Nuove nubi sul Progresso

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Cartolina dell'Esposizione meneghina del 1906

Che cos’è il progresso? Una benedizione, una maledizione o qualcosa da considerare più a fondo? Per molti esso è semplicemente un idolo. È Progresso con la ‘p’ maiuscola. Come idolo si impose – non a caso – proprio quando le menti dei nostri pensatori e scienziati cominciarono a dare sul serio le spalle a Dio e alla Chiesa, che pure fino a quel momento avevano aiutato non poco lo sviluppo del pensiero scientifico. Diciamo che mentre Dio veniva dato per moribondo, preparando la sentenza di Nietzsche sulla sua dipartita, le menti cominciavano a votarsi al Progresso.

Il fulcro delle umane speranze non era più il Dio che dimorava nelle chiese grandi e piccole sparse su quella terra che volge a occidente, ma le invenzioni straordinarie che popolavano i grandi spazi delle Esposizioni Internazionali nelle metropoli, con le loro promesse di felicità e libertà senza limiti. E di luce, tanta luce, essendo figlie dei Lumi. Da allora le cose sono un po’ cambiate. L’idolo del Progresso, come le capricciose divinità pagane, si è accoppiato un po’ con chiunque: capitalismo, marxismo, Chiesa. Tenuto conto anche della contraddittoria relazione con il nazismo, possiamo dire che il risultato finale è più o meno questo: molti non ci credono più, ma altri lo considerano ancora l’unica vera speranza.

Nel frattempo, da quegli accoppiamenti sono nati altri idoli, ciascuno con il proprio culto fanatico e settario. Un idolo è il Web. A lui è affidato il compito di trasferire quasi senza sforzo, miracolosamente, tutto lo scibile e tutte le informazioni nelle menti di ciascuno dei 7 miliardi di menti umane. Come fossero caramelle o tavolette di cioccolata. Altro idolo è l’Ambientalismo. Suo compito è salvare il pianeta dalla sua malattia principale: l’uomo. Ma che succede quando si scopre che proprio il web (facebook in particolare), come tutto ciò che va a corrente elettrica, inquina di brutto? Qualcuno salvi il sacro Web dall’ira del potente Ambientalismo!

Sul blog di Piero Vietti c’è il link al pezzo del Corriere sulle emissioni assassine di Facebook (qui).

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