Craxi 2: il simbolo e il politico

craxi-1Sono sempre attirato dal rilievo simbolico che una persona o una cosa può assumere. La sua consistenza fisica rimane quella che è – limitata nel tempo e nello spazio – ma in più si aggiunge un significato, o una molteplicità di significati, che la rendono nello stesso tempo se stessa e qualcosa di più. Così è, in massimo grado, per i simboli religiosi o letterari. Così è anche, seppure in misura diversa, per certe figure come, non so, Gandhi o Martin Luther King. Ma una cosa simile può accadere anche in dimensioni molto più ridotte e in ambiti più ristretti, perfino in piccoli gruppi di persone, in classi scolastiche, in famiglie. O in nazioni, come l’Italia.

Nel ristretto orizzonte italiano, una delle figure più forti da questo punto di vista è Bettino Craxi. Come spiegare, altrimenti, tutto l’odio nei suoi confronti? Odio e amore sono sentimenti che hanno ben poco a che fare con la politica. Suscitarli è prerogativa di figure che trascendono il ruolo svolto dalla persona in un partito, in un governo, in una nazione. Significa che si è arrivati a toccare sfere più profonde della politica e a legare la propria faccia e la propria sorte a un’impresa epocale.

L’immagine incarnata da Craxi è quella dell’uomo forte. Ovvio che evocasse, in Italia, quei lontani fantasmi immortalati da Forattini negli stivaloni di Mussolini. La sua è sembrata per molti anni un’ascesa irresistibile, come se avesse dalla sua il favore degli dei, ma a un certo punto è arrivato il tracollo. Inesorabile, irrevocabile. Il fato aveva deciso altrimenti, i magistrati pure.

L’impresa di Craxi, invece, era di carattere politico ed era molto semplice: modernizzare la sinistra italiana, sulla scia delle altre sinistre europee. Conquistare il voto e la fiducia di nuovi elettori, liberandosi dal giogo del classismo del Pci e aprendosi a tutte le classi sociali. Sappiamo com’è andata a finire. Oggi, in Italia, la parola “socialismo” è scomparsa dal nome dei grandi partiti, dai commenti e dalle riflessioni politiche. Non che ci manchi poi troppo, eh…

Quello che davvero ci manca? Un grande partito di sinistra con uomini e idee moderne. E la vicenda di Craxi, come simbolo e come politico, in questa grave lacuna c’entra, eccome se c’entra.

8 commenti su “Craxi 2: il simbolo e il politico

  1. anonimo ha detto:

    Ripeto. Sei sicuro di conoscere quel periodo storico?
    Craxi divenne, a sorpresa, segretario del PSI, all’indomani delle elezioni del 1976. Consolido’ il suo inatteso potere nel biennio seguente e quindi direzionò il partito verso acque diverse da quelle in cui aveva navigato ai tempi di De Martino. Entrò in concorrenza con il PCI, abbandonò lo schema alternativo al PLI e, in una situazione di diminuzione del consenso della tradizionale piattaforma di voti su cui si reggevano i governi, fu il motore dei governi di pentapartito. Emarginò in questo modo il ben più consistente PCI – che aveva svolto un ruolo significativo nel periodo 76-79 senza peraltro MAI entrare direttamente nella compagine di governo – e mise in difficoltà il suo grande rivale dell’epoca – De Mita – senza mai riuscire a salire, perlatro, sulla cresta della sempre fantasticata onda lunga.
    Come avrebbe potuto mai Berlinguer "scomunicarlo" se nei primi ’80 era semmai il contrario, con Craxi che picchiava a piu’ non posso sullo sfiatato PCI per tentare di guadagnarne fette di elettorato, e ancora di piu’ dopo, non foss’altro perche’ Berlinguer era nel frattempo morto, colpito da un ictus devastante durante un comizio a Verona, nel 1984!
    Proprio allora Craxi diventava – finalmente, dal suo punto di vista – presidente del consiglio, e lo restava con alterne vicende fino all’87. Prima di conoscere l’inevitabile declino sostituì alla scala mobile una decisiva spinta al debito (quella che ancora paghiamo e pagheremo), invitò gli italiani a abbandonare le tradizioni del lavoro dipendente e del risparmio in favore della piccolissima imprenditoria e della speculazione (poi molti si schiantarono come falene nell’ottobre dell’87, un giovedi’, sul più colossale ribasso della storia borsistica mondiale), e preparò in un memorabile consiglio dei ministri straordinario il DL che segnava l’inizio dell’inarrestabile carriera dell’attuale presidente del consiglio.
    Quest’ultimo evento è dell’84. Il DL – detto DL dei puffi – venne convertito in legge 6 mesi dopo con i soli voti contrari della sinistra indipendente.
    Il PCI – lungi dall’effettuare scomuniche di qualsivoglia tipo – ottenne in cambio RAI3.
    Questi sono piccoli mattoncini di quella storia, ormai lontana. Il resto retorica e – come si dice oggi – "comunicazione"
    Saluti a tutti Franco

  2. AntonyStar ha detto:

    monetine ed esilio non ripagheranno mai gli italiani per l’eredità che ha lasciato e non parlo del debito pubblico. Onestamente già rabbrividisco all’idea che un politico sia ricordato. Se poi questo politico è Craxi… è la fine. Se poi a parlare sono i suoi figli, il suo delfino, oggi presidente del consiglio, i vari politucoli che ha seminato.

    Basta certa gentaglia va dimenticata!

  3. vincenzillo ha detto:

    Franco, ottima ricostruzione.
    Quando parlo di "modernizzazione della sinistra" mi riferisco soprattutto all’apertura di Craxi – anche da te ricordata – verso la trasformazione del mondo del lavoro. Il Pci, invece, era strutturalmente e orgogliosamente legato alle forze meno dinamiche, atteggiamento riassumibile culturalmente nell’utopia vetero-socialista – ancora oggi dura da scardinare – del "posto fisso per tutti".  
    Sulla "scomunica": è vero, gli ultimi anni di Berlinguer coincisero con l’inizio dell’ascesa dirompente di Craxi. Quindi, se guardiamo ai risultati delle urne e all’azione aggressiva e vincente nei confronti del Pci, il "Papa" in quel momento era Craxi e non Berlinguer. La "scomunica", tuttavia, è un termine che, per me, ha senso se riferita al processo di beatificazione cui Berlinguer andò incontro già in vita, e a quel ruolo di moralizzazione da lui inaugurato alla fine degli anni 70, pensando sicuramente alla Dc, ma sicuramente anche al Psi di Craxi. Pensa al momento storico: nel ’76 il Pci era arrivato a un passo dalla vittoria, l’Enrico si era forse cullato in sogni di gloria – sempre con la consueta modestia e moralità, per carità, niente eccessi – e invece eccoti spuntare una nuova stella di prima grandezza, che ti comincia a erodere il gruzzoletto di voti così duramente conquistato… a te non sarebbero girate le palle?

  4. vincenzillo ha detto:

    AntonyStar, libero di chiudere i conti con il passato con un taglio netto. Il problema è se questo passato non vuole saperne, di "passare". Guarda il dibattito attuale. Tra i "sostenitori" ci sono non pochi imbarazzi, mentre tra i detrattori le idee sono molto più chiare: Craxi vive ancora, in immagine, soltanto come "il ladro". Parallelamente, Berlinguer vive ancora, in immagine, come "il santo". Perché nomino Berlinguer? Perché se fossimo in un paese come l’India, con una mentalità più arcaica, più mitica, rispetto all’evoluto occidente, mi verrebbe da dire che, nel dibattito, le immagini di Berlusconi e di Craxi si sovrappongono. Così come le immagini dei presunti salvatori della patria si sovrappongono – o si vorrebbero sovrapporre – a quella di Berlinguer. Ma da noi a condurre il dibattito sono gli spiriti liberi, i liberi pensatori, mica dei grezzi maestri di cerimonia accecati dalla superstizione…

  5. anonimo ha detto:

    Secondo me non ci siamo proprio.

    Berlinguer non fu mai beatificato in vita, te lo posso garantire e la corruzione non era un fenomeno solo democristiano né  circoscritto alla seconda metà degli anni 70.

    La politica è per sua natura molto più plasmabile di come la dipingi tu e di solito non ha né papi, né scomunicati.

    Inoltre nel 76 Berlinguer non aveva nessuna intenzione di andare al governo contro la dc, ma semmai insieme, cosa che gli riusci’, sia pure attraverso l’astensione nei confronti del periglioso meccanismo del monocolore democristiano di Andreotti (ecco se non un papa almeno un grosso vescovo) e poi con i governi di unità nazionale contro le varie emergenze. Vedi rapimento Moro e sue conseguenze (ecco un altro papa o almeno vescovo).

    Berlinguer aveva una fottuta paura di un colpo di stato di destra e non era il solo.
    Le avvisaglie c’erano state e belle forti, pure. Vedi il piano SOLO (1964), il golpe Borghese (1970) e le cose che si sono conosciute meglio dopo (Stay Behind – Gladio / P2).

    Inoltre si era staccato dall’ortodossia sovietica fin dal 1968, ma non aveva mai rotto del tutto per comprensibili motivi di natura economica (il PCI era interfaccia di molte delle transazioni commerciale con l’URSS e l’est europa), che politica (uno strappo definitivo e irrimediabile, con cambio di nome e tutto quanto avrebbe probabilmente lacerato il partito peggio di come poi accadde a Occhetto nel 90).

    E poi era morto maledettamente giovane. I suoi funerali furono grandiosi e fu beatificato solo allora quando persino Almirante visitò la camera ardente scortato con orgoglio da Pajetta.

    Quell’estate il PCI supero’ (alle europee) i voti della DC. Un sorpasso alla memoria.

    L’ultimo.

    Craxi va valutato per quello che fece. Che non fu poco. Ma – ripeto – fu tutto fatto accendendo debiti da riscuotere a futura memoria. E tocca a noi saldarli.

     

  6. vincenzillo ha detto:

    "Berlinguer non fu mai beatificato in vita".
    E allora mi spieghi perché Eugenio Scalfari – con Berlinguer ancora in vita -scrisse il memorabile titolo: "Berlinguer non è la madonna"?

    Diciamo che Berlinguer – grazie anche a certe posizioni con l’URSS – ha incarnato e incarna ancora alla perfezione il mito che è servito alla sinistra italiana per perpetuare se stessa: il mito del comunista buono.

    "Berlinguer aveva una paura fottuta di un golpe di destra".
    Sinceramente, non so proprio dire quanto ci credessero davvero, lui e tanti altri, e quanto fosse propaganda. Per esempio, una interessante lettura che getta una luce assai diversa sul tanto declamato "golpe Borghese", è quella di Giampaolo Pansa nel suo "Revisionista": a poche ore dal presunto golpe, infatti, Borghese in persona rilasciò a Pansa un’intervista di un paio d’ore, se non ricordo male. Secondo te, uno che è in procinto di attuare un golpe si intratterrebbe amabilmente con un giornalista per tutto quel tempo? A me puzza abbastanza. Possibile che a Botteghe Oscure non puzzasse a nessuno?

  7. reginadistracci ha detto:

    Ciao Zillo, temo che il concetto di "sinistra moderna" sia un ossimoro. Infatti le idee della sinistra  (non solo della sinistra comunsta ma anche di quella socialdemocratica) sono irrimediabilmente antiche. Si è dimostrata fallimentare l’ideale millsiano dello stato-moloch che "ridistribuisce le ricchezze" dopo avere ammazzato le imprese che creano ricchezze a suon di tasse. Infatti la vera emergenza in tutti i paesi occidentali è una: la tassazione troppo alta che uccide l’economia.

  8. vincenzillo ha detto:

    Regina, ultimamente in occidente lo Stato si è dimostrato provvidenziale con i suoi aiuti alle banche e al mondo finanziario. Mi chiedo, tuttavia, cosa sarebbe successo se si fosse deciso altrimenti. La batosta sarebbe stata fatale o salutare?

    Il nodo della "redistribuzione" non è facile da sciogliere. I deboli vanno protetti, ma nello stesso tempo i forti non vanno tarpati. Hehe, una bella gatta da pelare per la politica.

    In Italia siamo messi male anche perché lo Stato è mamma: tu piangi e lei ti dà da mangiare. Io vorrei uno Stato papà, nello stesso tempo più leggero e più forte. Un padre che non ti opprime, ma se ti becca a far cazzate te le suona.

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