo dell’informazione non funziona così. Non ha MAI funzionato così. (…) Di che cosa ti stupisci, che cosa ti immagini di poter pretendere, perché ti appassioni tanto?”

    Mi appassiono tanto perché c’è in ballo il destino di una persona. E nello stesso tempo il senso della giustizia. Quell’uomo con la sua cazzata ha determinato la morte di alcune persone. Ha fatto una cosa molto grave. E come reagisce la società a questo? Invece di applicare una sana prudenza, ecco che una bella fetta di società si comporta esattamente come una tribù di trogloditi assetati di sangue. Compresi i magistrati, con tutto il potere che hanno. E compresi i giornalisti, con tutto il potere che hanno. Questo spettacolo mi ripugna.

    (Se poi ci metti anche che quella schifosa tribù coincide con quella parte della società che vede se stessa come la più evoluta, e che come tale viene accreditata, e che invece si comporta così ogni volta, la cosa diventa grottesca.)

  3. Pietro ha detto:

    Ritorno a farti notare un particolare, che l’infamia di schettino era SOLO nel fatto che una volta arenata la nave lui sia stato IL PRIMO ad abbandonare la nave.
    Il resto è assolutamente secondario, era suo dovere rimanere sulla nave e scendere per ultimo, e lui non l’ha fatto, quindi dire che stava facendo la cosa giusta è una stupidaggine, anche se prima di arenare la nave si è comportato perfettamente questo non giustifica minimamente la furbata di scappare per primo….

  4. Pietro ha detto:

    In effetti poi dato che le correnti che ci sono presso l’isola del giglio sarebbero più che sufficenti a spiegare la traiettria di una nave fuori controllo anche chi dice “in quei momenti il capitano stava facendo la cosa giusta” lo fa in base ad un suo pregiudizio che finora non ha nessun fondamento concreto, e non mi sembra un atteggiamento molto prudente.
    Se bisogna aspettare dati concreti prima di accusare schettino credo che anche santificarlo in base a traballanti ricostruzioni di comodo potrebbe rivelarsi poco consigliabile.
    Allora su questo aspetto aspettiamo le registrazioni delle manovre fatte effettivamente dal capitano e gli ordini effettivamenti dati da lui personalmente.
    Anche perchè il 99% delle persone salvate lo devono a quei sottoposti che si sono ammutinati e si sono rifiutati di scappare col capitano.

  5. vincenzillo ha detto:

    pietro, “Se bisogna aspettare dati concreti prima di accusare schettino credo che anche santificarlo in base a traballanti ricostruzioni di comodo potrebbe rivelarsi poco consigliabile.”

    Non “aspettare dati concreti”, che chissà quando arrivano, bensì usare buon senso e prudenza fin dal primo istante. Non “accusare”, bensì metterlo alla gogna con la bava alla bocca. Non “santificarlo” ma, appunto, non metterlo alla gogna.

  6. Pasquale Curatola ha detto:

    Sono d’accordo con Pietro, pur con le dovute perplessità verso i numerosi specialisti improvvisati.

  7. vincenzillo ha detto:

    pasquale, “pur con le dovute perplessità verso i numerosi specialisti improvvisati.”

    Siamo un popolo di navigatori, no? Ma anche quanto a eroi non scherziamo, almeno a parole.

    Poi, però, c’è da fare una riflessione ancora più profonda: ma siamo davvero sicuri che, per giudicare una persona, il criterio giusto sia pensare a quello che avremmo fatto noi al suo posto? Io non ne sono affatto sicuro.

  8. […] una manciata di metri. Chi l’avrebbe mai detto? Io. A poche ore dal naufragio (qui) e poi anche (qui) e […]

Per 6 mesi questo blog assume la presidenza dell'Ue. Sono ammessi solo commenti sinceramente europeisti

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