Paesaggio con metafora

Paesaggio con incendioCi sarebbero tante cose da dire sull'ultimo, avvincente romanzo di Ernesto Aloia, Paesaggio con incendio. Purtroppo, il tempo è tiranno, quindi mi limito all'aspetto più importante, dal mio punto di vista: in questo romanzo, c'è verità e c'è bellezza. Verità nella raffigurazione del rapporto tra i due protagonisti, lo storico Vittorio e sua moglie Carla, e nella raffigurazione dei rapporti sociali del paese dove vanno in vacanza. Paese, non città, perché il paese non è uguale alla città. C'è verità nel sentimento che incatena Vittorio al passato e alla morte, e in quello che, invece, spinge Carla verso il futuro e la vita. C'è verità anche in aspetti più marginali, come la perfetta descrizione dei calciatori in ritiro, o l'avversione del protagonista per il politicamente corretto. E poi c'è la bellezza, il segno che tiene insieme tutto: il quadro che Carla sta dipingendo, in cui la vita stessa sembra premere e urgere verso il cambiamento. La metamorfosi. L'eros che, fatalmente, prende strade opposte, conducendo i destini delle persone, chi alla tragedia, chi alla rigenerazione. Il tutto, come dicevo, si raccoglie nella metafora del quadro, che accompagna tutta la storia e che prendo anche come esempio dello stile, altro aspetto notevole, su cui ci sarebbe da soffermarsi:

"La collina, il bosco, la strada e la rovina che sovrastava il paese erano immersi in un chiarore di fuoco morente, come se si fosse appena placato un incendio e solo da quel momento, mentre si spegnevano a una a una le scintille sparse ovunque, la natura potesse riprendere il suo corso normale verso la pioggia, le nebbie d'autunno, la neve. Il profilo della collina era bordato di sanguigno. Il sole era appena tramontato, qua e là un taglio obliquo di luce accendeva ancora le foglie di un verde intenso. Era bellissimo, ma guardandolo provavo un disagio profondo. Questo non è un quadro, pensai, è una lezione per me, il suo modo di suggerirmi come stare al mondo."

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