Il Pd è sempre più uguale e sempre meno diverso. Buon segno

Ci eravamo già occupati del Pd e della sua presunta diversità (qui). Oggi annotiamo un paio di segnali contraddittori in merito al suo lento ma inesorabile processo di modernizzazione. Sì, perché, suo malgrado, anche il Pd si sta modernizzando. Il primo segnale è il Bersani che torna a vestire la casacca da okkupazione dei tetti (sigaro in bocca e aria da fesso che si sente figo) per salire sul palco in compagnia di due eroi della libertà: il ghigliottinatore Antonio Di Pietro e il mangiatore di bambini in salsa verde (secondo tradizione veterocomunista, ma aggiornata alla moda ambientalista) Nichi Vendola. Questo fatto ci dice che il Pd sta compiendo un coraggioso balzo all'indietro, abbracciando la linea fallimentare del vecchio ulivo di Prodi (Tutti dentro! Per fare cosa, non si sa). L'altro segnale, invece, è la dura critica contro Fabio Fazio, reo di essersi steso a zerbino sotto i piedi di uno dei simpatici ragazzacci No Tav (qui). Sì, proprio quelli a cui il Pd liscia il pelo, all'occorrenza, ma non è questo il punto, ora. Il punto, ora, è che il Pd attacca un eroico faro della libertà di stampa e lo accusa di fare della volgare "propaganda" (qui). Un attacco in perfetto stile Pdl, dunque, tranne qualche ipocrisia in più nella forma. Come si vede, la strada per la normalizzazione del Pd è ormai segnata, ed è sorprendentemente simile a quella del partito più moderno d'Italia, il Pdl, appunto. Per noi che sogniamo di assistere prima o poi a un normale scontro politico tra due moderni partiti politici, è un buon segno.