Il serbatoio delle illusioni e quello del veleno

Leggendo due post di Christian Rocca, uno su Nichi Vendola e uno sul quotidiano la Repubblica, mi è scattato il metaforone: come politico, l'obama del tavoliere non fa altro che attingere all'inesauribile serbatoio delle false illusioni (qui); il quotidiano forcaiolo, invece, è il più grande serbatoio di veleno per il discorso pubblico in Italia (qui). Che i due serbatoi siano comunicanti?

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16 commenti su “Il serbatoio delle illusioni e quello del veleno

  1. anonimo ha detto:

    Puo' darsi, puo' darsi.
    Tutto puo' darsi: anche le braghe nel culo sciancarsi (lo diceva mia nonna). Ma perche' preoccuparsi di Nichi Vendola  in questo momento?
    Abbiamo appena detto che non conta un cavolo, non sara' candidato e se lo sara' meglio e che comunque Berlusconi vincera' le px elezioni in carrozza finalmente privo di quell''infido sodale di Fini e con avversari ridicolmente confusi (e su quest'ultima cosa sfido chiunque di qualunque parte politica ad affermare il contrario).
    E allora perche' preoccuparsi di questo piccolo omosessuale dichiarato, con la zeppola, che fa dichiarazione immaginifiche, preso in giro dall'amico Checco Zalone e orgoglioso portatore di orecchino?
    Perche', mio dio, perche'?

    Ciao
    ferrotagliente

  2. vincenzillo ha detto:

    ferrotagliente, "Abbiamo appena detto che non conta un cavolo"

    Per me, lui non conta tanto sul piano elettorale (dove si dice che il Berlusca lo "ami" (!) perché scompagina ancora di più le fila nella sinistra), quanto su quello politico più in generale, e su quello culturale. Conta come "sintomo" rivelatore. O come milite schierato in quella che amo chiamare "guerra asimmetrica" tra destra e sinistra, e cioè una destra che è 100% politica 0% cultura, e una sinistra che è 100% cultura 0% politica. Vendola, con il suo pacifismo, localismo, femminismo, ecologismo, terzomondismo, debolismo, anticapitalismo, rappresenta una delle varianti più estreme della sinistra: il politico che si gioca tutto sul piano dei valori astratti e delle belle parole totalmente slegate dalla realtà. Un certo qual pragmatismo, nella sua piccola Puglia, gli va riconosciuto come merito (altro tratto vagamente obamiano), ma la sostanza politica non cambia.

  3. anonimo ha detto:

    Non sono d'accordo sull'analisi. Confido nella pragmaticità filosofica di Vendola. Cio' che di lui inquieta (per ora soprattutto il PD) è che fa sognare, recupera miti e riti della sinistra old fashion e pero' fa il presidente di regione (e non male mi dicono).
    Le voilà!
    Di questo c'e' bisogno e di nient'altro. Prima che sia troppo tardi. E anche sull'asimmetria…mi sembra più apparente che reale. "Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani!" non vuol dire in concreto un bel niente proprio come tanto periodare Nichivendoliano.
    Baci
    ferrotagliente

  4. vincenzillo ha detto:

    "Prima che sia troppo tardi."

    Oggi guardavo gli striscioni deliranti degli studenti "Ci state rubando il futuro" e mi dicevo che è incredibile con quanta forza possa attecchire questo catastrofismo. Poi, però, pensandoci bene, forse la spiegazione è la più semplice possibile: in un paese così vecchio, che si è cullato per decenni nel sogno del posto fisso per tutti, qualsiasi possibile scossa al sistema genera una reazione ultra-conservatrice a tutti i livelli. Una reazione che soffoca qualsiasi voce assennata. Oggi Giavazzi, non Porro, Giavazzi, dice testualmente sul Corriere:

    Chi grida allo scandalo sostenendo che questo significa accentuare la «precarizzazione» dell'università dimostra di non conoscere come funzionano le università nel resto del mondo. Peggio: pone una pietra tombale sul futuro di molti giovani, il cui posto potrebbe essere occupato per quarant'anni da una persona che si è dimostrata inadatta alla ricerca.

    Esattamente il contrario di ciò che dicono i poveri studenti e i ricercatori, imboccati dagli ultra-conservatori. Esattamente il contrario anche di ciò che dice Vendola, ancora prigioniero del delirio del Cile anni 70. Per questo dico che la "narrazione" di Vendola, pur presentandosi come "nuovo", trova in realtà il suo vero sostrato in un'altra narrazione: quella che da decenni paralizza l'Italia.

  5. anonimo ha detto:

    Intanto sono pochi: Non so bene quanto siano informati e quali analisi sappiano tirar fuori, ma onestamente sono pochi.
    Poi sono conservatori.
    E ti credo.
    Riforma tanti anni fa voleva dire avere di più e per più persone e categorie ora vuol sempre dire avere di meno e tagliar via intere classi sociali. Conservare, in questi casi, significa tentare resistenze automatiche, disperate.
    Il fatto è che non si fidano.
    E ti credo.
    Il finanziamento al diritto allo studio è stato CANCELLATO. Nella stessa giornata in cui si conoscevano queste cifre Cota ha dichiarato che avrebbe aumentato il finanziamento per i buoni scuola alla scuola privata!
    Tremonti ha dichiarato che con cultura non si mangia e via che una minchiata tira l'altra.
    E non parliamo della scomparsa del tempo pieno ecc. ecc.
    E siamo solo all'inizio.

    Bada io sono convinto che ci voglia un cambiamento radicale, ma bisogna dare una cavolo di prospettiva e questo non sta accadendo. I tagli sono per un certo aspetto un'opportunità, ma manca la riforma vera, un contesto che consenta di dirigere le energie verso una direzione e sappia vincere e convincere.
    E poi non basta intervenire su ricerca e alta formazione (sebbene sia indispensabile) se poi la società è rigida come un baccalà. Qui l'unica cosa flessibile è il lavoro. Tutto il resto è rigido, immobile, sempre uguale.
    Questo governo è semplicemente disastroso. E la cosa grave è che il PD parla bene di Tremonti che invece è un autentico disastro.
    Speriamo nello stellone.

    Ferrotagliente

  6. vincenzillo ha detto:

    "Tremonti ha dichiarato che con cultura non si mangia e via che una minchiata tira l'altra."

    Poi però, a un certo punto, ha scucito un miliardo, dicasi un miliardo. Per far vedere che non erano solo parole. E a quel punto cosa è successo? La protesta si è affievolita? Nooo. La protesta è andata avanti per la sua strada. Se ne deduce che, a chi fa cultura, i soldi gli fanno schifo.

    Più in generale, visto che tantissimi sono d'accordo che questa riforma è solo un primo passo, ma un buon primo passo, si poteva proporre miglioramenti, emendamenti, per esempio. O almeno non tentare di bloccare tutto. E invece niente, andiamo sui tetti, andiamo in piazza a dire che ci rubano il futuro. A dire il falso. Con i politici, come i politici, peggio dei poltiici.

  7. vincenzillo ha detto:

    ferro, aggiungo: finché la propaganda la fanno i politici, penso che faccia parte del loro mestiere. ma quando la fanno i professori, allora mi fa abbastanza schifo.

  8. anonimo ha detto:

    Guarda che il miliardo è una bufala. Semplicemente il taglio scende dal 20 al 6 %. Ma siccome non si ancora quanto verrà dato nel 2010 (che finisce tra un mese), nessuna sa questo "meno sei per cento" quanto fa davvero.

    Il "miliardo" (che all'italiana corrisponde forse e se va bene a 800 mil.) era indispensabile altrimenti il sistema (che nel triennio non è stato per niente toccato) non era in grado di sopravvivere (non bastavano i soldi per gli stipendi) ed è stato erogato in cambio del passaggio del DDL.

    E tieni conto che la data chiave del prossimo decennio è quella del 17 dic. prossimo quando si riunisce il consiglio d''europa che ci chiederà di intervenire in dieci anni sul rapporto debito/PIL (portandolo ben sotto a 100!).

    Come faremo?.

    Intanto dovrebbe farlo Tremonti, l'uomo che nei primi anni 2000 ha ripreso a far crescere quel rapporto.
    I tempi d'oro in cui non si mettevano le mani nelle tasche degli italiani, si aumentavano le entrate dei consiglieri regionali (federalismo oblige!), si svendeva il patrimonio immobiliare (la patrimonio SPA e chi se la ricorda più) e il PIL non cresceva (sinistra caratteristica degli anni di governo Berlusconi).
    Mandanto a puttane in 6 soli mesetti il lavoro di Ciampi e Prodi sputtanata la riforma Berlinguer (perche' le riforme buone sono solo quelle che facciamo "noi" dieci anni dopo).
    Ma abbiamo abolito l'ICI, cancellato la tassa di successione, portato a un milione le pensioni minime, erogato la social card, ridotto le aliquote IRPEF, dato mille euro a tutti quelli che hanno avuto un figlio nel 2005 senza distinzioni di reddito, aumentato progressivamente la pressione fiscale, tagliato la spesa sociale.

    Bah scusami. Tu non ne hai colpa. Ma che uno come te possa dar fiducia a questi mi accora.

    Baci
    ferrotagliente

  9. vincenzillo ha detto:

    "Tu non ne hai colpa. Ma che uno come te possa dar fiducia a questi mi accora."

    Ti ringrazio per il credito.
    E visto che ci siamo, proviamo a risolvere tutto io e te.
    Tu hai detto: "bisogna dare una cavolo di prospettiva e questo non sta accadendo."
    Ora, la prospettiva più grande, quella di fondo, la filosofia che ha ispirato le politiche della scuola dagli anni 70 in poi è stata:

    "POSTO FISSO PER TUTTI!"

    Quindi: sindacalizzazione della scuola.
    Quindi: non puntiamo sulla QUALITA' DEI DOCENTI, ma sul NUMERO DI ASSUNTI chiesti e ottenuti dal sindacato (comunista in combutta con la Dc).
    Quindi: stipendi bassi, ma una valanga di assunti.
    Quindi: spesa pubblica sempre più alta.

    Ebbene, di fronte a questo e all'altra cosa che dicevi ("il consiglio d''europa che ci chiederà di intervenire in dieci anni sul rapporto debito/PIL"), uno spirito pratico alla Chiamparino, o alla chi vuoi tu, non può che dire: giù la spesa (Apriti cielo!). Oppure, cambiare filosofia:

    CAMBIO DI FILOSOFIA: PIU' SOLDI A CHI LI MERITA, A CASA CHI NON MERITA.

    E quindi, oggi: "Ragazzi, state calmi, i tagli sono necessari. Ora ci pensiamo noi di sinistra a fare una bella battaglia politica contro i fannulloni e per usare al meglio i pochi soldi che ci sono."

    E invece no. Tutto come prima. Tutti bravi e belli, solo il governo è cattivo. Il tuo Vendola rievoca addirittura il Cile e tutti i politici, dal primo all'ultimo, non fanno altro che demonizzare i tagli (tu no). A questo punto, tra un politico che non vuole cambiare niente e uno che vuole cambiare, per me la scelta è fin troppo facile.

  10. anonimo ha detto:

    A proposito di meritocrazia, mettiamo i puntini sulle i, certo e' un grossissimo problema delle universita' italiane, ma il ddl come vorrebbe risolverlo? Dando piu fondi alle universita' meritevoli, ignorando il fatto che poi all'interno dell'universita' verrebbero di nuovo distribuiti a pioggia. Quindi  un gruppo di ricerca mertitevole all'interno di un universita' scarsa avrebbe comunque pochi fondi e viceversa. Secondo me questo si chiama far finta di affrontare il problema..

  11. anonimo ha detto:

    #10 non sono io.

    Diventa difficile svolgere un discorso di questa portata (sistemiamo l'Italia e poi andiamo a pranzo…) in un paio di commenti.

    La mia sintesi è: 

    1) ci vuole prospettiva altrimenti non se ne esce
    2) bisogna innanzitutto creare ricchezza
    3) e poi redistribuirla.

    Questo è un programma "di sinistra" in un universo postindustriale. Secondo me, bien sur.

    A presto

    ferrotagliente

  12. vincenzillo ha detto:

    #10, "un gruppo di ricerca mertitevole all'interno di un universita' scarsa"

    Caso decisamente interessante, perché pone in primissimo piano il vero punto, quando si parla di merito. Realisticamente parlando, oggi la situazione è abissalmente e tragicamente lontana dal poter porre questa questione in primo piano – come meriterebbe – sia nel dibattito politico sia in quello pubblico. Per essere in primo piano, la tua questione avrebbe bisogno che nel governo ci fosse ancora più cultura liberale; che l'opposizione lo incalzasse con proposte di stampo diverso; che i rettori si incatenassero davanti a palazzo Chigi pretendendo una riforma; che gli studenti più chiassosi buttassero via le magliette di che guevara; che la stampa progressista e i connessi programmi tv di approfondimento limitassero il gossip a favore dei contenuti (praticamente assenti). Oggi come oggi, con questo tasso di cultura liberale al governo, e con il muro di gomma di tutti gli altri attori in gioco, non si può avere di meglio di questo: cominciare a dire che magari, forse, ma senza offesa, per carità, ci possono essere università “buone” e università “scarse”. Realisticamente, è già un primo passo fuori dal socialismo reale.

  13. vincenzillo ha detto:

    ferrotagliente, "Diventa difficile svolgere un discorso di questa portata (sistemiamo l'Italia e poi andiamo a pranzo…) in un paio di commenti."

    occhio che se ti sente vendola… non hai abbastanza coscienza civile!

    a presto.

  14. anonimo ha detto:

    "cominciare a dire che magari, forse, ma senza offesa, per carità, ci possono essere università “buone” e università “scarse”"

    Il problema e' qui secondo me, visto che non si investe nella ricerca e si tagliano i fondi questo si traduce in un "meno fondi a tutti, soprattutto alle universita' scarse". Questo atteggiamento di tipo "puntivo" non puo' far altro (secondo me) di affossare definitivamente universita' in difficolta' (prendiamo come esempio qualche universita' del sud). Tagliando i fondi a queste universita' non si punisce solo i gruppi poco meritevoli, ma andando inevitabilemnte ad influire sulla didattica e sulla formazione degli studenti punisce indirettamente l'intera popolazione della zona. (abito nella ragione X, le universita' non han piu fondi, non offrono una formazione adeguada, io studente sono obbligato a far la valigia e andare in lombardia).
    Ecco i motivi principali per i quali studenti, professori e ricercatori protestano, il problema della meritocrazia e' reale, ma di fronte a proposte di questo genere e' meglio non far nulla del tutto! per risolvere il problema il ddl dovrebbe essere scritto in maniera completamente diversa!

    Dal basso della mia ignoranza penso che una soluzione ragionevole potrebbe essere questa:

    Aumentare le risorse per le universita' PUBBLICHE (in quelle private c'e' gente che paga rate da 8000 euro, possono mantenersi da sole). Con piu risorse bisognerebbe creare un sistema che PREMIA i singoli gruppi meritevoli con piu' fondi. In modo tale che siano i gruppi meritevoli all'interno di ogni universita' a trascinare verso l'alto il prestigio di un unversita' (mentre il sistema della gelmini al contrario permette ai gruppi poco meritevoli di affossare l'intera universita').

    E non e' vero che le opposizioni non incalzano il governo su questi punti, nella diretta alla camera questi problemi li ho sentiti sollevati da Di Pietro (non che sia un super fan di idv). Ma chiaramente si fa finta di non sentire…

  15. anonimo ha detto:

    E' il problema di fare riforme a riscorse decrescenti (e senza riuscire ad andare a fondo, vedi Salvati sul corriere)

    ferrotagliente

  16. vincenzillo ha detto:

    #14, "di fronte a proposte di questo genere e' meglio non far nulla del tutto!"

    Capisco che non sia facile, per chi la vive sulla sua pelle, ma bisogna essere realisti. Non si può avere tutto e subito. Prima di arrivare a valorizzare come meritano le sacche di buona ricerca che già oggi esistono malgrado tutto, è necessario prepararsi ad affrontare qualche duro colpo. Certo, anche per tagliare ci vuole sapienza, ma ripeto: la proposta del governo attuale è il meglio possibile oggi in Italia, e anche per domani e dopodomani non vedo nessuna alternativa politica. Anche io di tanto in tanto ho sentito dire a Di Pietro cose buone e giuste, ma è troppo comodo fare un giorno il superliberale contro i mezzi-liberali e il giorno dopo superare Bertinotti a sinistra. Siamo realisti: certe cose o le fa il centro-destra o non le fa nessuno. Hai mai sentito qualcuno di sinistra anche solo pronunciare le parole tabù: “tagli” (AAAGHH, le urla belluine della Camusso); “baroni fannulloni” (UAAAA, non siamo mica Brunetta, noi!)? E’ dura, lo so, ma forse un passettino alla volta…

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