Ecco la Fiat che sognano i progressisti italiani

500giardinieraIl cuore ricolmo di tolleranza, lo sguardo sempre rivolto al futuro. Ecco come appaiono i progressisti italiani, a leggere i loro giornali. Ieri, per esempio, mi è capitato tra le mani il Fatto Quotidiano. Titolo in prima pagina: "Uomini e no". Contenuto: Marchionne non è un essere umano, ma un fascista, e chi ha votato "sì" al referendum di Mirafiori non è un essere umano, ma un collaborazionista, cioè un poco di buono, compromesso con il regime autoritario. Sono tutti esseri inferiori. Infatti, gli unici degni di essere chiamati esseri umani sono gli operai che hanno votato "no". Si badi, nemmeno gli impiegati (non parliamo poi dei dirigenti!), ma solo gli operai. Gli impiegati non sono né lavoratori né uomini. Solo gli operai lo sono, o meglio: solo chi, tra gli operai, ha votato "no". Eroici difensori dei diritti, puri, eredi dei partigiani antifascisti. Stessi toni anche su la Repubblica e su l'Unità. In definitiva, il motto dei nostri progressisti è sempre quello: indietro, popolo!

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6 commenti su “Ecco la Fiat che sognano i progressisti italiani

  1. anonimo ha detto:

    Se la Fiom e' ferma al giurassico, i "progressisti" vogliono tornare al precambriano. Alla faccia del progresso…

  2. vincenzillo ha detto:

    "Alla faccia del progresso…"

    C'è chi vede il mondo del lavoro in modo pragmatico, come una parte di quell'eterno gioco tra mezzi e fini in cui il più bravo è quello che adatta i mezzi ai tempi che cambiano, fermo restando il fine della creazione di maggiore ricchezza per tutti. E c'è chi, invece, ritiene che il lavoro sia il luogo della pura e semplice rivendicazione di diritti non calati nella realtà economica e produttiva mondiale. Di questa seconda prospettiva (vedi Fiom) fa parte la "lotta contro i padroni" (nuovo nome dei "fascisti"), e la delegittimazione della TRATTATIVA, vista come un vile compromesso con i suddetti "padroni". Invece la buona notizia, per i lavoratori, è che la maggior parte dei sindacati italiani sta abbracciando la prima visione. In questo modo, quei sindacati avranno la forza per TRATTARE e, attraverso la trattativa, ottenere qualcosa di buono e di realistico per loro.

  3. ernestoA ha detto:

    in generale la stampa italiana ha fatto un pessimo lavoro sull'argomento, sfruttando i luoghi comuni più triti su globalizzazione e delocalizzazione: nessuno che si sia chiesto come mai Marchionne avesse come alternativa quella di spostare l'impianto di Mirafiori non in Cambogia per farci lavorare dei bambini schiavi, ma in Canada, dove le tutele sindacali ci sono e gli stipendi sono più alti che in Italia. cosa c'è che non funziona proprio qui da noi?
    quanto all'invito a votare no, lo trovo davvero stupido: un vero giocare sulla pelle degli operai per amore di simboli e di dubbi principi. una volta scelto il no, sarebbe stata la fine dello stabilimento, e probabilmente della Fiat in Italia: dopo non ci sarebbe stato più niente da discutere.
    dopo i previsti investimenti, invece, si aprono possibilità nuove di discussione, di miglioramenti.
    ma comunque, con la gente che ragiona in termini di "Uomini e no" (ho sempre detestato anche il libro di Vittorini) non è possibile discutere.

  4. anonimo ha detto:

    dai, non esagerare, sono i veterocomunisti a dire ste cose, non i progressisti…
    ivan

  5. vincenzillo ha detto:

    ernesto, "nessuno che si sia chiesto come mai Marchionne avesse come alternativa quella di spostare l'impianto di Mirafiori non in Cambogia per farci lavorare dei bambini schiavi, ma in Canada, dove le tutele sindacali ci sono e gli stipendi sono più alti che in Italia. cosa c'è che non funziona proprio qui da noi?"
    Sarebbe un ottimo spunto per una trasmissione di approfondimento. Escluso che la faccia Lerner-Santoro-Floris-Gruber-Telese-D'Amico, forse potrebbe farla Alessio Vinci o Vespa o Paragone o la Gabanelli.

    ivan, ho il vago sospetto che "veterocomunisti" e "progressisti" in Italia siano praticamente sinonimi. Infatti, a essersi espressi compattamente per il "no" sono stati: sulla carta stampata, la Repubblica, l'Unità (cioè il Pd) il Manifesto, metà Corriere, il Fatto Quotidiano; in tv, Gad Lerner, Santoro, Floris, Telese, Gruber. Tutti veterocomunisti? Se tu invece hai sentito la voce dei progressisti, sai dirmi in che cosa si distingueva da questa, e quanto era forte? (Io a sinistra ho sentito solo un paio di vocine isolatissime: Fassino e Ichino.)

  6. vincenzillo ha detto:

    Ivan, ti aggiungo anche un bell'articolo di Pierluigi Battista sul Corriere, che sulla questione delle reazioni al referendum cita, oltre al Fatto Quotidiano, anche Eugenio Scalfari (la Repubblica) e Concita De Gregorio (l'Unità). Tre ottimi esempi dell'intolleranza dell'intellettuale italiano progressista:

    http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=55040252

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