Il profumo della libertà

blade-runner-los-angeles-752153Finalmente ho capito che cosa mi spinge a tornare sempre di nuovo sul blog di zamax (qui c’è il post di oggi): il profumo della libertà. Nelle mie giornate di pubblicitario milanese mi capita di leggere o di sbocconcellare parecchi giornali, blog, romanzi, fumetti, libri su vari argomenti, ma in pochissimi altri posti trovo lo stesso genuino sentimento della libertà. Laico senza essere nichilista, sacrale senza essere feticista. E’ come girare anni e anni per una metropoli buia, umida e carica di miasmi, diciamo alla Blade Runner, e alla fine imbattersi fortunosamente in un angolino luminoso, asciutto, il retro di una piccola bottega da cui promana un’essenza profumata che, per qualche strana ragione, ci è familiare. Ricordo di un viaggio fatto nell’infanzia e poi dimenticato? Anticipazione di cose non ancora accadute? O cos’altro? Per capirlo non c’è altro modo che passare sempre di nuovo, gettando un’occhiata curiosa all’interno.

In particolare, il post di oggi (qui) mi colpisce per il passaggio centrale e per la conclusione.
Il passaggio è quello che lega la società umana moderna, l’uomo e lo Stato. La società “senza una qualche fibra morale che la vivifichi non sta in piedi”, poiché al suo interno “la conflittualità diventa distruttiva”. L’uomo moderno, invece, è “tenuto ben lontano dai concetti di bene e male”, e dunque svuotato di ogni “tensione morale”. Per questo finisce per essere intruppato sotto “simboli, parole, gesti”, ma rimane incapace di riconoscere il significato della “violenza contro l’individuo e la proprietà” e i suoi “veri diritti”, da non confondersi con i “capricci” e l’arbitrio. Da qui deriva un aumento spropositato del ruolo dello Stato – evocato nelle intenzioni come “neutrale” ma poi di fatto chiamato a una onnipervasiva “educazione permanente”. Ruolo che lascia l’uomo in uno stato di minorità e soffoca la sua originaria libertà.

La conclusione è per me una perla da incidere nel marmo: "Emanciparsi da Dio, o quantomeno da una morale che a una verità se non trovata almeno ricercata con sofferenza faccia riferimento, è il sogno ricorrente e pericoloso delle epoche di crescente libertà. Esse si portano dietro il riflesso di queste libertà, come un marchio di nascita, e insieme anche il veleno per distruggerle. Perciò la saggezza di quel “One Nation, under God” non sta nell’esortazione alla militanza cristiana, ma alla temperanza. Un monito allo Stato sovrano, Terra di mezzo tra lo Stato di Natura e il Regno di Dio, né Stato di Natura né Regno di Dio."

Annunci