Le origini dell'incubo

Probabilmente si era già capito, ma lo ribadisco: io sono tra quelli che vivono con inquietudine la pubblicazione compulsiva delle intercettazioni sui giornali progressisti come Repubblica e sul giornale dei manettari, il Fatto Quotidiano. Ma queste continue violazioni della privacy, con la scusa di fornire informazioni fondamentali sugli scandali sessuali di Berlusconi, sono solo uno dei sintomi di un fenomeno più ampio e più profondo: lo squilibrio dei rapporti tra politica e giustizia a favore della giustizia. Ebbene, oggi c'è una bella fetta di Italia che, invece, saluta con favore questo fenomeno. Chi? Perché? Ma soprattutto: da dove viene questa cultura politica? L'ottimo zamax ce ne rende edotti con un suo bel post. Da incorniciare il paragrafo sul dopoguerra, dove si legge:

"Nel dopoguerra il PCI fece propria un'idea messianica di democrazia (…) continuò a non riconoscere l'avversario politico come avversario: era un usurpatore in una democrazia apparente, incompleta, ed a sovranità limitata (…) Quella vera era ancora da venire".

Oggi il PCI non c'è più, il marxismo non c'è più, ma qualcosa di quell'esperienza è rimasta in circolo. Nulla si crea e nulla si distrugge, no? Ebbene, quell'impostazione è stata ereditata da una parte della magistratura, dei giornalisti, e dagli ex magistrati entrati in politica. Nonché, soprattutto, da una parte della mia generazione, di quella precedente e di quelle successive, insomma da chi si è interessato alla politica dagli anni Settanta in poi. Tutti costoro condividono il sogno – per me incubo – di instaurare questa presunta "vera democrazia" che tutto spia, tutto sa e tutti sputtana. So già che non ce la faranno, ma lo ribadisco ancora una volta, anche in inglese: Not in my name.

Post di zamax (qui).

Annunci