Quel Muro mentale che non vuole crollare

mcdonalds-cyrillic-smallMilano, novembre 2009. Agenzia internazionale di pubblicità. Due o tre giorni prima del ventesimo anniversario della caduta del Muro. Una coppia di Piccoli Creativi presenta, con la dovuta deferenza, una piccola ideuzza al Grande Creativo. Il Grande Creativo la soppesa con il dovuto scetticismo. Osserva una per una le immagini, tra cui quella di un McDonald’s a Mosca. Appena la vede, la scarta con un commento che non ammette repliche: "Il McDonald’s no". Poi aggiunge, provocatorio: "Tra il Cremlino e il McDonald’s non ho dubbi: preferisco il primo". Uno dei due Piccoli Creativi non si lascia intimidire e replica immediatamente con grande convinzione: "Io no". La riunione prosegue, il clima è cordiale e sereno. Nelle lunghe, estenuanti ore che seguono, il Piccolo Creativo ha modo di ripensare all’episodio. Calcola che il suo Piccolo Stipendio di Piccolo Creativo è un tredicesimo del Grande Stipendio del Grande Creativo (senza considerare auto aziendale e altri benefit che il Piccolo Creativo manco si immagina). Onore al merito: se l’è guadagnato sul campo. Il capitalismo ha premiato la sua genialità. Bene. Ma allora perché il Grande Creativo dice di odiare il capitalismo al punto da preferirgli il comunismo? Probabilmente perché sa che nella vita c’è qualcosa di più importante del vile denaro: la libertà. La libertà di non essere mai premiato per il proprio merito, la libertà di essere condannato a una vita di stenti, la libertà di vivere nel terrore, la libertà di essere confinato in un gulag, la libertà di essere torturato e ucciso solo per una delazione. Da questo amore per la libertà deriva un altro aspetto della faccenda: il Grande Creativo ha la consapevolezza che col proprio lavoro sta contribuendo ad accrescere ciò che più odia. Un vero strazio.

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21 commenti su “Quel Muro mentale che non vuole crollare

  1. anonimo ha detto:

    Il Grande Stronzo, direi…

  2. SorannaroS ha detto:

    Hai reso molto bene l’idea, Vincenzì…ed è davvero uno strazio!

  3. vincenzillo ha detto:

    #1, ehm, dai non essere volgare. 🙂

    SorannaroS, e non è mica l’unico, eh. sono casi umani.

  4. ClaudioLXXXI ha detto:

    Ipocriti o schizofrenici?

  5. vincenzillo ha detto:

    claudio, il Piccolo Creativo passa intere riunioni a osservarli attentamente e a chiederselo, ma non ha ancora trovato la risposta.

  6. Il McDonald’s, più che del capitalismo, mi sembra il simbolo del cibo-spazzatura.

    A parte ciò, McDonald’s ha un problema di brand image. Il Grande Creativo ha i medesimi soprassalti di bile anche dinanzi al logo Apple? Ne dubito. Il fatto è che McDonald’s ha una pessima fama, in parte meritata, di azienda che propone un modello di alimentazione nefasto, insalubre, privo di aderenza al territorio, e tratta i dipendenti come schiavi.

    Si può essere supercapitalisti e avere una immagine molto cool, che piace anche ai liberal: pensa a gente come Steve Jobs o Michael Bloomberg. Tutto dipende da come viene percepito il brand.

  7. ernestoA ha detto:

    è vero, forse più che di ideologia è una questione di fighettologia: Apple è fighetto abbastanza, McDonald’s (così come Wal-Mart, Microsoft e Coca Cola) no.

  8. Apple ha un brand equity immenso, supportato da una immagine molto positiva.

    In parte ciò è dovuto al fatto di avere inventato prodotti che prima non esistevano e di cui dopo, tutti hanno improvvisamente scoperto di aver bisogno (iPod). Poi c’è il design prestigioso (e fighetto), l’arredo degli Apple Stores e il modo in cui sono gestiti, il fatto di aver puntato con successo sull’aura di esclusività ("noi che usiamo il Mac sì che siamo fighi, non come tutti quegli sfigati che usano il pc").

    Addirittura il Mac si è guadagnato la fama di essere più affidabile dei pc, quando ciò non è affatto vero (ormai usano la stessa tecnologia).

    La storia di Apple è una vera è propria lezione di marketing, di gestione del brand, di come si costruisce un enorme successo commerciale puntando, ancor più che sui prodotti, sul modo in cui vengono percepiti quei prodotti. Oggi tutti sfoggiano ancora l’iPod come se fosse una cosa chic, una cosa per pochi: e invece ne hanno venduti fantastilioni di pezzi.

    Per non parlare dell’iPhone, che meriterebbe tutto un discorso a parte.

    Comunque Microsoft è andata a scuola da Apple e ha imparato un bel po’ di cose: ciò che si è visto nel modo in cui ha gestito la commercializzazione e il supporto di Xbox 360, un altro esempio di clamorosa success story.

  9. vincenzillo ha detto:

    licenziamento,
    ernesto,
    avete centrato il punto: Apple è l’esempio perfetto. Apple, per lui e per legioni di pubblicitari fighetti, è il brand di chi pensa, è consapevole, ha valori e ha gusto. Steve Jobs è il loro nuovo Che Guevara. Se ragionassero in termini schiettamente ideologici, probabilmente userebbero la formula "capitalismo intelligente", o addirittura "etico". Ma con alcuni di loro è veramente difficile segnare i confini tra "ideologia" e "fighettologia". Per esempio, se li si mette al muro riconoscono che Jobs è un capitalista, ma io sono convinto che nella loro nebulosa mentale la percezione della sua presunta "eticità" arrivi a cancellare/perdonare l’appartenenza al genere "capitalista". Altra prova che quello che dice licenziamento è giustissimo: "La storia di Apple è una vera è propria lezione di marketing, di gestione del brand, di come si costruisce un enorme successo commerciale puntando, ancor più che sui prodotti, sul modo in cui vengono percepiti quei prodotti."

  10. Attenzione: la strategia di Steve Jobs di farsi percepire in un certo modo è del tutto consapevole. Anche nel modo in cui si presenta al pubblico. Maglioni dolcevita a tinte spente, dockers marroni. Il modo in cui Apple gestisce il proprio brand è frutto di decisioni, non è un afflato spontaneo.

    Aldilà dell’ovvia ammirazione per il successo di un marchio che riesce a mantenere gradi altissimi di loyalty ed equity, facendo al contempo soldi a badilate, mi stupisco che dei pubblicitari si lascino prendere all’amo. Dovrebbero essere consapevoli del meccanismo, vederlo per così dire "da fuori".

  11. Comunque per onestà riscontro che, nel mio ambiente di lavoro (Relazioni Istituzionali), si verifica un meccanismo molto simile a quello che accade tra voi pubblicitari.

    Per l’azienda dove lavoro da maggio di quest’anno, l’apparato militare USA è un cliente vitale. Bene: mi è stato raccontato che nel 2006 c’era da accompagnare Bush in una visita ad alcuni stabilimenti da noi acquistati e rimessi a nuovo – con aggiornamenti sia di hardware che di software – negli Stati Uniti, e nessuno dei nostri top manager volle andarci. Farsi vedere con Bush, stringere la mano a Bush, era una cosa che nessuno voleva fare. Risultato: fu delegato un manager di secondo piano, caduto da tempo in disgrazia, prossimo al pensionamento.

    Se oggi ci fosse da portare a passo Obama, questi dovrebbe solo scegliersi l’accompagnatore, anzi forse si muoverebbero i vertici dell’azienda, presidente e a.d. in testa.

  12. ernestoA ha detto:

    Obama non si farebbe mai vedere in giro con un fabbricante d’armi, europeo oltretutto.

  13. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, su Apple un certo grado di consapevolezza c’è, ma non uguale per tutti. Per esempio, per quanto riguarda il brand, la sua gestione e il suo successo, non penso ci siano dubbi. E anch’io, naturalmente, so che c’è solo da imparare. Per quanto riguarda Jobs, invece, i più fanatici credono che sia così davvero. Per loro è un guru. Poi ci sono quelli che semplicemente dicono: a me i prodotti piacciono di brutto, quindi anche se un mac costa più del pc me lo compro per esibirlo, chessò, sulla scrivania dell’ufficio, sul tavolino a casa quando faccio le feste, o l’iPod in metro quando mi muovo e gli occhi sono tutti per me. Sai, nell’ambiente l’estetica è già un gancio forte di per sé. Se poi l’intellettualoide è pure gratificato dalla percezione che dietro non c’è il "male" ma il "bene", allora la strada è spianata.

    Molto interessante ciò che accade da te. Sinceramente non pensavo.

  14. vincenzillo ha detto:

    ernesto, mi sa che hai ragione. Temo che presidente e a.d. di licenziamento rimarranno a bocca asciutta.

  15. Ernesto, mi sa che hai ragione: dopo l’immeritato Nobel per la pace, se si facesse vedere in giro con fabbricanti d’armi i suoi avversari non perderebbero occasione per sbertucciarlo. Comunque la sua amministrazione per noi è un cliente sicuro: lungi dal pensare al disarmo, ha stretto accordi con numerose società del gruppo per incrementare gli ordinativi, a fronte del rilievo e della riconversione di diversi stabilimenti a rischio chiusura, specie negli stati del Sud, a parità di livelli di occupazione. Sbaglia chi pensa che per Obama la priorità sia la pace: molto di più gli premono l’economia e la questione occupazionale in particolare.

    Vincenzo, io tra i prodotti faccio un distinguo: per esempio ho l’iPod, ma non il Mac (che non mi interessa) o l’iPhone (sul mercato c’è di meglio).

  16. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, "l’iPhone (sul mercato c’è di meglio)."
    Ma sei pazzo?? Ma come ti viene in mente di dire una cosa del genere?? Nei giorni precedenti al lancio in Italia – e sottolineo precedenti – e per due o tre mesi a seguire, è stata praticamente una protesi del Grande Creativo!!

  17. ernestoA ha detto:

    Accessorio indispensabile per il cool warrior dell’era Obama…

  18. vincenzillo ha detto:

    ernesto, il "cool warrior" è fantastico! 😀

  19. ipitagorici ha detto:

    Beh anch’io scelgo il Cremlino se lo mettiamo affianco al McDonald’s, il simbolo peggiore dell’occidente uniformato…

    Sto leggendo in questi giorni Buonanotte signor Lenin di Terzani, una bella testimonianza sui primi giorni dopo il crollo dell’Unione Sovietica, profetico in alcune intuizioni. Povera Russia, prima lo zarismo, poi il comunismo ora il putinismo…

  20. vincenzillo ha detto:

    bruno, tanti in Italia lo dicono solo per paradosso, senza pensarci troppo su. Forse anche tu? Solo perché nel nostro mondo ovattato l’avversione per mcdonald’s è più radicata, più diffusa, più accettata, rispetto a quella per il comunismo. Ma in realtà è un paradosso sbagliato, che denuncia solo l’ignoranza, la malafede, l’ipocrisia. Per cambiare idea basta proporlo a un conoscente vissuto sotto il comunismo e "toccare con mano" la sua reazione spontanea.

  21. ipitagorici ha detto:

    Si certo, anche la mia affermazione era paradossale, però se la libertà significa avere un McDonald’s sotto casa, insomma… si pensava fosse meglio la libertà.

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