Leggere un certo libro è reato

C'è un libro di cui forse è reato anche scrivere il titolo, quindi non lo farò per pura pavidità. Mi arrischio solo a dire che c'è la parola "falce", noto simbolo di una certa parte politica, e "carrello", noto simbolo di un'attività eversiva, fare la spesa. L'autore è Bernardo Caprotti, presidente di Esselunga. Il libro è quello in cui spiegava la sua versione di come funzionano le cose con le Coop, il sistema economico che da decenni dà il suo bel contributo al finanziamento illecito di certi partitoni di sinistra in Italia, almeno secondo voci sicuramente tendenziose. Ebbene, quel libro è stato ritirato dal mercato per una sentenza di tribunale, cosa che manco la santa inquisizione. Prima domanda: perché? Dice: "concorrenza sleale". Seconda domanda: non sarà che ci sono di mezzo le intoccabili cooperative rosse? Ma cosa vai a pensare, dai! Terza domanda: quante volte è stato ritirato un libro dal mercato? A mia memoria, mai. Nemmeno il Mein Kampf, la bibbia del nazismo. Quarta domanda: di quando è la notizia? Venerdì, cioè quasi una settimana fa. Quinta domanda: dove sono finiti tutti i difensori della sacra libertà di espressione sempre e comunque? Non ho sentito nessuno dei sinceri democratici dire né A né BA. Niente. Sarà che a giorni alterni sono anche i difensori della legalità sempre e comunque. Oggi non transigono. Domani, se gli fa comodo, sì.
La versione di Caprotti (qui).