Leggere un certo libro è reato

C'è un libro di cui forse è reato anche scrivere il titolo, quindi non lo farò per pura pavidità. Mi arrischio solo a dire che c'è la parola "falce", noto simbolo di una certa parte politica, e "carrello", noto simbolo di un'attività eversiva, fare la spesa. L'autore è Bernardo Caprotti, presidente di Esselunga. Il libro è quello in cui spiegava la sua versione di come funzionano le cose con le Coop, il sistema economico che da decenni dà il suo bel contributo al finanziamento illecito di certi partitoni di sinistra in Italia, almeno secondo voci sicuramente tendenziose. Ebbene, quel libro è stato ritirato dal mercato per una sentenza di tribunale, cosa che manco la santa inquisizione. Prima domanda: perché? Dice: "concorrenza sleale". Seconda domanda: non sarà che ci sono di mezzo le intoccabili cooperative rosse? Ma cosa vai a pensare, dai! Terza domanda: quante volte è stato ritirato un libro dal mercato? A mia memoria, mai. Nemmeno il Mein Kampf, la bibbia del nazismo. Quarta domanda: di quando è la notizia? Venerdì, cioè quasi una settimana fa. Quinta domanda: dove sono finiti tutti i difensori della sacra libertà di espressione sempre e comunque? Non ho sentito nessuno dei sinceri democratici dire né A né BA. Niente. Sarà che a giorni alterni sono anche i difensori della legalità sempre e comunque. Oggi non transigono. Domani, se gli fa comodo, sì.
La versione di Caprotti (qui).

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11 commenti su “Leggere un certo libro è reato

  1. anonimo ha detto:

    Bella la lettera di Caprotti e veramente scandalosa la sentenza

    Frank77

  2. pierinolapeste ha detto:

    Mi piacerebbe leggere la sentenza, ma finora ho visto solo commenti, ma nessun riferimento al testo.
    Voi che la criticate l'avete letta o parlate solo per sentito dire?
     L'unica cosa che ho sentito dire è che riguardava una violazione dell'articolo 2598 del codice civile

    Sinceramente il testo dell'articolo è chiarissimo

    «Art. 2598 (Atti di concorrenza sleale) – Ferme le disposizioni che concernono la tutela dei segni distintivi e dei diritti di brevetto, compie atti di concorrenza sleale chiunque:

       1) usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l'attivita' di un concorrente;
       2) diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull'attivita' di un concorrente, idonei a determinare il discredito o si appropria di pregi dei prodotti o dell'impresa di un concorrente;
       3) si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienda».

    In Italia è illecito civile "diffondere notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull'attivita' di un concorrente, idonei a determinare il discredito"  ora INDIPENDENTEMENTE dal fatto che le cose dette da Caprotti fossero vere o meno, da quel che ho letto negli stralci di Falce e Carrello su Internet l'errore è stato quello tipico dei vecchi imprenditori megalomani, di considerarsi al di sopra della legge, in italia legge proibisce l'uso di mezzi di comunicazione per la risoluzione di controversie tra imprese.

    Se evitava la tentazione di utilizzare il libro come uno strumento di difesa degli interessi economici di ESSELUNGA  probabilmente evitava la condanna.

    La soluzione è semplicissima, CAMBIARE LA LEGGE,  ma questo richiederebbe un intelligenza e delle competenze  che nel parlamento attuale sono asenti ingiustificate…….

  3. pierinolapeste ha detto:

    Correggi il titolo, non c'è NESSUN REATO, i reati sono le violazioni del codice penale, e fanno finire in galera, gli ileciti civili comportano solo azioni risarcitorie e tale evidentemente è considerato anche il ritiro dalla circolazione di un libro ritenuto denigratorio, in Italia è successo altre volte, non è una novità.

  4. anonimo ha detto:

    Occorre aspettare il dispositivo della sentenza per vedere che cosa ha generato la concorrenza sleale nel testo del libro.
    Di per sé non c'e' nulla di scandaloso in una sentenza che sanziona un'azienda per concorrenza sleale nei confronti di un'altra. Perché scandalo ci sia occorre che la sentenza sia stata emessa ingiustamente e questo io (che non conosco la causa e non ho ancora letto il dispositivo) non lo so e non lo leggo nel post.
    La coop non può aver torto per principio. Esselunga nel libro descrive qualcosa di scorretto perpetrato da coop, che ha denunciato la cosa. Il giudice deve aver aver verificato che l'affermazione di Esselunga non era sostenuta dai fatti.
    I libri possono essere ritirati dal commercio (e in alcuni casi lo sono) così come i giornali possono essere obbligati a smentite.
    Per fare un paragone (recuperato dal forum http://www.isleoftortuga.org/forum/index.php?showtopic=115002):
    "La Mercedes pubblica un libro che si intitola "Morire a bordo di una BMW" e nel libro sostiene, falsamente, che la BMW trucca i dati relativi alla sicurezza per vendere auto pericolosissime ed illegali. Saresti favorevole o contrario al ritiro del libro e conseguente multa a carico di Mercedes?"
    Sono convinto che saremmo tutti favorevoli. Il libro in questione si configura come concorrenza sleale, toglierlo dal commercio (o autorizzarne una versione nella quale non compaiono i passi incriminati e anzi ne prevedono di tenore opposto) è un fatto ineludibile, altrimenti la concorrenza sleale continuerebbe. Non stiamo parlando di un reato d'opinione.
    Il libro è poi strumento di concorrenza sleale perché se un'azienda concorrente mi danneggia con comportamentei sleali, scorretti o addirittura penalmente rilevanti io non devo scrivere un libro o fare un film.
    Devo farle causa!
    Ciao
    Ferro

    Ciao

  5. vincenzillo ha detto:

    pierino la peste, "Correggi il titolo, non c'è NESSUN REATO, i reati sono le violazioni del codice penale, e fanno finire in galera, gli ileciti civili comportano solo azioni risarcitorie"

    Quindi diventerebbe: "Leggere un certo libro è un illecito civile e comporta azioni risarcitorie." Un po' meno efficace, non trovi?

    "l'errore è stato quello tipico dei vecchi imprenditori megalomani, di considerarsi al di sopra della legge"

    Certo, una cosa è "considerarsi", un'altra cosa è "esserlo". L'impressione di Caprotti, e anche mia, è che le Coop, diversamente dagli imprenditori megalomani, lo siano di fatto.

  6. vincenzillo ha detto:

    ferro, "Occorre aspettare il dispositivo della sentenza per vedere che cosa ha generato la concorrenza sleale nel testo del libro."

    Ah, quindi tu dici che l'esercito dei difensori della democrazia è in trepida attesa del dispositivo della sentenza, prima di pronunciarsi? O che per una volta hanno letto la sentenza e hanno distinto la "slealtà nel commercio" dalla "libertà di opionione"? Non mi sembra nel loro stile, perché di solito sono già lì a stracciarsi le vesti e a ghigliottinare il reprobo sulla pubblica piazza prima ancora della sentenza, ma a questo mondo tutto può essere.

    Più in generale, le tue considerazioni sono condivisibili in generale, ma è Caprotti stesso a bypassarle, quando ammette la sua "slealtà". E' ciò che succede intorno che mi pare più significativo. Perché ciò che succede intorno, negli ambienti che contano, prima durante e dopo il processo, è: niente.

  7. anonimo ha detto:

    Ognuno degli attori di questa e di altre vicende ha i suoi moventi. E io non ho elementi per dirne qualcosa, davvero.
    La coop è sicuramente un'azienda grossa e, soprattutto in certe aree, ha un peso rilevante.
    Mi sembra pero' che tu tratti la vicenda come se fossi di fronte a un reato d'opinione, ma per come si configura cosi' non e'.
    Dopodiche' chiedere al PD di prendere le parti di Esslunga contro coop e come chiedere a CL di prendere le parti degli opifici atei internazionalisti di carrara contro la compagnia delle opere.
    Sono due cose che non vedremo.

    Ciao
     

    Ferro

  8. vincenzillo ha detto:

    ferro, "Dopodiche' chiedere al PD di prendere le parti di Esslunga contro coop e come chiedere a CL di prendere le parti degli opifici atei internazionalisti di carrara contro la compagnia delle opere."

    Più che al Pd, pensavo ai cosiddetti "liberi pensatori" che affollano giornali, tv, blog, piazze e palaforum con le loro grida sguaiate e le loro battaglie da manicomio.

  9. pierinolapeste ha detto:

    Sono andato a curiosare gli stalci del libro in questione che avevo letto, ci sono anche boiate ridicole, come la teoria complottistica che il provvedimento di Bersani sulle parafarmacie era stato fatto su misura per le COOP, in realtà il 99% delle parafarmacie nate si trova al di fuori dei centri commerciali, sono nate 3000 piccole imprese con oltre 5000 dipendenti che vendono in orari molto più comodi dei fancazzisti delle farmacie e con prezzi scontati anche del 25% i farmaci da banco, ce ne sono anche altre, stranamente tutte le cose in cui avevo dati certi  che ho trovato in quel libro si sono rivelate o stupidaggini o esagerazioni senza fondamenti certi.
    Secondo me il ritiro dal mercato è esagerato, anche perchè per comperare un libretto del genere bisogna essere persona già indottrinate ideologicamente, e quindi il suo effetto sulla pubblica opinione è zero, è esattamente lo stesso tipo di libro che scrivono tipi come Travaglio, ma si sa ognuno difende i suoi cialtroni.

  10. vincenzillo ha detto:

    pierinolapeste, "il suo effetto sulla pubblica opinione è zero"

    su questo non ci sono dubbi, purtroppo. ma il motivo non è il libro in sé, bensì il silenzio da parte dei pastori del gregge democratico.

    "è esattamente lo stesso tipo di libro che scrivono tipi come Travaglio"

    con la differenza che per travaglio i pastori del gregge democratico si attivano eccome, e l'influenza sul dibattito è enorme, per qualità e per quantità. bada, non dico tanto in termini elettorali (anche se un po' di voti li porta). sto dicendo soprattutto che, nel tempo, l'ingigantimento di libri come i suoi (o anche di stella e rizzo), ha inquinato il dibattito e ha posto le basi per futuri dibattiti deformi, come un rifiuto tossico o un incidente nucleare.

  11. pierinolapeste ha detto:

    I libri come quello di Caprotti e quelli di Travaglio sono elenchi di ricostruzioni deformate in malafede dei fatti, quelli di Stella sono molto più onesti, sono un elenco di fatti, cifre, provvedimenti concreti e dichiarazioni letterali di politici, se poi il fatto che l'elettore possa essere reso coscente della miseria della classe politica è un inquinamento del dibattito mi sembra un insulto verso l'intelligenza degli italiani, perchè mai non dovrebbero sapere se Bossi mette il fratello commesso di ferramenta nel consiglio di amministrazione dell' ALER a gestire 60mila appartamenti di proprietà pubblica?
    Se poi questo ente è gestito con lo sfintere anale, perchè stupirsi se c'è una persona che non è in grado di leggere e capire un contratto?

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