I giornali? Carta da pesce

La verità. Qualunque cosa sia, la verità deve essere semplice, snella, duttile, tascabile. Solo così, infatti, essa può rispettare il dettato del Creatore ed essere accessibile a tutti: colti e incolti, poveri e ricchi, bianchi e neri, belli e brutti. E renderci liberi. Liberi anche da ingombri eccessivi, che distraggono l'occhio, appesantiscono il passo e affaticano il viandante. 
I quotidiani di tutto il mondo ci abbagliano con la loro pretesa di partecipare di questa verità, in una forma adatta alla democrazia: la cronaca e il gossip. Spesso indistinguibili tra loro. Il quotidiano dice: Io ti racconto com’è andata veramente. E tu, col doveroso scetticismo, pensi: Ma dai? Sentiamo.
In quest'ottica, il giornale italiano più rispettoso della verità è senza dubbio il Foglio, e il motivo è molto semplice: è il più snello di tutti. Invece il meno rispettoso di tutti è Repubblica, perché è il più mastodontico. Tra questi due estremi stanno tutti gli altri. È un po’ scocciante, per me, dover ammettere che nel Manifesto c’è più verità che in Avvenire, ma mi consolo pensando che nel Riformista ce n’è di più che nel Corriere. E il Fatto? Il Fatto dimostra in maniera inequivocabile due delle verità più grandi in materia. La prima è che tutti i giornali sono fatti per essere venduti. La seconda, che sono carta da pesce.
Valgono qualcosa solo per il lasso di tempo in cui una notizia rimane una notizia, e cioè, ormai, una mezzoretta scarsa. Passata questa mezzoretta, i giornalisti sono obbligati a trovare qualcos'altro che sia una nuova notizia, poi un'altra, poi un'altra ancora, senza tregua… e i loro giornali, intanto, assumono un nuovo valore: diventano carta da pesce. Tutti, anche quelli online.