Travolto da L'Onda

OndaBeh, forse travolto è un po’ eccessivo, ma colpito sì. Infatti, al contrario del deludente movimento studentesco italiano che ha rubato da lì il suo nome, il film ha qualcosa da dire e lo dice bene. E’ ben scritto, buona recitazione, personaggi credibili. Trattandosi di film a tesi, gli si può perdonare qualche forzatura qua e là. Il suo merito più grande, per me, è di riuscire a sollevare alcune questioni teoriche calandole nella realtà giovanile contemporanea, arricchendole di sfumature e di umanità.
Della trama non dirò nulla, naturalmente. Dico solo che tutto comincia con un esperimento didattico: quando una classe di studenti tedeschi di oggi viene messa in contatto con il germe del totalitarismo, ciascuno reagisce a suo modo… ok basta così.
Lo spunto è prettamente politico, ma in realtà il film va oltre. Vengono infatti evocate alcune opposizioni molto forti che caratterizzano la socialità e la psiche umana. Sul piano politico, l’opposizione tra totalitarismo e democrazia, tra autorità e libertà. Sul piano sociale, tra gruppo e individuo, tra solidarietà e individualismo, tra scuola e famiglia. Sul piano psicologico, i rapporti di potere e di amore che si instaurano tra amici, compagni, fidanzati.
Il film punta il dito contro la spersonalizzazione, l’accettazione acritica delle regole del gruppo. La morale del film è che solo l’individualismo e lo spirito critico ci salvano dal ricadere nella dittatura. Il che sarà anche vero, ma mi lascia insoddisfatto. Perché è indubbio che se si oltrepassano certi limiti, lo spirito di gruppo è deleterio. Ma è altrettanto vero che, se quei limiti non vengono oltrepassati, lo spirito di gruppo è invece un’eccellente molla per migliorare individualmente e nell’insieme. Chi ha praticato sport di gruppo lo sa bene. È indubbio, poi, che la disciplina e l’autorità possono arrivare a schiacciare la fantasia e la libertà, ma è altrettanto vero che senza di esse la società umana degenera nell’anarchia e la mente collassa nella follia.
Come dicevo, più che nella moraletta edificante, la bellezza del film sta nel presentare le suddette polarità. Polarità che nella vita vanno in qualche modo conciliate, ma che nell’opera d’arte possono benissimo rimanere irrisolte, o trovare un esito tragico.

ps. Da notare che il movimento studentesco italiano si è appropriato del nome di un gruppo dichiaratamente fascista. Lapsus freudiano?

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3 commenti su “Travolto da L'Onda

  1. reginadistracci ha detto:

    “Il film punta il dito contro la spersonalizzazione, l’accettazione acritica delle regole del gruppo. La morale del film è che solo l’individualismo e lo spirito critico ci salvano dal ricadere nella dittatura”.
    Tutta la storia della modernità sta a dimostrare che, senza Cristo, è impossibile trovare un equilibrio stabile e duratoro fra individuo e gruppo. Infatti la modrnità ha poscillato senza sintesi fra i due opposti. Da una parte, un individualismo sfrenato, anarchico ed edonista, che porta alla dissoluzione dll’io negli eccessi. Dall’altra, il discioglimento dell’io nel corpo collettivo del partito, per cui la persona diventa un ingranaggio senza dignità della macchina collettiva. E purtroppo, gli psicologi sanno bene che il meccanismo del gruppo come macchina totalitaria si riproduce, molto in piccolo, in tutti i gruppi umani, specialmente in quelli giovanili. E Anna Arendt notava che l’individualismo è l’antecedente necessario del totalitarismo: le monadi oppresse dalla loro solitudine prima o poi si fanno sedurre da un Hitler. Quindi l’individualismo anarchico non è l’antidoto.
    Tuttavia, non tutti i gruppi sono così. Come notavi tu, ci sono anche gruppi “buoni”, come quelli sportivi. Ma il loro germe di bontà, alla lunga, tende a corrompersi. Ci vuole una energia soprannaturale per rendere un gruppo capace di valorizzare al massimo l’individualità dei suoi membri. questo gruppo esiste: si chiama Chiesa.

  2. vincenzillo ha detto:

    regina, “la modernità ha oscillato senza sintesi fra i due opposti. Da una parte, un individualismo sfrenato, anarchico ed edonista, che porta alla dissoluzione dell’io negli eccessi. Dall’altra, il discioglimento dell’io nel corpo collettivo del partito, per cui la persona diventa un ingranaggio senza dignità della macchina collettiva.”
    Giusto, la modernità ha scelto l’analisi, cioè la scomposizione, a scapito della sintesi. Invece il pensiero e la società, come qualsiasi organismo vivente, hanno bisogno di entrambi i movimenti: analisi e sintesi come inspirazione ed espirazione.

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