Laurea o non laurea

pagine-strappateQualcuno ama ricordare che Mark Zuckerberg (facebook), Steve Jobs (Apple), Bill Gates (Microsoft), i grandi innovatori che hanno cambiato il nostro mondo, non sono laureati. Potrebbe suonare come la dimostrazione che laurearsi non serve a niente. Ora, non che io sia un fanatico dei titoli di studio, né del mondo accademico, tutt'altro. Ma a me piace di più vedere gli innovatori in generale come persone con un tipo di intelligenza speciale, con tanta passione e tanta fortuna. Tanto per essere chiari, persone la cui genialità viene fuori anche se si prendono la laurea. Non mi convince più il professore dell'Attimo fuggente, che fa strappare agli studenti le pagine sulle regole della poesia, perché per lui la poesia va capita soltanto con il cuore. Ve lo ricordate? Su di me aveva fatto un grande effetto. Effettivamente, quelle regole erano ridicole, l'America è sempre l'America, e le poesie di Walt Whitman piacciono anche a me. Ma la verità è che il cuore non basta comunque, da solo. Né a capire la poesia, né per la vita in generale. Pensiamo all'equivalente italiano dell'Attimo fuggente: la famosa battaglia dei sessantottini contro il nozionismo. Una battaglia sbagliata, perché ha finito per colpire le stesse nozioni. E senza le nozioni, che cosa rimane dello studio? Invece della libertà, quella battaglia ha promosso l'ignoranza. Inoltre, ha fornito una bella giustificazione a chi non ha voglia di fare fatica sui libri: tanto basta aver capito, no? No. Dante, nella Divina Commedia, dice: "non fa scienza, sanza lo ritener, avere inteso". Cioè: per conoscere davvero una cosa, non basta capirla, ma bisogna anche "ritenerla", cioè "trattenerla", mandarla a memoria. Quindi, anche fatica e disciplina. Abbasso Robin Williams, viva Dante!

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