I giornali? Carta da pesce

La verità. Qualunque cosa sia, la verità deve essere semplice, snella, duttile, tascabile. Solo così, infatti, essa può rispettare il dettato del Creatore ed essere accessibile a tutti: colti e incolti, poveri e ricchi, bianchi e neri, belli e brutti. E renderci liberi. Liberi anche da ingombri eccessivi, che distraggono l'occhio, appesantiscono il passo e affaticano il viandante. 
I quotidiani di tutto il mondo ci abbagliano con la loro pretesa di partecipare di questa verità, in una forma adatta alla democrazia: la cronaca e il gossip. Spesso indistinguibili tra loro. Il quotidiano dice: Io ti racconto com’è andata veramente. E tu, col doveroso scetticismo, pensi: Ma dai? Sentiamo.
In quest'ottica, il giornale italiano più rispettoso della verità è senza dubbio il Foglio, e il motivo è molto semplice: è il più snello di tutti. Invece il meno rispettoso di tutti è Repubblica, perché è il più mastodontico. Tra questi due estremi stanno tutti gli altri. È un po’ scocciante, per me, dover ammettere che nel Manifesto c’è più verità che in Avvenire, ma mi consolo pensando che nel Riformista ce n’è di più che nel Corriere. E il Fatto? Il Fatto dimostra in maniera inequivocabile due delle verità più grandi in materia. La prima è che tutti i giornali sono fatti per essere venduti. La seconda, che sono carta da pesce.
Valgono qualcosa solo per il lasso di tempo in cui una notizia rimane una notizia, e cioè, ormai, una mezzoretta scarsa. Passata questa mezzoretta, i giornalisti sono obbligati a trovare qualcos'altro che sia una nuova notizia, poi un'altra, poi un'altra ancora, senza tregua… e i loro giornali, intanto, assumono un nuovo valore: diventano carta da pesce. Tutti, anche quelli online.

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3 commenti su “I giornali? Carta da pesce

  1. reginadistracci ha detto:

    Questo è il guaio della civiltà occidentale: ha barattato la cultura, che presuppone l'approfondimento, con il rapido fluire delle notizie effimere, che lasciano dietro solo carta da pesce. Per fortuna, il Foglio ha poche pagine, ma al suo interno si trovano articoli lunghissimi, quasi mini saggi, che prendono due paginate.

  2. ClaudioLXXXI ha detto:

    Mi riesce difficile pensare che nel Manifesto ci sia più verità che in Avvenire. Perchè mai?

  3. vincenzillo ha detto:

    regina, "il guaio della civiltà occidentale: ha barattato la cultura, che presuppone l'approfondimento, con il rapido fluire delle notizie effimere"

    io però non credo alla possibilità di un popolo di filosofi (né di una classe di politici filosofi). per me è giusto che ci siano dei "livelli": stesse conoscenze, ma con approfondimenti diversi. Oggi ci sono ancora i colti che approfondiscono, ma sono nicchie ristrette (e in massima parte nichiliste, e questo è un altro aspetto ancora della questione). Quello che si è perso, in Italia specialmente, è il presupposto stesso di una sana cultura di massa: il CONTATTO tra le elite culturali e il popolo.

    claudio, "Mi riesce difficile pensare che nel Manifesto ci sia più verità che in Avvenire. Perchè mai?"

    E' una piccola provocazione che focalizza solo sul formato: Manifesto ha meno pagine di Avvenire. E' ovvio che se guardiamo ai contenuti reali, il giudizio si ribalta.

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