Università italiana in caduta libera

uni_stataleOgni volta che escono nuove classifiche, le università italiane perdono posizioni. Oggi, fra le prime 200 del mondo ce n’è solo una, Bologna. Vedere questa serie di post impressionanti sul blog di nullius, con tanti bei paragoni illuminanti (qui c’è il primo). Direi che il fallimento dell’università italiana è evidente da lungo tempo. E’ il segno più chiaro dell’assoluta insignificanza della nostra classe intellettuale, felicemente arroccata all’interno degli atenei ma quasi del tutto incapace di aprirsi alle forze vitali della società italiana e internazionale. Sarebbe finalmente il caso di prendere atto del fallimento dell’università, di chiedersi i veri motivi e di pensare a soluzioni nuove ed efficaci. E invece c’è ancora chi non ne vuole nemmeno sentire parlare. Chi? Chi, dentro e fuori dall’università, intende conservare poteri e privilegi attuali. Privilegio di non essere giudicati sulla qualità del proprio lavoro di ricerca e della propria didattica, potere di nominare i nuovi ricercatori, potere di dilapidare le risorse – bene che vada – in ricerche di cui evidentemente non frega niente a nessuno, in Italia e nel mondo.

Fin qui l’università. E la politica? La politica dovrebbe essere interessata al futuro della ricerca e degli studenti, e quindi dovrebbe porre un freno al potere dei baroni e aprire l’università al mondo esterno. Esattamente ciò che ha tentato di fare la Gelmini. Come sono state accolte le sue proposte dalla parte avversa? Con una bella levata di scudi. Notare lo spirito con cui è stato fatto. Lo si vede bene dalle parole di un intellettuale molto tollerante e molto di sinistra:
 
La ministra Gelmini non è un essere umano, bisognerebbe farla esaminare da un qualche specialista di chimica o di altro, per capirne la composizione. Non è un essere umano perché è una replicante di Silvio Berlusconi, come tanti altri ministri di questo governo, che è il primo governo marziano della storia d’Italia. Vengono da un altro mondo. Con loro non si può dialogare.
Andrea Camilleri. L’Unità, 10 novembre 2008.

Quindi, per loro, i "mostri" non sono i baroni che per sete di potere uccidono la ricerca e strozzano i potenziali futuri ricercatori, ma il ministro che va contro gli interessi dei baroni. Complimenti.*

*La parte sulla politica è stata modificata in seguito al commento #1 di Franco.

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11 commenti su “Università italiana in caduta libera

  1. anonimo ha detto:

    Caro Vince,

    ma questo questo post è sull’università o vuoi solo ricordarci che tu stai dalla parte dell’attuale esecutivo e ti è antipatico tutto cio’ che e’ di sinistra?

  2. anonimo ha detto:

    Scusa, sono Franco.
    Ciao

  3. vincenzillo ha detto:

    Caro Franco,
    non è semplice "antipatia". Di fronte agli enormi problemi dell’università, la sinistra non sa fare altro che sostenere e fomentare il ribellismo degli studenti (di marca ideologica, ovviamente) e difendere lo status quo, come gradito ai baroni.
    Notare anche come l’hanno fatto. Sentiamo le parole di un intellettuale molto tollerante e molto di sinistra: 
    "La ministra Gelmini non è un essere umano, bisognerebbe farla esaminare da un qualche specialista di chimica o di altro, per capirne la composizione. Non è un essere umano perché è una replicante di Silvio Berlusconi, come tanti altri ministri di questo governo, che è il primo governo marziano della storia d’Italia. Vengono da un altro mondo. Con loro non si può dialogare".
    Andrea Camilleri. L’Unità, 10 novembre 2008.
    Quindi i "mostri" non sono i baroni che per sete di potere uccidono la ricerca, ma il ministro che va contro gli interessi dei baroni. Non so a te, ma a me tutto questo fa abbastanza schifo.

  4. vincenzillo ha detto:

    Ho modificato la parte sulla politica inserendo il commento #3.

  5. normal ha detto:

    la puntata di ballarò di ieri sera è illuminante sulla questione:
    l’importante è che i precari vengano assunti, che i numeri tornino (e quindi anche i voti)… poi cosa importa se sono incapaci di insegnare?
    quello è un dettaglio/
    nessuno ha capito cosa faccia un bidello in una scuola… ma cosa importa, è un posto di lavoro/

  6. vincenzillo ha detto:

    normal, ballarò non l’ho visto, ma in effetti ci sono molte affinità tra la gestione della scuola in generale e quella dell’università.

  7. PV64 ha detto:

    …ma a voi non verrebbe voglia di trasferirsi in un’isoletta tropicale???

    Ciaoooo!!


    (Clicca sulla vignetta x linkarti al blog, vederla a colori e…commentarla!)

  8. vincenzillo ha detto:

    pv, a volte sì. anche solo per qualche settimana.

  9. anonimo ha detto:

     
    Libertà di stampa? Grazie alla rete
    Scritto da: Marco Pratellesi alle 13:11
    Tags: 

    Chi vigila sulla libertà di stampa? Il popolo della rete, ovvio. Il caso, questa volta, si è verificato in Inghilterra, dove l’Alta Corte ha emesso un’ingiunzione preventiva per proibire ai media di scrivere su un determinato argomento. Il provvedimento era stato chiesto dalla Trafigura, multinazionale coinvolta in uno scandalo di rifiuti tossici in Costa d’Avorio.
    In particolare i legali dell’azienda avevano chiesto al giudice di impedire ai media di riportare l’interrogazione parlamentare del laburista Paul Farrelly sul comportamento della compagnia. Ma la “museruola” non ha impedito al Guardian di “abbaiare” contro il potere. Dimostrando un’ottima conoscenza dei meccanismi della rete il quotidiano ha pubblicato sul sito web un articolo dai toni kafkiani che, pur onorando l’ingiunzione, raccontava “di divieti giuridici che riguardano procedimenti che non possono essere menzionati rispetto a un cliente che deve rimanere segreto”.
    Tanto è bastato per scatenare un immediato tam-tam su internet. In 42 minuti, grazie a Twitter e alcuni blog, tutti i dettagli del caso erano noti e la multinazionale ha dovuto ritirare l’ingiunzione. “E’ scandaloso – ha commentato il giornale, raccontando finalmente tutta la storia – che uno studio legale ingaggiato da una ricca azienda abbia pensato, anche solo per un momento, di poter impedire ai media di raccontare quello che succede in Parlamento”. La libertà di parola è salva. Grazie alla collaborazione tra old media e la rete.

    p.s. che si fa? si parte per andare a manifestare a londra per il week end? cacchio ma ci sono le primarie del bd…vabbé annamo ar mare cor freddo che fa tanto romantico.

     

  10. vincenzillo ha detto:

    #9, grazie. Storia molto affascinante e istruttiva sul conflitto interno alle democrazie, fra il potere che vuole occultare le magagne e l’informazione che mette alla berlina il potere. Storie del genere, quando avvengono nel mondo anglosassone, mi lasciano l’impressione che giustizia sia stata fatta. In quei casi, quell’opacità che per me è connaturata a certe questioni non viene cancellata del tutto, ma rimane in secondo piano. Quando invece riguardano l’Italia, a predominare è molto spesso proprio quell’opacità, quel dubbio, quella melma. Potere politico, potere economico, potere giudiziario, informazione: dove sta la credibilità?

    p.s. Meno male che c’è almeno un’oasi di democrazia vera, matura, tollerante, consapevole, sostenibile. Domenica tutti alle primarie a confermare Bersani!!!

  11. anonimo ha detto:

     oggi un elettore pd mi ha detto: io sono come loro, quando vedo un trans m’arrazzo!

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