Per il giorno degli smemorati*

Libro_meottiSugli ebrei morti nella shoah siamo quasi tutti d’accordo, almeno in occidente. A prevalere è il sentimento del cordoglio e il rifiuto dell’orrore nazista. Tutto bene, dunque? Non proprio. C’è qualche considerazione ulteriore da fare. Primo, che questo atteggiamento non è poi così universale come si potrebbe pensare. Infatti, illuminati governanti come l’iraniano Ahmadinejad non si vergognano di esprimere apertamente il proprio anti-semitismo. Secondo, che perfino l’Onu è pronto ad ascoltare più Ahmadinejad che Israele. Terzo, che l’Onu fa così anche perché le menti più illuminate dell’occidente si sono convertite da tempo in massa al dogma filo-palestinese. Quarto, che va diffondendosi il negazionismo, ideologia secondo cui la shoah non è mai esistita. Quinto, che l’insieme di tutto questo porta ormai troppa gente ad accettare tranquillamente l’accostamento folle tra gli ebrei e i nazisti, e tra lo Stato ebraico e l’"Apartheid". Per tutti questi motivi, è degno di nota un libro che più che un libro è un’orazione civile: Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri d’Israele, di Giulio Meotti (Lindau). Protagonisti assoluti, gli israeliani uccisi dal terrorismo islamico e gli israeliani vivi, i loro parenti e amici, gli unici che ancora li ricordano e li piangono. Infatti, almeno nel giorno della memoria, ricordiamoci una triste verità: tutto il mondo piange le vittime palestinesi, mentre quasi nessuno piange quelle israeliane. Nomi e cognomi, storie, vite stroncate dal terrorismo islamico. E già che ci siamo, ricordiamoci anche un’altra cosa: se è vero che Israele rappresenta l’unica propaggine dell’occidente in medio-oriente, allora quelli non sono solo i morti degli israeliani. Sono anche i nostri.

*Recensione segnalata da Giulio Meotti sul suo blog sul Foglio (qui).