Haiti – Riti funebri

haiti-victimsRiferiscono i reporter che, alcuni giorni prima che i corpi delle vittime del terremoto fossero sepolti nelle fosse comuni per evitare epidemie, si potevano sentire gruppi di sopravvissuti cantare per accompagnare le anime dei morti alla loro destinazione. Duecento anni fa, Ugo Foscolo scriveva nel carme Dei Sepolcri:

Celeste è questa
corrispondenza d’amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l’amico estinto
e l’estinto con noi;

Questi versi mi sono venuti in mente perché nacquero come atto di ribellione contro l’obbligo di sepoltura anonima imposto da un editto napoleonico. Il poeta non accettava che fosse vietato avere il proprio nome sulla lapide ("e serbi un sasso il nome"), per essere ricordati e pianti dai propri cari o dai cittadini in generale, nel caso di uomini illustri. Ad Haiti le fosse comuni sono state una necessità, ma i vivi hanno sentito l’esigenza di esprimere il proprio dolore e la propria pietà, con un gesto profondamente umano. In tempi come questi – tempi di guerra e di disastri naturali – voglio augurarmi che la stessa pietà animi tutti gli uomini "finché il Sole / risplenderà su le sciagure umane".

PS: Altra cosa notevole è che Foscolo, pur abbracciando una visione materialista del mondo, descrive il rapporto dei vivi con i propri morti chiamando in causa, poeticamente, il divino.

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2 commenti su “Haiti – Riti funebri

  1. ernestoA ha detto:

    ciao, ti faccio solo due precisazioni, spinto dalla mia passione foscoliana: Foscolo era un (ai tuoi occhi detestabile) materialista figlio del (ai miei occhi) grandioso Secolo dei Lumi. Dell’universo ha una visione simile a quella leopardiana, come un ciclo di incessante trasmutazione degli elementi:

    (…)                           e involve
    tutte cose obblío nella sua notte;
    e una forza operosa le affatica
    di moto in moto; e l’uomo e le sue tombe
    e l’estreme sembianze e le reliquie
    della terra e del ciel traveste il tempo.

    in questo quadro di continua trasmutazione della materia che comprende anche gli uomini (quante volte ricorrono nell’Ortis le riflessioni sul "tornare alla materia", ovvero morire…), l’elemento divino è assente, e la religione è interpretata in chiave esclusivamente consolatoria: come illusione che aiuta a sopportare meglio l’angoscia del sapersi diretti "alla materia".

    Ma perché pria del tempo a sé il mortale
    invidierà l’illusion che spento
    pur lo sofferma al limitar di Dite?
         
    Ovvero, perché il mortale si priverà dell’illusione secondo la quale, morto, continuerà a sussistere in una qualche forma?
    E’ ovvio che nella cultura di Foscolo non esisteva alcuno spazio per un’idea di aldilà e di sopravvivenza in qualsiasi forma dell’estinto (se parla dell’Orco o di Dite lo fa nel solco della tradizione mitologica e letteraria). Dunque, ecco la "corrispondenza di amorosi sensi", cioè la permanenza del defunto nella memoria affettuosa dei cari ancora viventi, che è però una faccenda interamente ed esclusivamente umana. (e infatti chi "non lascia eredità d’affetti" tra i viventi non può contare su nessuna forma di sopravvivenza, neanche nella memoria).

    aggiungo: l’editto di Saint-Cloud non "contendeva il nome ai morti", ma uniformava le caratteristiche delle sepolture e delle lapidi e stabiliva che i cimiteri dovessero sorgere fuori città.

    Insomma, una licenza poetica; oppure il riapparire di una tipica ossessione foscoliana, quella della "illacrimata sepoltura", di essere sepolto in una tomba senza nome e dimenticato, come nella splendida terzina finale del sonetto "Né più mai toccherò le sacre sponde", in cui paragonando i diversi destini suoi e di Ulisse, Foscolo conclude:

    "Tu non altro che il canto avrai del figlio,
    o materna mia terra; a noi prescrisse
    il Fato illacrimata sepoltura."

  2. vincenzillo ha detto:

    ernesto, ai miei occhi Foscolo non è affatto detestabile, malgrado fosse materialista. Così come Leopardi. Al loro genio sono disposto a perdonare tutto. Sì so bene che il divino, per Foscolo, è solo illusione consolatoria. La "forza operosa" è una trasmutazione che inizia e finisce nella materia, senza aldilà e senza cause finali. (Quanto è bello quel tempo che "traveste" le reliquie della terra e del cielo…). Per questo, quando ho detto che evoca il divino, ho aggiunto l’avverbio "poeticamente".
    Mettiamola così: l’ossessione dell’"illacrimata sepoltura" fu il "fantasma" che Dio mise nella sua testa per fargli aggiungere qua e là quell’ingrediente senza il quale la sua poesia non sarebbe stata così bella. "Celeste dote" è nei poeti…

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