Kafka era un ottimista

Dopo un post sulla giustizia italiana (qui), sono stato invitato a tacere sul tema, con l'argomento che non sono un giurista – ebbene sì, signor giudice, non sono un giurista: ma allora, perché mi fanno pagare le tasse anche per mantenere la giustizia?

Oggi, quindi, mi compiaccio di continuare a postare i miei contributi definitivi alla soluzione dei problemi della giustizia italiana. Parto da una puntata del programma di Antonello Piroso, giornalista che da tempo si è preso a cuore il tema. Bravo Piroso! Un paio di settimane fa, un frequentatore di questo blog mi segnalò che Piroso aveva intervistato Piercamillo Davigo, ex magistrato del pool di mani pulite. Non certo un berlusconiano. E io sono andato diligentemente a guardarmi l’intervista.
 
Uno dei temi era la durata dei processi. Disumana. Disumana sia per chi è sotto accusa, sia per le vittime.
 
Davigo ha dato qualche cifra sulla giustizia penale, confrontandola con quella della Gran Bretagna, paragonabile per numero di abitanti. Ebbene, l’Italia spende come la Gran Bretagna. Sicuro? Sì. Sicuro sicuro? Sì. Ma allora, perché qui piangono tutti miseria per le fotocopie, la carta, il governo dei mafiosi… E invece spendiamo uguale. Uguale. Viene confermata l’idea che mi ero fatto da comune cittadino, pur non leggendo a colazione i bilanci del ministero del tesoro italiano ed estero, né i bilanci dei tribunali italiani ed esteri: noi spendiamo quanto gli altri. Bene. Allora il problema sta altrove.
 
Altro dato. In Gran Bretagna ci sono 300.000 processi penali all’anno. In Italia 3.000.000. Sì, avete letto bene: 10 volte di più. Ora, perfino a noi che non siamo fini giuristi, sembra ovvio che i processi durino di più. Molto di più. Disumanamente di più. E che i soldi non bastino.
 
Soluzione? Davigo dice: ridurre il numero dei reati previsti dal codice penale. Bene. Benissimo. Sono d'accordo. E se, dico io, riducessimo anche il numero dei processi? Come? Con un bel filtro. Un bell'ufficio che vagli le cause presentate e stronchi sul nascere tutte quelle che palesemente non stanno in piedi.
 
Mi sembra già di sentire l’obiezione del tipico sincero democratico: Sì, bravo, è arrivato il fascista! Decide lui se la mia causa sta in piedi o no! Ma non esiste in nessun altro paese civile e bla bla bla. Peccato per lui, che in Francia esista già. E che stronchi sul nascere l’80% delle cause. 80%. (Fonte: Milena Gabanelli, Report) Su 3.000.000, fanno 2.400.000. Non male.

Altro aspetto ricordato da Davigo: le impugnazioni, cioè i ricorsi contro la magistratura. In Italia i ricorsi sono 100.000 all'anno. Negli Stati Uniti d'America 120. Sì, avete letto bene anche stavolta: 1.000 volte meno! Ora, anche a noi che non siamo fini giuristi, viene il sospetto che il motivo sia uno solo: in Italia, le impugnazioni infondate non vengono punite. Quindi, si intasano i tribunali. Quindi, puniamole, no?

Bene. Dopo aver capito come risolvere i problemi della giustizia, mi viene un vaghissimo dubbio: misure del genere incontrerebbero l’opposizione ferma, decisa e democratica di chi, su questa barbarie, ci campa. Ah, certo, Berlusconi! Certo, insieme a tutti gli avvocati penalisti italiani. E ricordiamoci sempre che, così come i pubblici ministeri hanno il loro sindacato che ricatta i governi, l'ANM, anche gli avvocati hanno il loro Ordine. Potentissimo. Intoccabile. Una casta. Come tutti gli ordini. Roba da chiedersi se siamo la culla del diritto o il paradiso degli ordini.

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