L'Italia è credibile, quindi va commissariata. Parola del Corriere

"L'Italia non è la grecia. È la settima economia al mondo, la seconda industria manifatturiera d'Europa. Ha più patrimonio che debiti. È ricca il doppio della Spagna. È perfettamente solvibile."

Chi lo dice? Prima di scoprirlo, soffermiamoci bene, ma bene, ma bene, sulle parole.

"L'Italia non è la Grecia".

"Più patrimonio che debiti".

"Ricca il doppio della Spagna".

"Perfettamente solvibile".

Vi sembra la descrizione di un paese allo sfascio, sull'orlo del baratro, abisso, apocalisse, diluvio universale? A me, no. Ma si sa, io sono solo un berlusconiano. A Silvio Berlusconi, nemmeno. Ma si sa, lui mente per rimanere attaccato alla sua schifosa poltrona. E a Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, invece? Nemmeno a lui, evidentemente, perché è lui a dirlo. Mente anche lui? Ripeto: Ferruccio De Bortoli, direttore di uno dei due giornaloni che da mesi e mesi è il portabandiera dello sfascio, abisso, baratro e compagnia bella.
A questo punto, bisogna farsi un bel po' di domande.
La prima: ma perché a questa analisi non segue un chiaro e forte vaffa a tutti i catastrofisti d'Italia e del mondo, ai risolini di Sarkozy, alle paginate dell'Economist? E, contestualmente, le umili scuse a Silvio Berlusconi, tipo: signor presidente del consiglio, lei ha sempre avuto ragione e ci ha sempre detto la verità sul punto fondamentale.
Seconda domanda: ma perché a questa analisi non segue un bel serriamo le fila, una sana pressione del Corriere sul governo, mettendoci la faccia per chiedergli o riforme in senso liberale o riforme in senso socialista. Esporsi in senso socialista vorrebbe dire un bel vaffa a tutti i liberali, ben pochi. Viceversa, esporsi in senso liberale vorrebbe dire un bel vaffa a tutti gli antiliberali: Pd, Lega, Cgil, Indignados. Ma ci vuole troppo coraggio.
Terza domanda: ma perché, invece, si continua con la buffonata che non siamo credibili? Un paese nelle condizioni appena descritte è credibile. Punto e basta. Un media importante e (a suo dire) responsabile come il Corriere dovrebbe battersi a spada tratta per far capire a tutti, dentro e fuori dall'Italia, che l'Italia è credibile proprio perché in realtà non sta poi così male. E che, di conseguenza, tutto l'accanimento contro il suo presidente del consiglio è puro fumo negli occhi. Ma, anche qui, troppo coraggio.
Ecco, invece, come continua il desolante, ipocrita pistolotto del direttore del Corriere:
"Esiste in Europa, piaccia o no (a noi non piace perché vi vediamo anche un pregiudizio anti-italiano) un problema legato alla persona del premier, più che al governo. E la colpa è solo sua."
Certo, certo, direttore, è solo lì, il problema. Ma anche ammesso e non concesso, allora che si fa?
"Una proposta utile potrebbe essere quella di considerare il «pacchetto Europa» di un eventuale nuovo esecutivo come un programma bipartisan, aperto al contributo e al voto di tutti."
La grande ammucchiata. Su programma redatto in ciclostile direttamente dalla Bce?
"Un'opposizione responsabile, se si trovasse al governo, non potrebbe fare diversamente su molti temi oggi in discussione. E non avrebbe più l'alibi della presenza ingombrante di Berlusconi. Ma a giudicare dalle dichiarazioni di queste ore, sembrano prevalere populismo e opportunismo."
Quindi, nemmeno l'opposizione ce la può fare. E allora? Allora, gran finale:
"Le malattie italiane sono tante, purtroppo."
Embé? Il nulla. Quindi, tirando le fila, per De Bortoli l'Italia va da schifo. Anzi, no, va relativamente bene. Il vero problema è solo Berlusconi. Anzi, no, è tutta la politica. L'Italia, quindi, la facciamo governare direttamente dai banchieri dalla Bce?
Ciliegina finale, il titolo: "Mettere il paese davanti a tutto". Cioè: il paese davanti, e dietro tutti quanti.

Leggere per credere (qui).
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17 commenti su “L'Italia è credibile, quindi va commissariata. Parola del Corriere

  1. anonimo ha detto:

    Ciao Vinz, Ivan.
    Ogni tanto buttoun occhio, come sai.
    Io credo il paese vada male, ma lasciamo stare un attimo B.
    B ha un sacco di colpe, ma il cancro italiano è doversi sempre ridurre all'ultimo minuto a fare qualsiasi cosa. Che sia B adesso frustato dall'Europa, che sia Prodi lo scorso decennio e che in Europa voleva rimanere. E che ci ha tassati per farlo. Senza restituirci i soldi, al solito.
    Indi il cancro è il sistema mentale della classe dirigente italica, dx o sin, che non lascia spazio a nuove energie e ai giovani che potrebbero propalarle.
    Ma torniamo al tuo punto sulla salute dell'Italia. Ieri ho passato gran parte della giornata alla tavola rotonda unicredit sull'analisi della cina, e sul sostegno alle imprese che lì vogliono andare. 9:30 am, 5pm. Basterebbe che tu facessi un salto in una di queste sedi, dove confindustria, i sindacati e la politica non sono coinvolte e per nulla richieste, per capire perchè e quanto l'italia è malata. L'Italia che lavora è in crisi vera, non ci sono più soldi in cassa nè è possibile crescere con innovazione & ricerca. Si cercano disperatamente modi (consorzi, banche che finanzino, progetti più o meno rischiosi) per stare a galla, ma la lotta è impari in un sistema globale dove vince chi fa sistema. E l'Italia sistema non l'ha MAI fatto. Se tu andassi a una fiera qualsiasi all'estero vedresti blocchi di tedeschi, di francesi, sostenuti da banche, distretti, governi, ministeri. Da noi sempre il nulla più totale; anzi, la derisione che sempre accompagna le nostre politiche maccheroniche.
    sai quanti argentieri esistevano 10 anni fa, esempio che mi è vicino? Solo registrati in associazione, 120. Ora ce ne sono 3.
    Credimi, l'italia sta male e non ha ancora tirato fuori soluzioni per salvarsi da un debito enorme e che ingigantisce, sorretto da lavoratori dipendenti e pensionati. Dove vuoi che si vada con lo 0,5% di crescita?
    E aggiungo, la nostra occupazione, se pur migliore di altre economie europee, come dice giannino è fatta in gran parte da una pletora di avvocatucci e badanti, che certo non possono spingere allo sviluppo di un paese.
    Come credo tu percepisca non sono qui polemico con B o chicchessia, sto cercando di ragionare, e cercando di dirti che l'italia è messa male, che tu lo voglia ammettere o no. Io viaggio la maggior parte del tempo, oltre a lavorare con le aziende di tutta europa ed asia, e il polso ce l'ho quindi ben evidente. Se non si avrà una discontinuità a breve, saremo inchiodati al declino che già viviamo da 10 anni. Perchè senza ricerca e università un paese resiste alcuni anni, sulle glorie di chi ha studiato prima, e poi soccombe quando finisce il carburante mentale. Punto e basta. Probabilmente nessuna rivoluzione, nessuna catastrofe; una semplice fuga di chi può, e un rinsecchimento del paese che rimarrà.

  2. anonimo ha detto:

    Caro Ivan, quando si dice il paese reale… 😦

    ferro

    (PS. fare sistema non è mai stato il nostro forte…)

  3. pierinolapeste ha detto:

    Tutte le volte che leggo "più patrimoni che debiti" e "perfettamente solvibile" senta puzza di soluzioni facili e indolori per i parassiti politici, dato che fingi di non sapere che considerare i patrimoni PRIVATI una garanzia dei debiti STATALI fatti dai politici è un ragionamento da dittatura comunista.
    Significa che la PROPRIETA'  PRIVATA può essere espropriata per pagare i debiti fatti dai politici.
    Il problema che per te è insignificante, ma per il tuo caro SIlvio è molto serio è che non importa assolutamente niente di quel che pensano i politicanti da strapazzo o i militanti col paraocchi, se chi ha i soldi non si fida a darli alllo stato italiano puoi fare tutti i bei discorsi che vuoi, ma alla fine il concetto è che NESSUNO crede alle palle dei politici italiani, l'Italia in sè è credibile ma la classe politica italiana se vuole continuare a fare stronzate non lo farà con i miei soldi….

    Credibilità è prendere impegni che si è in grado di portare a termine, e in questo il tuo caro silvio è un penoso fallimento.

    Che poi cacciare il silvio sia inutile se ci sono a destra e a sinistra troppe persone che danno più importanza alle idee fumose e ai programmi irrealizzabili che ai fatti e alla logica è un idea condivisibile, ma questo non giustifica gli imbecilli che pretendono di nascondere la testa sotto la sabbia perchè non hanno le palle per prendere decisioni che i politici di TUTTO l'occidente hanno già preso negli ultimi 10 anni.

    Quando la società per cui lavori avrà un calo di fatturato tale da decidere di lasciarti a casa sarà per te di ben poca consolazione l'ottimismo dei politicanti di professione………

  4. anonimo ha detto:

    Tutto condivisibile.

    Ad aggravare ulteriormente la nostra situazione è stata, soprattutto nell'ultimo anno, l'assenza di un governo, conclamata almeno a partire da settembre 2010.

    L'unica cosa buona che l'attuale presidente del consiglio potrebbe fare è quella che, inutilmente, gli viene consigliata da mesi: dimettersi, farsi da parte, "fare come Zapatero".

    Il fatto che tale (ipotetico) gesto non sia di per sé sufficiente a rimettere in sesto la baracca non significa che la prosecuzione dell'agonia di questo esecutivo da strapazzo non comporti comunque un danno ulteriore (e molto significativo).

    Ferro

  5. vincenzillo ha detto:

    ivan, mi sembra che il tuo punto sia: l'Italia va male, la classe dirigente è un cancro, ci vuole la crescita (e "ricerca", e "fare sistema", e "discontinuità" etc.). Poiché anch'io voglio ragionare senza sterili polemiche, ma anche senza indulgere al declino, ti dico subito con chiarezza che la questione, posta così, per me è talmente vaga e ambigua da risultare falsata. Mi spiego: tu citi alcune cose sicuramente vere e sicuramente dannose, ma se vogliamo che i nostri bei discorsi di politica arrivino da qualche parte, bisogna assolutamente evitare l'effetto Ballarò-Annozero etc, che è: ah, signora mia, c'è il declino, bisogna mandarli tutti a casa i politici. E per evitare questo, bisogna necessariamente cominciare facendosi le domande politiche giuste, e rispondendo ciascuno come crede, ma rispondendo in termini politici.
    Primo esempio. "Crescita". Da come la metti tu, pare quasi che per generarla basti un atto politico di una classe dirigente illuminata. Che faccia cose ovvie, che già tutti sanno, ma che nessuno vuole fare. Non è così, Ivan. Invece, bisogna chiedersi: in cosa cresciamo poco? E: perché là cresciamo poco? E quindi: di quale tipo di misure c'è bisogno: socialiste o liberali? E inoltre: come si crea la fiducia necessaria?
    Secondo esempio. "L'Italia va male". Eppure, gli argomenti portati da De Bortoli (non da me o da Silvio o da Prodi) dicono il contrario. E quindi? Quindi, cerchiamo di dirla bene, partendo proprio dagli imprenditori che citi tu. Così, la questione diventa: per molti imprenditori va male. Ora, la domanda diventa: perché per molti imprenditori va male? E poi: per quali? E quindi: di fronte ai tanti fattori internazionali e nazionali, che cosa è in potere di fare, un governo, per quegli imprenditori, a breve e a lungo termine? Cioè: di che tipo di misure hanno bisogno: socialiste o liberali?
    Ultimo esempio: "fare sistema", che traduco liberamente con "fare squadra". Tu rimpiangi che non si faccia. Anch'io. Ma chiediamoci seriamente perché. Altrimenti, anche qui, pare che la soluzione sia semplicissima, ovvia, ma i cattivi ignoranti poliici non la vogliano attuare. Non è affatto così.
    Stessa cosa per i "giovani" e per gli altri temi.
    Concludo, più in generale. Per me, il rapporto tra politica e società non è di male contro bene. Ma di battaglia dura fra interessi, idee, soluzioni. Se si ragiona bene e si fa politica così, allora si esce dalla solita trita retorica: un popolo di merda (o di poveri vessati), politici di merda (o politici illuminati), banche queste sconosciute, magistrati santi, media oggettivi. Balle. La società ha bisogno di verità e di fiducia, e sa riconoscerle, quando le vede.

  6. vincenzillo ha detto:

    pierinolapeste, "l'Italia in sè è credibile"

    Sono contento che lo dica anche tu. Ma allora, di che cosa stiamo parlando, da mesi e anni?

  7. vincenzillo ha detto:

    ferro, "Tutto condivisibile."

    Allora, anche che "l'Italia in sé è credibile". Ma allora, chiedo anche a te: di che cosa diavolo stiamo parlando da mesi e anni?

  8. anonimo ha detto:

    "L'Italia è in é credibile" si o no?

    Sì e, anche, no.

    Sì perché non siamo la Grecia ecc. ecc. meno per altre ragioni che mi pare siano state espresse nei commenti precedenti.

    Ci tornerò quando avrò un po' di fottuto tempo.

    ferro

  9. anonimo ha detto:

    Hai ragione, la mia risposta era vaga in certo senso, perchè gli argomenti sono tali e vasti che ci vorrebbe un libro, per cui ho solo buttato qualche frase qua e là. Ma se vogliamo rispondere per esempio alle tue domande, e premetto che per me non è questione di mandare a casa i politici, i politici ci saranno e dovranno esserci sempre, da quando l'uomo non può più mantenersi cacciando gli orsi nella tundra. La questione è semmai quali, politici, ma sai già come la penso sul fatto che quando un governo non governa, no matter what, deve andarsene a casa, altro che "restare per il bene del paese". Il bene del paese lo si fa governando, non resistendo.
    Anyway, alle tue domande:

    "Crescita". Da come la metti tu, pare quasi che per generarla basti un atto politico di una classe dirigente illuminata.

    No, i politici possono solo favorirla, ma non crearla. Basterebbe non mettessero i bastoni tra le ruote ad ogni passo.

    in cosa cresciamo poco? E: perché là cresciamo poco? E quindi: di quale tipo di misure c'è bisogno: socialiste o liberali? E inoltre: come si crea la fiducia necessaria?

    Cresciamo poco in ogni settore. Chi va bene, pochi, è di solito in settori protetti, anacronistici. Ma le barriere alla concorrenza i politici nostrani non le vogliono abbattere, non c'è santo. Di misure socialiste non ne abbiamo bisogno, semmai del contrario. Abbiamo bisogno della lotta vera all'evasione, abbiamo bisogno di un sostegno vero alle imprese, mirato a chi merita, gestito da chi sa, e non a pioggia per cattedrali nel deserto; abbiamo bisogno di una politica industriale che individui le priorità strategiche per il Paese, e che indirizzi i finanziamenti quindi solo in quei settori; abbiamo bisogno di tagliare la burocrazia e i balzelli, abbiamo bisogno di un sistema dei trasporti e telecomunicazioni che funzioni, abbiamo bisogno di investimenti pubblici mirati nella ricerca strategica, abbiamo bisogno della collaborazione tra università d'eccellenza e imprese, abbiamo bisogno di minori tasse alle imprese che non hanno più una lira da investire nello sviluppo, e bada bene che sono loro che possono far crescere il paese (ossia, battere l'evasione delle pizzerie e dei centri benessere va benissimo, ma quello che più conta è favorire le aziende che producono la vera ricchezza per un futuro). Se vuoi vado avanti con la lista delle azioni concrete, ne ho a bizzeffe, nessuna, dico nessuna, implementata da questo governo.

    fare sistema", che traduco liberamente con "fare squadra". Tu rimpiangi che non si faccia. Anch'io. Ma chiediamoci seriamente perché. Altrimenti, anche qui, pare che la soluzione sia semplicissima, ovvia, ma i cattivi ignoranti poliici non la vogliano attuare. Non è affatto così.

    I politici nostrani manco sanno cos'è fare squadra Vinz.. Si picchiamo tra di loro, vedi ieri, figurati se sanno cosa sia fare suadra per il paese. Se tu sentissi un console italiano parlare in inglese in una qualsiasi fiera rabbrividiresti, seguendo poi con lo sguardo la zoccola di turno che lo guarda estasiata. Soldi buttati, meritocrazia i-ne-sis-tente, parole al vento.

    La società ha bisogno di verità e di fiducia, e sa riconoscerle, quando le vede.

    Verissimo. Per quello me ne sono andato in svizzera. Tassazione al 20%, diritti rispettati, primo paese AL MONDO prima di Singapore per innovazione, servizi impeccabili, qualità e rispetto per la persona. Sarà un paese noioso, ma viva la noia da qui e in eterno.

  10. anonimo ha detto:

    Aggiungo una cosa, qui forse c’e’ una distorsione di fondo: io sono stato abituato dai ceffoni dei miei a confrontarmi da sempre con l’eccellenza, non con la mediocrita’. Traduco: l’italia non va certo male se paragonata al burundi. Tutti qui in media (in media……) abbiamo I soldi per una cena fuori alla settimana. Ma non e’ qui che io vorrei giocare, in serie C, io l’Italia la vorrei confrontarsi in serie A. Con I campioni. E li’ non ci siamo nemmeno col binocolo. Non solo, ma quello che preoccupa e’ la prospettiva: siamo in serie C ma puntiamo dritti alla D, non alla A. Questo e’ il punto. Anche in D non avremo problemi di pane e salame, ma e’ confortante? Per me no, e’ distillato di fallimento. Indi se vogliamo facciamo pure la ola al bicchiere mezzo pieno, finche’ non sara’ completamente vuoto.

  11. vincenzillo ha detto:

    ivan, "Hai ragione, la mia risposta era vaga in certo senso, perchè gli argomenti sono tali e vasti che ci vorrebbe un libro"

    Vero. E sono d'accordo con almeno l'80% della tua lista di idee politiche liberali sulle imprese. Quindi, siccome sarebbe stucchevole dirci solo quanto siamo belli e bravi io e te ad avere queste idee, ti propongo di proiettare queste idee nel quadro politico di oggi. Cioè: politica (compreso B), media, società. La domanda è: chi è che può portare avanti queste nostre belle idee, tenuto conto anche della gradualità con cui va realisticamente scardinato il sistema delle vecchie regole, privilegi etc? Come sai, da questo punto di vista per me la sinistra la si può tranquillamente buttare a mare (ieri a Bersani hanno chiesto che idee ha. Risposta: "prima cacciamo B, poi vedremo". Dai, ridicolo). Quindi, non resta che il centrodestra.
    Ebbene, prendiamo il tema caldo di oggi: le regole sui licenziamenti. Come reagisce il paese? Ti ricorderai che su questo tema, Confindustria, invece di aggrapparsi all'unico appiglio liberale della manovra (come ha fatto Marchionne), si posizionò a fianco della Cgil. Cgil. Oggi il Corriere in prima pagina dà per scontato che lo scopo del governo siano i "licenziamenti facili". Non li mette nemmeno tra virgolette. Li dà come realtà di fatto. Il Corriere, dico! (Manifesto, Unità e Repubblica pure).

    http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_27/berlusconi-sindacati-opposizione_a95b0668-0063-11e1-a50b-be6aa0df10bc.shtml

    E le minacce di rivolta della Cgil? Dai, questo non è soffiare sul fuoco, da parte del Corriere?
    Sempre sui licenziamenti, mio ricordo personale che ti riguarda. Una volta c'era una tua impiegata incapace e/o furba e/o sfaticata. Ricordo che a te, da imprenditore, piangeva il cuore licenziarla. Ma "sbloccare le cose" in alcuni casi significa anche licenziare. Da imprenditore, lo sai. O no? Ebbene, come vedi, oggi invece perfino la parte d'Italia che dice di volere cambiamenti come noi, in senso liberale, si guarda bene dal sostenere B e la sua destra, cioè la parte politica che è stata legittimata dal popolo e che è l'unica ragionevole possibilità di attuare quelle misure liberali, e che qualcosina ha già fatto, come sembra aver capito, ripeto, il solo Marchionne. Anzi, si allea con gli sfasciatutto anti-liberali.
    Creare fiducia, fare paese, essere liberali, per me oggi significa incalzare B sulle misure liberali, ma accettando serenamente che stia nel posto dove lo hanno messo gli elettori. E poi, casomai, che paghi gli errori e le inadempienze a fine mandato. Invece, chiedere che se ne vada significa fare squadra con gli antiliberali, sfasciare tutto, diffondere sfiducia.

  12. anonimo ha detto:

    Beh sono d'accordo su queste considerazioni, divergo al 50% però sulla soluzione. Ossia, chi è in grado di fare, e cosa? Bersani no, check. Vendola no, check. DiPietro no, check. Ma nemmeno Berlusconi Vincenzo. Nè esiste una fantomatica "destra". Esistono solo le persone.
    Berlusconi si è presentato 20 anni fa dichiarando di voler fare tutto quello che abbiamo scritto e molto di più. Non è riuscito a farlo, nè riuscirà quindi certo adesso, che è dimezzato. Sta spingendo per muovere qualcosa solo e solo perchè l'Europa ci sta sbattendo fuori dalla porta, e quindi siamo costretti; ma le cose fatte in questa maniera, da un uomo a fine corsa e sotto pressione/dettatura altrui, non hanno gambe molto lunghe. Queste riforme che certo la sinistra non farebbe, è necessario le faccia qualcuno che goda della piena fiducia del parlamento, e che sia autonomo dai poteri di confindustria, e slegato da pesanti conflitti d'interesse. A me va benissimo che sia uno di destra, figurati, mi sembra ben chiaro, in più come sai di sinistra non sono mai stato, se ha ancora senso parlare così. Ma il problema Berlusconi c'è e rimane, come un macigno, perchè è come l'uomo terrorizzato che davanti a un burrone (personale e politico) non si muove perchè ogni movimento potrebbe essere l'ultimo della sua vita. Non può essere lui, nella sua condizione, a rischiare il salto e tirarci fuori da qui.

  13. vincenzillo ha detto:

    ivan, "Beh sono d'accordo su queste considerazioni"

    Urca. Tra un po', allora, finirà che potrò appaltarti il blog! 🙂
    Tieni presente, comunque, che il lavoro è un argomento centrale, centralissimo, sia nella nostra Italia para-socialista, sia per le nostre belle idee liberali a favore degli imprenditori. Non a caso, appena si ventila di cambiare qualcosa, subito i dinosauri della Cgil tirano fuori il lanciafiamme.

    "Nè esiste una fantomatica "destra". Esistono solo le persone."

    Qui ti sbagli. La destra esiste, eccome. E la sua vera forza è che esiste nell'elettorato prima ancora che nel palazzo. Certo, è difficile vederla, quando tutti i media ti gridano che non esiste. Ma l'urna non mente. E noi dobbiamo saper vedere più a fondo di certi media.

    "Queste riforme che certo la sinistra non farebbe, è necessario le faccia qualcuno che goda della piena fiducia del parlamento, e che sia autonomo dai poteri di confindustria, e slegato da pesanti conflitti d'interesse."

    Un nome?

    "A me va benissimo che sia uno di destra, figurati, mi sembra ben chiaro, in più come sai di sinistra non sono mai stato, se ha ancora senso parlare così."

    Ha senso, ha senso. Anche se è difficile accettarlo, quando tutti i media ti gridano che non ha senso. Ma noi dobbiamo andare oltre i media etc. etc, come dicevo sopra.

    "Non può essere lui, nella sua condizione, a rischiare il salto e tirarci fuori da qui."

    Perché "non può"? Se lo farà o no, io non lo so. Lo spero tanto, ma non lo so. Ma escludere che "possa"… perché? Proprio con l'acqua alla gola, potrebbe dare il meglio di sé, come la nazionale italiana.

  14. anonimo ha detto:

    "Nè esiste una fantomatica "destra". Esistono solo le persone."
    Qui ti sbagli. La destra esiste, eccome. E la sua vera forza è che esiste nell'elettorato prima ancora che nel palazzo. Certo, è difficile vederla, quando tutti i media ti gridano che non esiste. Ma l'urna non mente. E noi dobbiamo saper vedere più a fondo di certi media.

    Intendo dire che abbiamo bisogno che una persona capace vada al governo e ci liberi da questo stallo, con azioni precise, concatenate, progressive e implacabili. Non tanto di una ideologia (e tu mi dirai che l'ideologia è alla base di queste azioni, ok, ma non è questo il punto per me qui).

    "Queste riforme che certo la sinistra non farebbe, è necessario le faccia qualcuno che goda della piena fiducia del parlamento, e che sia autonomo dai poteri di confindustria, e slegato da pesanti conflitti d'interesse."

    Un nome?

    Non ne ho la minima idea. Come già ti dissi più volte, finchè ci sarà Berlusconi nessuno potrà emergere e dire la sua. Chi c'è adesso è solo comprimario, ad essere gentili. Se mai B deciderà di fare un passo indietro, vedremo chi si presenterà. Nel frattempo un bel governo di larghe intese…

    "A me va benissimo che sia uno di destra, figurati, mi sembra ben chiaro, in più come sai di sinistra non sono mai stato, se ha ancora senso parlare così."
    Ha senso, ha senso. Anche se è difficile accettarlo, quando tutti i media ti gridano che non ha senso. Ma noi dobbiamo andare oltre i media etc. etc, come dicevo sopra.

    Intendevo dire che le misure urgentissime da prendere travalicano i confini di destra e sinistra. Un pò come per la guerra in libia dove islamisti e laici hanno combattuto fianco a fianco. I cazzi per loro vengono adesso. Per noi, si tratterebbe di salvare il paese, e la via è molto chiara se non si vuole il declino, poi una volta usciti si può di nuovo discutere di come allocare le risorse nuove, come distribuire la ricchezza eccetera eccetera, ma finchè siamo messi con le pezze in fronte non c'è molta destra e sinistra.. Questo ovviamente vale solo per come la vedo io, non certo per la cigl.

    "Non può essere lui, nella sua condizione, a rischiare il salto e tirarci fuori da qui."
    Perché "non può"? Se lo farà o no, io non lo so. Lo spero tanto, ma non lo so. Ma escludere che "possa"… perché? Proprio con l'acqua alla gola, potrebbe dare il meglio di sé, come la nazionale italiana.

    Te l'ho detto perchè non può… perchè non l'ha mai fatto prima, perchè ora è azzoppato, perchè non ha la fiducia del parlamento se non una striminzita che certo non gli consentirebbe per esempio di alzare l'età pensionabile a 67 anni do-ma-ni come servirebbe, altro che tra forse 15 anni.. Noi abbiamo bisogno di riforme incisive, ci vogliono i muscoli, e lui non li ha più. Quando li aveva, o millantava di averli, si è occupato di altro; ora è tardi, per tutto, non ce la fa nemmeno a soffiarsi il naso. Io non capisco perchè la (tua) gente si attacchi così a lui.. Lo so (indi non occorre tu mi dica perchè) ma non lo capisco proprio. Io la politica la vedo come una merce di scambio: lavori, ti pago (ossia ti eleggo e sostengo) non lavori vai a casa; lui non lavora da 20 anni, perchè lo sostenete ancora… mi rimarrà sempre un mistero nero e irrisolto.

  15. vincenzillo ha detto:

    ivan, "abbiamo bisogno che una persona capace vada al governo e ci liberi da questo stallo, con azioni precise, concatenate, progressive e implacabili. Non tanto di una ideologia (e tu mi dirai che l'ideologia è alla base di queste azioni, ok, ma non è questo il punto per me qui)."

    Il punto, invece, è proprio quello, e resta quello. Oggi più che mai. Le misure che tu chiedi sono di segno liberale? Sì. E allora chiamiamole per ciò che sono, santo cielo. Li-be-ra-li. Visto? Non è difficile. Se si vuole questo, si dia l'appoggio al governo su questo. Se non si vuole questo, non lo si dia. Alle forze della sinistra che vogliono appoggiarle, la destra dica chiaro e tondo: "queste sono misure liberali per il bene del paese: ci state a sostenerle?"
    Quello che voglio dirti è che solo radicando le proposte a un orizzonte politico di riferimento – o liberale o socialista – si esce dal circolo vizioso. Finché non lo si fa, tutte le belle parole che anche tu hai appena citato ("le misure urgentissime da prendere travalicano i confini di destra e sinistra", "riforme incisive", "salvare il paese", "governo di larghe intese".) sono solo aria fritta. Aria fritta. Non servono "riforme", ma "riforme liberali". Non servono "larghe intese", ma "intese su misure liberali". Altrimenti, di fatto si lascia il campo libero allo storico modello Dc-Pci, convergenze parallele e altre minchiate del genere, e alla concertazione oggi tanto cara a Confindustria e sindacati. E non a caso, se noti, quelle tue parole sono le stesse identiche parole che ogni giorno riempiono le bocche e le teste vuote dei professoroni di sinistra (e di qualche fessacchiotto anche a destra).

  16. anonimo ha detto:

    E' vero.
    Ti dicevo però che il punto non era inquadrarle in una ideologia perchè per me non è quello che "spaventa" o frena adesso, o meglio, perchè lo dò per scontato inquadrarle. E quindi certo, possiamo ben chiamarle riforme liberali, nessun problema.
    Il punto nodale in questa fase è che questo governo non ha il sostegno del parlamento (ed anche i suoi ogni giorno gli tramano alle spalle) e finchè Berlusconi rimane lì, non l'avrà. Quindi nessuna riforma liberale finchè lui non fa un passo indietro, perchè nessuno la sosterrebbe. Mancano la fiducia e la forza per farle. E' inutile quindi chiedere che si sostenga il governo se si crede nelle riforme liberali; sarebbe come chiedere, per iperbole, a un fidanzato tradito, di sostenere la sua ex. Lui sosterrà il genere femminile, ie il liberalismo nel nostro caso, magari anche solo due sere dopo essere stato mollato, ma la sua ex non più. L'opposizione vicina all'ipotesi di riforme liberali non darà mai il voto con B lì, e anche all'interno dello stesso governo le posizioni sono troppo distanti, e la minaccia di crollo continua. Dove si può andare così? Da nessuna parte. Stallo. Paese in scacco.

  17. vincenzillo ha detto:

    ivan, "Ti dicevo però che il punto non era inquadrarle in una ideologia perchè per me non è quello che "spaventa" o frena adesso"

    A favore di questa tua tesi c'è l'evidenza che le parole "liberale" e "socialista" sono assenti dal dibattito pubblico. Però io ti chiedo: è normale? Per te che conosci anche le realtà politiche di altri paesi, è normale che invece di focalizzarsi su idee e programmi, da noi tutto ruoti sempre e soltanto su B? Per me, no. Ed è esattamente per questo che io, invece, insisto tanto sulle rispettive idee di fondo. Solo così si può spingere allo scoperto chi sostiene una idea e chi la sua contraria. Come avviene in tutti i paesi occidentali. 
    Per esempio, le pensioni si devono riformare, sì o no? Bisogna dirlo chiaro e tondo. E il lavoro? Guarda cosa sta facendo la sinistra sul lavoro: sta tentando di far passare l'idea che il governo vuole "licenziamenti facili" o "libertà di licenziare". In questo modo, si sta allineando con la Cgil, così come fa la Lega sulle pensioni. Questa situazione non va certo a vantaggio del governo, né dell'Itaia, nel breve. Ma è un passaggio obbligato, sulla strada della chiarezza: noi liberali, voi socialisti. Il gradino zero della politica, ma che da noi manca da decenni, per vari motivi.
    Un ultimo esempio. Se fossimo già al gradino zero, non avverrebbe il siparietto surrealista che fa la sinistra: fino a ieri la pecca di B era che l'Europa gli rideva dietro, mentre ora che l'Europa gli ha dato fiducia, allora la pecca è che vuole fare le cose che l'Europa ha approvato. Pazzesco.
    E Berlusconi? In tutto questo, B è comunque il maggiore alfiere del liberalismo, oltre che il vincitore delle ultime elezioni. La sua attuale "resistenza" porta l'Italia nella direzione che io auspico e che ti ho appena illustrato: costringere tutti a esporsi, a fare politica. E, per inciso, io credo che saprà orchestrare bene anche la sua uscita di scena.

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