Cineconformisti

Se il pregiudizio imperante è che quelli del nord sono intolleranti e razzisti, eccoti l’uomo del nord (qui) e l’industriale del nord (qui) che corrispondono perfettamente al ritratto. Se il pregiudizio imperante è che al sud sanno vivere mentre al nord no, eccoti la gente del sud che insegna all’uomo del nord a vivere (qui). Se il pregiudizio imperante è che l’immigrato non se lo fila nessuno, eccoti pronto il film apposito sugli immigrati, con tanto di locandina piagnona (“Per farsi notare bisogna sparire”), salvo poi scoprire che nel film stesso si parla di “una percentuale alta di lavoratori immigrati, tutti in regola e ben inseriti” (qui). Che uno dice: messi in regola da chi, se non dagli imprenditori stessi? Ma sono cavilli da buzzurro insensibile.
Il fatto è che le dorate terrazze romane dove nasce il 99,99% del cinema italiano sono troppo lontane dal profondo nord, e quindi laggiù non sono mai arrivate notizie delle storie di successo che hanno per protagonisti gli imprenditori, le loro aziende e i loro lavoratori (immigrati e non). E quindi nessuno dei nostri sensibili cineasti, per fare uno dei suoi imperdibili film, ha mai preso ispirazione dalla domanda: E se all’improvviso sparissero tutti gli imprenditori? La risposta, temo, è che gli immigrati farebbero dappertutto la triste fine che oggi fanno in posti come Rosarno, dove la gente del sud sa vivere bene, mica come quelli del nord, ma per gli immigrati è un inferno. Altro che Veneto. Ma anche Rosarno, come il Veneto, è un po’ troppo lontano dalle placide terrazze romane.
Eppure, bisogna ammettere che perfino in questo squallore conformista, un balzo di genialità c’è: chi altro, infatti, a parità di conformismo, riuscirebbe a farsi osannare per il “coraggio” o addirittura per la “scorrettezza politica” (qui)?