“Sullo spread avevi ragione tu”

Ah, quanto è bello avere ragione. Sentirselo dire, poi, è ancora meglio. Stamattina, un collega di sinistra che non vedevo da dicembre mi è venuto a dire: “Sullo spread, avevi ragione tu”. Ahhh, che bella soddisfazione. E giù il cappello per l’onestà intellettuale. Sento già l’obiezione degli spiriti nobili: qui siamo tutti nella merda e tu gioisci? Ebbene, per un momento, sì. Per egoismo, sì. Perché negarlo? Non sono mica come voialtri spiriti nobili, io. Io, in tutti questi anni, non ho abusato di quel vostro ridicolo tono grave e ultimativo per sbattere in faccia a quelli come me, anche su questo blog, tante belle parole come “responsabilità”. Ora, finalmente, si vede qual è la verità: Berlusconi dimettendosi ha compiuto un gesto di responsabilità. Che dire, invece, di voi e di tutte quelle carrettate di esperti, di politici, di economisti, di giornalisti, di leader di confindustria, di conduttori, che per spingerlo a dimettersi hanno usato lo spread come una clava, e che oggi fanno finta di niente? Lo spread è lì come due mesi fa, ma loro lo imboscano, lo mettono tra parentesi, lo citano solo nei momenti in cui scende, per i capricci degli dei, o comunque per fattori enormemente più grandi di Monti. E di Berlusconi. Che aspettano ad ammettere l’errore? Giuliano Ferrara oggi sul Foglio glielo chiede, molto utopisticamente. Ma è difficile, eh? Vi brucia il culetto, eh? Ecco, è proprio per liberarmi di quel vostro peso, di quel vostro ridicolo spirito di gravità, che mi voglio godere questo piccolo momento, alla faccia vostra, almeno per oggi. Ahhh che bello avere ragione.

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7 commenti su ““Sullo spread avevi ragione tu”

  1. Pietro ha detto:

    Io gioisco perchè quella parte di risparmi che avevo lasciato in titoli di stato con una scadenza massima di 5 anni hanno già recuperato un parte significativa della perdita di valore che c’era stata con Berlusconi al governo per esempio un btp con scadenza 2017 e cedola del 5,25% valeva 106 ad aprile, 90 a fine novembre e adesso vale 95, e questo recupero c’è stato solo per i titoli di stato italiani, evidentemente la situazione è abbastanza brutta da far considerare rischiosi i titoli decennali, ma quando c’era Berlusconi erano considerati altrettanto rischiosi i titoli con scadenze di 2 anni ( ed era ESATTAMENTE quello che era successo alla Grecia poco prima del crack ), insomma la differenza tra prima e adesso sta nel fatto che prima gli investitori si chiedevano se con SIlvio al governo l’Italia sarebbe sopravvissuta 2 anni , adesso ci si chiede se sopravviverà 10 anni.
    Cioè siamo ancora nella merda, ma prima arrivava alle orecchie adesso solo alle spalle, qualche differenza c’è, sia pure poca, ma quando ti arriva alle orecchie hai qualche problema respiratorio.

  2. Anonimo ha detto:

    Infatti le aste dei titoli a breve vanno bene. E’ il mercato secondario pluriennale che continua a far paura. Perche’ non c’e’ nessuna certezza che in futuro la barra verrà mantenuta nella direzione attuale. Ma è un po’ un dialogo tra sordi. Continuiamo a gridarci l’un l’altro nelle orecchie che stiamo andando a pescare e a dolerci che l’altro non venga.
    Ferro

  3. vincenzillo ha detto:

    ferro, “non c’e’ nessuna certezza che in futuro la barra verrà mantenuta nella direzione attuale.”

    Io vedo solo due opzioni possibili, per noi semplici cittadini: o diamo più forza e più fiducia alla politica, o diamo direttamente le chiavi a Monti e ce ne andiamo tutti al mare. Io, va da sé, preferisco la prima, e già da prima di Monti.

  4. Anonimo ha detto:

    “Io vedo solo due opzioni possibili, per noi semplici cittadini: o diamo più forza e più fiducia alla politica, o diamo direttamente le chiavi a Monti e ce ne andiamo tutti al mare. Io, va da sé, preferisco la prima, e già da prima di Monti.”

    Il dialogo è impossibile, come ti ho detto prima, proprio perché il focus viene posto da te in un modo che a me pare irrilevante, marginale, inconsistente.

    Potrei dirti che non c’e’ nulla di impolitico, di apolitico o di antipolitico in Monti (tantomeno di antidemocratico, quale che sia il valore che attribuiamo al termine democrazia), né il curriculum del premier né il comportamento della maggioranza che lo sostiene.

    La contrapposizione politica / antipolitica che si tenta poi di tradurre in democrazia / antidemocrazia è funzionale a una parte politica che sta cercando di costruire il proprio futuro (o di evitare che venga definitivamente archiviato) (sincerità per sincerità: la tua parte politica) e che – a sua volta – si è presentata a suo tempo come campione dell’antipolitica (categoria buona per tutte le stagioni).

    La politica è un’altra cosa. Vedendo su Rai Storia un ritratto bello e documentato di Amintore Fanfani non ho potuto fare a meno di confrontarlo con lo spettacolo che ci è stato offerto in questi anni – e che promette di non esserci risparmiato nemmeno in futuro quando Monti sarà archiviato.

    Se ti capita dagli un’occhiata: è molto interessante. Parla di un’epoca della quale non puoi avere avuto diretta esperienza e che a me sembra – al netto della nostalgia dell’infanzia e della giovinezza – infinitamente più dignitosa di questa.

    Tra parentesi vai un po’ vedere quanto ci mise a dimettersi e perché lo fece nei primi giorni del 1965.

    ferro

  5. vincenzillo ha detto:

    ferro, “Il dialogo è impossibile, come ti ho detto prima, proprio perché il focus viene posto da te in un modo che a me pare irrilevante, marginale, inconsistente.”

    La stessa cosa penso io di come poni la questione tu. Troppa gravità, troppo moralismo, troppo intellettualismo, troppa nostalgia, per afferrare la questione politica e culturale di fondo. Che è molto più semplice di quanto pensi. (E non è un caso, per me, la tua totale incomprensione del significato di B dentro quel quadro.)

    “La politica è un’altra cosa. Vedendo su Rai Storia un ritratto bello e documentato di Amintore Fanfani non ho potuto fare a meno di confrontarlo con lo spettacolo che ci è stato offerto in questi anni – e che promette di non esserci risparmiato nemmeno in futuro quando Monti sarà archiviato.”

    Vedi, questo mix letale di nostalgia, moralismo e pessimismo finisce dritto dritto a lavorare per la seconda opzione: “diamo direttamente le chiavi a Monti e ce ne andiamo tutti al mare.”

  6. Anonimo ha detto:

    La nostalgia non c’entra. C’entrano altre cose (alle quali sei sordo). A Monti le chiavi le ha date il governo che lo ha preceduto. Non solo per il suo percorso (di gran lunga il più disastroso della storia), ma anche per la legge elettorale che quella stessa maggioranza varò a fine 2006 e per l’incredibile incapacità di fare la politica che la caratterizza. Come ti dissi tempo fa il governo “tecnico” era l’unico esito possibile di questo percorso. Facilissima profezia. E il cuore di quella maggioranza è decisivo per sostenere questa.

    Se al posto di moralismo metti etica a pessimismo sostituisci realismo e credibilità viene fuori un mix migliore di quello che presumi di vedere.

    Comunque adesso Monti procederà ancora per un anno in questa direzione e cambierà molte cose (in meglio? Se devo giudicare dalla data presunta della mia pensione mi posso permettere dei dubbi e – allora sì! – parecchia nostalgia).

    Poi si tornerà a votare e lì vedremo che cosa verrà fuori (e con che legge elettorale si voterà).

    Probabilmente ricominceremo a navigare al buio.

    In bocca al lupo

    Ferro

    PS. Comunque quei pezzi su Fanfani te li consiglio. Tra l’altro era cattolico, sai. E molto tentato dal populismo

  7. vincenzillo ha detto:

    ferro, “A Monti le chiavi le ha date il governo che lo ha preceduto.”

    Vedi, tu pensi troppo in termini di governi, maggioranze, leggi elettorali. Invece, per me, per capire bisogna sempre guardare al quadro politico più ampio, in cui inserire sia Monti, sia B, sia il passaggio dall’uno all’altro, le leggi elettorali, le eventuali riforme etc etc, nonché il ruolo dei nostri fantastici media e delle nostre eccellentissime parti sociali (escludo l’estero per semplicità). Questo quadro più ampio lo si può vedere come la “maturazione” della nostra politica dopo un infinito dopoguerra che l’ha tenuta in stato di “minorità”. Stadio finale, bipolarismo: due opzioni politiche chiare e moderne; radicate nella società; chi vince governa, chi perde aspetta il suo turno. Ma questa maturazione non può venire da nessuna riforma di palazzo, di nessun tipo. Ci vuole il suo tempo, signora mia. E tutto deve partire dalle urne. Questo, per me, è il flusso da tenere d’occhio, il quadro in cui inserire ogni cosa. Altrimenti, ecco il moralismo, il giustizialismo, il tutto e subito, la “democrazia incompiuta”, il “salvatore della patria”, il “traditore della patria”… insomma quella malapianta che viene chiamata “radicalismo di massa”. Pussa via! Capisco che voi piemontesi l’azionismo ce l’avete nel sangue come il Barolo, però, suvvia, sarebbe ora di chiudere baracca e burattini e aprire al futuro, neh.

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