Io non so

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Pier Paolo Pasolini, morto che parla

Io non so perché non vogliono farmi riposare in pace.
Io non so perché continuano a tenere in vita artificialmente il mio fantasma.
Io non so perché proprio coloro che spesso e volentieri sono favorevoli all'eutanasia, oltre che all'aborto, non vogliono più lasciarmi andare.
Io non so cosa vogliono da me, a parte le mie poesie, i miei romanzi e i miei film. Certo, non tutti capolavori, ma ero uno scrittore, mica un dio!
Ecco, io non so perché, invece, intellettuali, politici e semplici militanti della parte politica in cui mi trovai a stare in vita – seppure da eretico e dunque da semi-appestato – ora mi trattano come un dio onnisciente, depositario di tutte le verità sull'Italia.
Io non lo so, ma sospetto che derivi anche dal fatto che – malgrado quello che dicono alcuni di loro – hanno perso tutti la fede in Dio, oltre che la fiducia nello Stato.
Io non so perché ho deciso di scrivere sul petrolio dell'Eni. Quando mai l'ho fatto! Se avessi saputo che ogni due per tre sarebbe arrivato qualcuno a tirarmi fuori dalla tomba per quello… Ora pure Veltroni e Dell'Utri!
Io non so perché, ma sono stato trasformato in un santino. Io, coscienza inquieta, profonda e contraddittoria, ridotto a figurina bidimensionale, da moltiplicare in serie, da appiccicare sulla parete e da idolatrare insieme con Sandro Pertini, Ernesto Che Guevara, Gandhi, Elvis Presley, Bob Dylan, J. F. Kennedy, Vasco Rossi, Dario Fo, Saviano, Benigni, don Gallo, Santoro, Travaglio, Jovanotti.
Sì, io sulla stessa parete di Santoro, Dario Fo e Jovanotti!
Io non so perché, ma mi girano le balle. Vorticosamente.
Io so solo una cosa: sono morto. Ora, per pietà, lasciatemi andare.