A lezione di comunicazione

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L’allenatore dell’Inter Josè Mourinho è uno che ha qualcosa da insegnare non solo come allenatore, ma anche come uomo di comunicazione. Infatti, oltre ad avere a disposizione calciatori molto forti e oltre a sapere come disporli in campo e come motivarli, ha la rara capacità di sfruttare i media per far arrivare un messaggio forte e chiaro a chi deve riceverlo (il suo target).


Esempio. Sabato sera la sua Inter sembra sull’orlo del baratro. Infatti subisce 2 espulsioni nella prima mezz’ora della partita. Espulsioni giuste, perché i suoi giocatori sono troppo nervosi e compiono falli plateali. Perché i suoi giocatori sono così nervosi? Perché si avvicina l’appuntamento più importante della stagione, la sfida di Champions League di mercoledì. Bisogna sapere che l’Inter, pur essendo la squadra attualmente più forte d’Italia, lanciata alla conquista dell’ennesimo scudetto, in Champions League soffre parecchio e negli ultimi anni non ha mai vinto.


Cosa fare di fronte a questa situazione? Il bravo allenatore capisce che la squadra è nervosa. Troppo. Deve dunque trovare il modo di abbassare la tensione? Non proprio. Infatti, la tensione deve comunque rimanere alta, perché la squadra non può permettersi di perdere la concentrazione in vista della gara di Champions. La situazione, come si vede, è complessa. A questo punto, un bravo allenatore probabilmente aspetterebbe l’intervallo per parlare con i suoi giocatori. Ma Mourinho non è solo un bravo allenatore, è anche un bravo comunicatore e quindi fa una cosa diversa. Decide di sfruttare tutte le carte che ha a disposizione. Non solo. Compie un autentico capolavoro di strategia, trasformando in carte a suo favore proprio le due espulsioni, cioè la possibile causa del disastro. Come fa?


Mourinho pensa a un diversivo. Ora, per distogliere l’attenzione dal comportamento dei giocatori della squadra migliore del campionato occorre un argomento ancora più forte. E qual è, nel calcio italiano, l’argomento più forte in assoluto? Gli arbitri. Il bravo comunicatore, pur essendo straniero, ha già intuito l’eterna diffidenza italiana per gli arbitri, come per qualunque altra autorità che abbia a che fare con la giustizia. Ha colto la predisposizione a vedere complotti ovunque, specie dopo che un processo (la solita buffonata all’italiana, ma questo è un altro discorso) ha esautorato un personaggio molto discusso (Moggi), dando ragione ai complottisti. In particolare, ai tifosi dell’Inter, notoriamente soprannominati “piangina” (lamentoni), che non vedevano l’ora di poter dire che la causa delle loro sconfitte del passato non era la loro poca bravura, ma la disonestà altrui.



E allora ecco la mossa geniale. Nel pieno dell’adrenalina della partita, quando sa di essere guardato dai suoi tifosi, dai suoi giocatori e dalle telecamere, il bravo comunicatore si affida al suo istinto istrionico e compie un gesto molto semplice, sintetico, di facile decodifica per tutti: il gesto delle manette. Così dice: “Siamo vittima di un’ingiustizia”. In questo modo ottiene tre risultati in un colpo solo.


Primo, fornisce ai tifosi l’interpretazione che si aspettano. Magicamente, per i suoi tifosi sparisce ogni altra considerazione, tipo che le decisioni arbitrali in realtà erano tutte giuste. Quel gesto scatena la loro reazione: la tifoseria si mette ad agitare i fazzoletti bianchi in segno di protesta. Il bravo comunicatore sa bene che loro non sono lì per la giustizia e per la verità, ma per lo spettacolo e per la vittoria. Grazie al suo gesto, ora sono tutti con lui. L’occhio di bue è su di lui.


Secondo, ora anche i commentatori hanno qualcosa di grosso di cui parlare.


Terzo – e forse più importante – i giocatori hanno un nemico esterno: tutto il mondo. Fittizio, ma molto concreto ai loro occhi. Il gruppo può compattarsi mantenendo alta la tensione.



Chapeau.

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16 commenti su “A lezione di comunicazione

  1. anonimo ha detto:

    io lo arresterei veramente per atti patetici in luogo pubblico.
    Buffone,

  2. anonimo ha detto:

    Trovo più convincente la lettura di Christian Rocca che risale al derby e trovi qui:

    http://www.camilloblog.it/archivio/2010/01/25/complessi-di-inferiorita/

    Comunicazione? Uso consapevole della teoria del complotto?
    A me sembra solo insicurezza e conseguente nervosismo.  E la ricerca di un alibi qualora le cose andassero, clamorosamente, male.
    Pessima figura. Infantile. Clownesca.

  3. anonimo ha detto:

    Non sono anonimo.
    Sono Franco

  4. vincenzillo ha detto:

    anonimo #1, tu dici "buffone" e "patetico", io ho scritto "istrione". Infatti la mia ammirazione per le sue doti di comunicatore non esclude che durante la partita io lo abbia mandato più volte a quel paese, e di cuore.

    franco, la "pessima figura" l’hanno fatta con l’esterno, me compreso. Infatti durante la patita l’ho mandato più volte a quel paese, per usare un eufemismo. Dopo la partita, però, mi sono chiesto che effetto avrebbe potuto fare quel comportamento sull’ambiente Inter e soprattutto sui giocatori. Per esperienza di calciatore so che il sentire di essere soli contro tutti può compattare il gruppo. Uno dei miei allenatori – un grande motivatore – ha usato ogni tanto questa tattica. Vedremo domani sera in Champions, se entreranno in campo più convinti o, come sempre, nervosi e intimoriti.

  5. anonimo ha detto:

    E’ l’effetto mondiali 82 e 06. Ma qui si basa sul nulla. Tagliavento ha arbitrato bene malgrado un condizionamento ambientale da America Latina anni 60 e, a fine partita, anche i calciatori dell’inter hanno dovuto ammettere che non c’era granche’ di cui lamentarsi.
    Mourinho poi ha dovuto dichiarare, ridicolmente, che il suo gesto è stato male interpretato.
    Non so, magari gli va bene, e domani vincono 3 a 0, ma a me sembra piu’ la ricerca di un alibi a priori, un tentativo disperato di sgravare il peso insostenibile della pressione di una squadra che in Italia vince senza avversari (vedi Rocca) e all’estero prende senza sosta lezioni esemplari (Man Utd, Barça), passando per puro culo primi turni ridicoli come quello dello scorso anno.

  6. vincenzillo ha detto:

    #5, giusto: ai mondiali 82 avevamo tutti contro. Tagliavento è stato davvero bravo. La cosa che mi ha stupito favorevolmente è stato che su Sky il conduttore si è subito schierato apertamente a favore della sua buona conduzione di Tagliavento, senza star lì a rimestare nel torbido e senza dire le solite mezze parole tipiche di chi è intimorito da Mourinho o vuole compiacerlo.
    Solo una cosa: a me risulta che ai giocatori dell’Inter a fine partita è stato imposto il silenzio stampa. Dove hai trovato la storia che avrebbero ammesso che non c’era nulla di che protestare?

  7. anonimo ha detto:

    Non l’ho trovata. No dico solo che l’evidenza televisiva nega loro ogni appiglio.

    Franco

  8. vincenzillo ha detto:

    franco, è vero. infatti, per mantenere intatta l’illusione, i giocatori dovrebbero essere tenuti fino a mercoledì sera in completo isolamento. niente tv, solo playstation.

  9. anonimo ha detto:

    ad ogni modo, questo lo tengo da parte per la partita di mercoledì sera…
    ernesto

  10. vincenzillo ha detto:

    ernesto, è fantastico. lo voglio da tenere lì sul divano. ma anche tu per caso sei juventino?

  11. anonimo ha detto:

    oddìo non è che sia proprio un tifoso sfegatato – la situazione, poi, non offre grandi spunti – diciamo che da qualche anno l’Inter risveglia i miei più bassi istinti iettatori.

  12. anonimo ha detto:

    Il vero juventino emerge nel momento della sfiga.

    Franco

  13. vincenzillo ha detto:

    franco, il tifoso juventino è stato abituato troppo bene. nemmeno la cattività in serie B è servita a molto. per esempio, tra i miei parenti e conoscenti, io sono uno dei pochi che si è guardato anche le ultime partite, soffrendo in silenzio – a parte qualche saracca poco cristiana all’indirizzo dei giocatori più inguardabili. ma intorno a me c’era il deserto. parenti e amici hanno abbandonato i ragazzi proprio nel momento del bisogno. non si fa.

  14. anonimo ha detto:

    Sul tifoso juventino e in generale italiano:

    1) Istanbul. Una sera di fine maggio 2005. I giocatori del Liverpool rientrano a capo chino negli spogliatoi alla fine del primo tempo della finale di Coppacampioni. Sono sotto di tre gol. La finale tanto attesa sembra finita prima di cominciare. Nei sotterranei dello stadio del Galatasaray Rafa Benitez, Gerrard e soci si abbattono affranti sulle panchine. Alle loro orecchie arriva, attutito dalle spesse pareti giallognoli, un coro che gli sembra di conoscere. Non riescono a crederci. Dagli spalti dello stadio che li ha appena visti soccombere disastrosamente al Milan arriva il canto della Kop in trasferta: You’ll never walk alone. Non sono soli. "Che si fa?" chiedono a Rafa "Beh un gol nel primo quarto d’ora, poi si vede." Abbiamo visto.
    La Juve, ma quasi ogni squadra italiana, credo, sarebbe stata abbandonata al suo destino.

    2) Milano. febbraio 2010. Malgrado il Gufo è andata come è andata. Ma è un grande comunicatore o ha un culo che fa provincia?

  15. ipitagorici ha detto:

    Due delle ipotesti fatte invece da Gene Gnocchi.

    1)Mourinho sta invitando Muntari e Mariga ad un festa sadomaso nel dopo partita
    2)Mourinho ha intravisto Bin Laden in tribuna vip e sta dicendo "arrestatelo!"

  16. vincenzillo ha detto:

    Franco, non c’è dubbio che il grande comunicatore abbia un culo fuori dal normale. Ne è prova anche la traversa presa dall’Udinese domenica all’ultimo secondo. Dico, all’ultimo secondo! Col Chelsea l’Inter ha giocato bene. Non so dire quanto abbia contato la sindrome da accerchiamento, perché la bravura dei giocatori, il carattere di giocatori come Milito e la bravura dell’allenatore sono fattori pesanti. Ma un suo peso per me l’ha avuto, magari nel contrastare la cacarella pre-partita.
    Sul tifoso italiano, è vero che ha troppa puzza sotto il naso. Il fatto è che in Inghilterra il tifoso premia comunque l’impegno. Si sente tradito non tanto quando la squadra perde, ma soprattutto quando la squadra non dà tutto.

    bruno, tutto può essere, visto il soggetto.

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