"la Repubblica": da stella polare a stella cadente

Eugenio ScalfariEugenio Scalfari prima che diventasse "la statua di se stesso" (G. Pansa).

I dati sono dati: tra luglio 2008 e giugno 2009, il quotidiano "la Repubblica" ha perso il 17,3% (più di 100.000 copie) rispetto all’anno precedente (dati pubblicati oggi su Pubblico Today, fonte: Ads, Accertamento Diffusione Stampa). Il Corriere, primo per diffusione, ha perso anche lui, ma ha perso meno, sia in assoluto sia in percentuale (80.000 copie, il 10,7%). La Stampa tiene. Avvenire, invece, ha addirittura guadagnato un paio di punticini. Il Giornale e Libero perdono percentualmente quanto il Corriere. Il Foglio, non pervenuto. Giusto ieri, colto da un impulso irresistibile, leggevo ampi brani del bel libro "Il revisionista" di Giampaolo Pansa (RIzzoli), dove si racconta, tra le altre cose, l’elettrizzante avventura del quotidiano fondato nel gennaio del 1976 da Eugenio Scalfari. Il sogno di Barbapapà – come lo chiamavano in redazione – era far diventare la sua creatura il primo quotidiano d’Italia. Ce l’ha fatta. Dal momento dell’apogeo, tuttavia, le cose sono molto cambiate. Malgrado le omelie domenicali di Barbapapà, infatti, e malgrado ci sia al governo del paese il Gran Nemico – cosa che dovrebbe far vendere molte più copie alla bibbia dei Buoni e dei Giusti – il secondo quotidiano d’Italia perde copie. Perde sangue, molto sangue, una vera emorragia. Certo, i dati si riferiscono a prima della svolta gossip di quest’estate, che gli avrà fatto guadagnare qualche copietta in più. Ma l’emorragia c’è e rimane. La vera domanda è: perché la gente molla la Repubblica? E’ fin troppo facile immaginare la risposta di Repubblica stessa: gli italiani ormai sono totalmente rimbecilliti dalle tv di Berlusconi. Per Pansa, invece, e per chiunque abbia un minimo di spirito di osservazione, la spiegazione è un’altra: Repubblica non è più interessante, non è più sorprendente. E’ monocorde, scrivono tutti lo stesso articolo. E’ la perfetta incarnazione del pensiero unico. Da spina nel fianco del Pci – come fu alle origini – che sognava di imporre la sua linea politica alla sinistra italiana, a giornale-partito che impone la sua linea e la sua agenda solo a un manipolo di politici smarriti, veri e propri naufraghi rimasti privi di tutto: idee, ideologia, riferimenti culturali. E’ triste la traiettoria da stella polare a stella cadente. Ma noi osservatori smaliziati ci sentiamo di consolare la redazione. Dai ragazzi, non è colpa vostra: anche l’Impero Sovietico – ideologicamente meno compatto di Repubblica – è caduto.

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17 commenti su “"la Repubblica": da stella polare a stella cadente

  1. T0pGun ha detto:

    Bhe, il paese va a peripatetiche anche per questo.
    il declino di repubblica si vede bene e la svolta gossip…bhe a me non piace.

    sottolineo però che a prescindere da quello che non piace o non piace a me, il presidente del consiglio ha fatto cose che nega di aver fatto e che gli farebbe perdere il consenso delle casalinghe per benino.

    ci vuole qualcuno che facci anche questo (e non dovrebbe essere un quotidiano serio), ci vuole qualcuno che pubblichi notizie che altri non pubblicano.

    Ii li leggo (online e gratis) tutti e due (corriere e repubblica) perchè solo così ci si può fare un quadro completo ed un opinione un pò più “completa”.
    Una cosa la omette uno, una cosa la omette l’altro…

    Inglese permettendo cerco di leggere pure la stampa estera, e lì si pubblicano cose che corriere e repubblica non hanno mai pubblicato…

    che cosa volevo dire? boh mi sono perso 😀

    Ciao Vincenzillo 😛

  2. vincenzillo ha detto:

    top, ciao, ogni tanto va bene anche perdersi. 🙂

  3. T0pGun ha detto:

    perdersi ogni tanto va bene, fare tutti stì errori di battitura…lol

    scrivo troppo in fretta e di getto, scrivo una parola per un altra ahahah.

    sò vecchio… 😀

  4. ernestoA ha detto:

    lo vedo nero il futuro di Repubblica, e dopo le infinite scorrettezze giornalistiche perpetrate negli anni precedenti non mi dispiace per niente. ora. con l’avvento del “Fatto” (sic), venderà ancora meno copie. con l’uscita di scena del Cav. perderà un numero enorme di lettori, e inoltre si troverà di fronte all’inedito problema di riempire almeno metà delle sue pagine in assenza di Berlusconi al governo: un compito da far tremare le vene ai polsi anche a Scalfari.
    mi piacerebbe avere i dati del Foglio, per poter apprezzare le ricadute della svolta clericale di Ferrara e della non pubblicazione online, ambedue scelte che mi paiono scriteriate.

  5. In effetti “Repubblica” ha da tempo perso molti lettori (ad esempio il sottoscritto) che lo ritengono un giornale troppo moderato, specie sulle questioni sostanziali.

    Credo che molti, come me, si stiano rifugiando nel “Fatto quotidiano”, ma non ho dati alla mano dunque potrei sbagliarmi. Certo, oggi sul treno Fiumicino-Roma vedevo il “Fatto” nelle mani di persone che secondo me sono ex lettori di “Repubblica”: la ragazza col look a metà tra “Gossip girl” e l’intellettuale alla Keith Gessen, il manager un po’ dandy con gli occhialetti da liberal, etc. etc.

  6. vincenzillo ha detto:

    top, tranquillo, qui i vecchietti non sono discriminati.

    licenziamento, ernesto,
    avevo inserito un breve accenno anche al “Fatto Quotidiano” (30.000 copie in meno per Repubblica, che a spanne riequilibravano quelle conquistate con la svolta gossip), poi però l’ho tolta perché mi son detto: sì ma tutto quello che i lettori trovavano in 80-90 pagine, non è che ora lo possono trovare in 24. Quindi molti continueranno a comprare anche Rep. Invece vedo che anche voi avete pensato la stessa cosa, quindi qualcosa di vero c’è. Effettivamente, per sentirsi rassicurati ogni mattina, a molti di loro basterebbe un giornale di poche righe, queste:
    “Tutti gli italiani tranne i nostri lettori sono dei decerebrati, Berlusconi è solo un puttaniere mafioso, Bossi è solo un razzista, Fini lui sì che è un grande lui sì che ha stile lui sì che ragiona con la sua testa, Obama non toglieteci Obama, Guantanamo che schifo la tortura, Eco e Saramago che grandi che sono, Castro vuole bene ai cubani, Hamas sono solo poveri cristi, la scienza è buona, il Papa fa le ingerenze, fatti l’orto e campi cent’anni, il pianeta va a catafascio”.

  7. Credo che la faccenda sia un filino più complessa di come la fai tu. Ma un filo appena, eh 😉

  8. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, non c’è dubbio 😉
    però sai, c’è un primissimo livello della comunicazione, quello basico basico, che passa di bocca in bocca nell’ambiente pubblicitario ed editoriale che frequento – dove l’unica lettura ammessa è Rep. – in occasioni mondane – e quindi decisive per la formazione delle opinioni – aperitivi, vernissage, inaugurazioni, feste, cene, che non è poi troppo distante dalle mie formulazioni volutamente lapidarie.

  9. Vince, come tu stesso mi dici è una faccenda di classi sociali e di ambienti.

    Nel mondo che frequento io, quello degli armigeri della finanza, “Repubblica” è abbastanza snobbato: d’obbligo il “Sole 24ore” e il “The Economist”, e un po’ in seconda battuta il “Corriere”. Abbastanza tollerato “Libero”, sebbene considerato giornale da parvenu; imperdonabile (roba da vedersi togliere il saluto dai colleghi) la lettura de “Il Giornale” o dei vari quotidiani della galassia comunista.

    Però “Il Fatto quotidiano” è ben visto, anche perché promette di attaccare con estrema durezza Tremonti, che ha osato parlar male di finanzieri e finanza e quindi è odiatissimo da queste parti, molto più di Berlusconi.

  10. (Ah, tra i periodici, oltre al “The Economist”, va abbastanza forte “Internazionale”)

  11. vincenzillo ha detto:

    Maledetto “Internazionale”. “Il suo problema è che è troppo di sinistra”, come disse un mio ex-capo filo-cubano, il che è tutto dire. Ci vorrebbe anche la sua versione “di destra”, cioè che riequilibrasse i soliti viziacci filo-qua e anti-là.

  12. ernestoA ha detto:

    Internazionale lo compra un sacco di gente che crede così di formarsi una visione globale e controversa dei fatti del mondo: ma gira e rigira gli autori dei pezzi sono sempre quelli, Noam Chomsky, Seymour Hersh, Robert Fisk…

  13. vincenzillo ha detto:

    ernesto, non avrei saputo dirlo meglio.

  14. Vincenzo, ma la versione destrorsa di “Internazionale” chi mai la comprerebbe? Quattro gatti. Non perché non ci siano lettori conservatori, ma perché il lettore conservatore è interessato al cortile di casa anzitutto, per definizione.

  15. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, “ma la versione destrorsa di “Internazionale” chi mai la comprerebbe?”
    Quanto alle vendite, temo tu abbia ragione. Oggi come oggi e forse anche in futuro. Tuttavia un certo interesse per le vicende mondiali c’è anche a destra. Anzi, sulle guerre, oggi se vuoi davvero capirci qualcosa devi leggere il Foglio o il Giornale. Se pensi, non so, al bel gruppo di inviati del Giornale, i triestini Biloslavo, Micalessin & Co., amici di Amerigo Grilz, tutti ottimi reporter, o l’ottimo Daniele Raineri del Foglio, o l’inimitabile Capuozzo – che non sarà di destra ma guarda caso scrive anche lui per il Foglio. O Giulio Meotti che, sempre per il Foglio, scrive su Israele (proprio in questi giorni esce il suo libro sui martiri di Israele: “Non smetteremo di danzare” (Lindau)). O Christian Rocca, che sul suo blog Camillo smaschera una dopo l’altra le incredibili balle di Repubblica, per esempio su Guantanamo, o ricorda sempre agli smemorati di Repubblica che Obama è cristiano e prega moltissimo. A destra è nata anche una pubblicazione a cui mi sono abbonato che si chiama “Imperi”, che si propone come il “Limes” di destra. Qualcosa si muove, direi.

  16. anonimo ha detto:

    e magari una ipotetica Internazionale non dico di destra, ma semplicemente “centrata” potrebbe tradurre pure i magistrali articoli di Mark Bowden, le corrispondenze dall’Afghanistan di Michael Yon, gli articoli di Victor Davis Hanson…

    ernesto unlogged

  17. vincenzillo ha detto:

    ernesto, “centrata” va benissimo sia a me sia al comitato di redazione. a te affidiamo su due piedi il medio-oriente, senza nemmeno chiedere il consenso all’editore. 🙂

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