Il tabù delle intercettazioni

I tabù sono quelle cose che tu puoi dire e fare ciò che vuoi, ma quella cosa proprio no. Altrimenti, scatta l'esclusione dalla società. Questa minaccia crea l'inibizione negli individui e nella società. Ma questi tabù, chi li crea? Una volta era molto più facile rispondere: la chiesa e la famiglia. Anche nelle dittature è molto facile: il potere politico. Nelle società libere, invece, è più complesso. Per esempio, oggi in Italia accade che una intellettuale non schierata politicamente vada ospite in una trasmissione in cui si parla di donne. Nessuno, lei compresa, si fa problemi a sostenere che la colpa del degrado morale in Italia sarebbe delle tv di Berlusconi, e tutta una serie di cose che potrebbero benissimo farla etichettare politicamente. Ma nessuno in studio lo fa, e lei non ha paura che qualcuno lo faccia. Non tutti sono d'accordo con le sue idee, ovviamente, ma nessuno la etichetta. Poi, però, arriva la domanda: "Ma i giornali e le tv che divulgano certe intercettazioni, non danno anch'essi un cattivo esempio?" Risposta: "Non le rispondo, perché se le rispondo di sì vengo subito etichettata di centro-destra." Guai! Anatema! Scomunica! Tabù. Ora, la si può pensare come si vuole sulle intercettazioni, non è questo il punto. Il punto è: oggi in Italia c'è un tabù. In tv si ha paura di dire quello che si pensa sulle intercettazioni, perché se uno dice apertamente che sono una barbarie ha paura di venire escluso dalla buona società degli intellettuali. Può solo lasciarlo intuire, come fa la nostra intellettuale, perché è inibita. Bene. Stabilito che c'è questo tabù, non resta che farsi la domanda ulteriore: chi è che ha creato questo tabù? Io, così a naso, comincerei con l'escludere la chiesa, la famiglia e il centro-destra.

Annunci