Quanto è "facile" diffondere il panico

Prima pagina del Corriere:

Licenziamenti facili, è scontro.

(Qui). Lo stesso titolo, oggi, lo trovate su Manifesto, Unità, Repubblica. Scommetto un milione di euro che stasera sarà un titolone anche dei tg. Ma è falso. I "licenziamenti facili" sono solo una colossale menzogna. O una colossale sciatteria. O tutte e due. Chi ha ancora un minimo di testa sa che la vera materia del contendere è il lavoro, la riforma del mercato del lavoro, in particolare le regole per i licenziamenti, che il governo ha promesso all'Europa di modificare in senso più liberale. Definirli "facili" significa fare una distorsione ideologica. Non mettere nemmeno le virgolette, né su "facili", né su "licenziamenti facili", significa dare i licenziamenti come vero scopo del governo. Spacciare un'interpretazione ideologica per una realtà di fatto. Va bene il Manifesto, che è comunista e si sa, ma anche l'Unità, giornale del più grande partito di sinistra, e i primi due giornali d'Italia, Repubblica e Corriere, giornali della borghesia illuminata. Ma la cosa più grave è che gli illustri giornalisti fingano di ignorare che fare un titolo così nel nostro paese, dove il lavoro è da decenni un tabù, e la gente ci è già morta, significa creare e diffondere il panico. E infatti, la Cgil minaccia già la rivolta. Ottimo lavoro, ragazzi.

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Massimo Moratti: lo squallore di un uomo di classe

Gli interisti si piangevano addosso perfino quando vincevano a mani basse col Barcellona. Figurarsi oggi, che fanno una fatica del diavolo a pareggiare con l'Atalanta. Il loro presidente, Massimo Moratti, indica la linea: "Inutile essere preoccupati perchè tanto ormai è successo. L'arbitro di ieri è un bravissimo direttore di gara e quella di ieri è stata una casualità. Certo è che una casualità per cinque volte di seguito dà fastidio". Che è come dire: non recrimino, e infatti recrimino. A proposito di casualità: casualmente, molto casualmente, questa accusa agli arbitri arriva tre giorni prima di Inter-Juve. Come a dire: arbitro, pensaci bene, te capì? Lo squallore di un uomo di classe.