Se il vero padre è lo Stato

Da osservatore esterno – in quanto non ho figli – ho sempre pensato che un bello schiaffone ben assestato, quando ci vuole, ci vuole. E fa molto bene al bambino. In Svezia, invece, pare che lo Stato punisca con la reclusione chi applica questo salutare principio, almeno in pubblico. Eppure, non è che i figli cessino magicamente di essere capricciosi o screanzati, solo perché sono in pubblico. E nemmeno cessano di essere figli del loro padre, quando sono in pubblico. Condannare il padre per "maltrattamento sui minori" significa, invece, considerare il bambino non come suo figlio, ma come un qualsiasi "minore" che passava di lì per caso, e lui come un tizio che altrettanto casualmente abbia sfogato su di lui la sua cattiveria. Significa suggerire che, in fondo, il vero padre di tutti i bambini, l'unico che può decidere della loro educazione, è lo Stato. La famiglia viene dopo, perché è un ferro vecchio da abolire. Come se, in fondo, prima di essere figli di nostro padre, fossimo tutti figli dello Stato. Brrr… al solo pensiero un brivido mi corre lungo la schiena. Eppure è questa la direzione a cui tende l'ideologia del progresso, i cui sostenitori, non a caso, considerano la Svezia a prescindere 1000 anni avanti rispetto a noi beceri italioti. Bella roba, sta Svezia. (Vedi i commenti dei lettori illuminati (qui) e la psicologa brava e bella (qui)).