Cristiani al rogo

BAGNANTISulle nostre spiagge in questi giorni fa caldo, molto caldo – come non manca di ricordarci l’ultimo quarto d’ora di ogni tg. Decine e decine di minuti di informazione dedicati al caldo, ai rimedi contro il caldo, alle cose da fare e da non fare al caldo. Eh, è proprio un grande problema, il caldo. La vera notizia dell’estate, direi. Peraltro, si sa, in estate non succede nulla dentro il parlamento italiano, quindi per i giornalisti dei tg è come se non succedesse nulla nell’universo mondo. Infatti in Pakistan, sabato, è successo solo che alcune famiglie di cristiani siano state sterminate, bruciate vive. Sicuramente per loro faceva molto più caldo che per i bagnanti, ma allora perché nei tg non se ne sono occupati con lo stesso zelo?
Giulio Meotti parla dei massacri sul Foglio (qui).
Altri articoli su Corriere (qui).

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16 commenti su “Cristiani al rogo

  1. reginadistracci ha detto:

    Più che il rogo dei cristiani, mi fa orrore il disinteresse verso il rogo dei cristiani dimostrato dalla gente. A me sembra che il tg e i giornali e la gente al bar si disinteressi di queste cosa non per paura dell’Islam (“stiamo zitti sennò quelli ci bruciano anche anoi”) ma per vero e proprio menefreghismo: “Ma che me ne frega se in Pakistan qualcuno è bruciato vivo? Ne succedono tante al mondo. Piuttosto, vediamo dove passano le vacanze i vip e i protagonisti di X-factor, quelle sì che sono cose importanti”.
    La civiltà dello spettacolo ha fritto i cervelli delle persone, trasformandoli in eterni bimbi-minchia (vedi sotto) che pensano solo a divertirsi. Per accontentare i bimbi-minchia (che lo restano fino a cinquanta, sessanta e sentt’antani col lifting) i tg diventano spettacoli di varietà infarciti di gossip.
    e mentre i bimbi-minchia li vedi barcollare in giro di notte nelle vie della movida (anche se alla movida la Moratti vorrebbe togliere l’alcol) l’islamizzazione avanza indisturbata. Anzi, secondo me il tasso di islamizzazione è direttamente proprorzionale alla decadenza morale degli occidentali autoctoni. Vedi Berlino: le avvocatesse vengono aggredite dai musulmani e intanto si apre un museo dedicato alla pornografia con bambole interattive per esercitarsi (non è uno scherzo, l’ho letto adesso).

  2. vincenzillo ha detto:

    regina, “mi fa orrore il disinteresse verso il rogo dei cristiani dimostrato dalla gente.”
    La sensibilità verso certi temi va creata. Pensa a come è stata creata nel tempo la sensibilità anti-razzista in cui tutti noi 30-40enni siamo cresciuti. Dalla conoscenza storica dello schiavismo e dell’olocausto degli ebrei è nato l’orrore verso il razzista. Ebbene, oggi c’è un altro scontro in atto, ma noi siamo incapaci di vederlo. Malgrado tutta la nostra cultura, siamo culturalmente impreparati. Siamo ciechi. Il problema è che quelle stesse forze che tanto si sono adoperate in passato per creare la sensibilità sul razzismo, oggi si rifiutano di vedere lo scontro di civiltà in atto. Non vedono lo scontro tra la civiltà occidentale, nata dal pensiero greco e dalla religione cristiana, e la civiltà islamica. Tra l’altro, uno degli aspetti più paradossali di questa cecità è che l’islam più aggressivo è espressamente antisemita, nega la libertà di culto, pratica l’eliminazione fisica dell'”infedele”. Cioè tutto ciò che dovrebbe far gridare allo scandalo proprio la nostra sensibilità anti-razzista.

    Personalmente non so a cosa questo porterà. Se guardo a fatti come quelli di Berlino da te ricordati – o le crescenti concessioni fatte in Inghilterra alla sharia, la legge coranica – temo che un’eventuale nostra reazione, se mai ci sarà, finirà per essere violenta.

  3. anonimo ha detto:

    Il nostro rapporto con il mondo islamico – un mondo immenso, variegato, contraddittorio e, per dirla con Ernesto incomprimibile, – sembra essere caratterizzato dal segno dell’incertezza. Forse nessuna componente politica e sociale ha, in questa fase, interesse a “alzare il livello dello scontro”, se mi passate il luogo comune. Lo scontro viene evitato, allontanato, smussato. Per quali ragioni? Mah! C’è di mezzo il petrolio, gli scontri politici interni ai singoli paesi, la crescente presenza di robuste minoranze etniche musulmane in tutti i paesi europei, le minacce rappresentate da paesi islamici “tradizionali fedeli alleati” o magari il semplice fatto che ciascuno finisce sempre per pribilegiare altre priorità.
    Ne consegue che le condizioni delle minoranze cristiane non destano particolare interesse, neppure quando diventano orribili stragi. Che non sono “ignorate”, semplicemente non hanno gli onori del pezzo di spalla o della copertina del Tg. E tanto basta per invitarci ad ignorarle. Perche’ in fondo leggiamo poco e con disattenzione, perche’ non vengono attivati i sensori che ci rendono reattivi (la paura in primis), perche’ nessuno ha troppa voglia di occuparsi del dolore altrui, se può evitarlo. Ed e’ cosa umana.
    Sono molto incerto anch’io, ovviamente. Poco tempo fa ho visto su Current, un canale Sky di recente conio, un lavoro danese sul caso delle vignette che ritraevano il profeta. L’intervistatore, infine, incontrava un imam che aveva più di altri gettato benzina sul fuoco dell’odio anti-occidentale e, in quel caso, anti-danese. L’intervistatore ha fatto vedere le vignette all’imam che ha mostrato viva sorpresa. Manifestamente non le aveva mai viste e non sembrava trovarle così orribilmente provocatorie e offensive.
    Tutti noi a quell’epoca, del resto, abbiamo parlato scritto o letto di quella vicenda senza mai vedere le vignette stesse (almeno, per me fu cosi’).
    L’occidente, qualunque cosa questa benedetta parola voglia dire, non parla con una sola lingua, non sembra credere in se stesso, non sembra nutrire una grande fiducia nei propri valori.
    E temo che se dovesse cominciare a farlo sarebbe anche peggio…
    franco unlogged

  4. vincenzillo ha detto:

    franco, l’occidente “non parla con una sola lingua, non sembra credere in se stesso, non sembra nutrire una grande fiducia nei propri valori”.
    Vero. Personalmente la “multivocità” non mi preoccupa più di tanto. Non quanto la scarsa fiducia in noi stessi e nei nostri valori. Io sono contento che i fattori da te ricordati mantengano basso il livello generale dello scontro (non dimentichiamo, però, che anche in occidente alcuni focolai di violenza sono già accesi, nel nord europa). Quello che mi preoccupa, invece, è la concomitanza di due fattori: scarsissima consapevolezza da parte occidentale e altissima aggressività da parte islamica. Se le cose non cambiano, l’inerzia porta dritto verso la violenza. Perché quando uno non ha i mezzi culturali per capire che cosa sta succedendo e non ha i mezzi politici per reagire, la paura lo porta a reagire senza mediazioni, e cioè con la violenza.
    In occidente abbiamo la possibilità di mettere sul tavolo le questioni, dibatterne, sentire tutte le voci. Ma non lo facciamo. I massacri dei cristiani sono un segno importante per capire con chi abbiamo a che fare. Parlarne aumenterebbe la consapevolezza e aiuterebbe a “creare gli anticorpi”, culturali e politici. E questo disinnescherebbe almeno in parte la paura.

  5. Che l’aggressività da parte islamica sia elevata, è innegabile. D’altro canto è assolutamente inutile, per combattere l’islam radicale, promuovere una retorica da scontro di civiltà (scontro di civiltà che, ad ogni modo, è già in atto) e men che mai i cosiddetti “valori cristiani”, che anzi sono una minaccia per lo stile di vita occidentale. Bisogna colonizzare il mondo islamico con la secolarizzazione, la civiltà dei consumi e del benessere. Quando avranno la pancia piena e il telefonino nuovo di zecca gli passerà la sbornia religiosa e smetteranno di pensare a Dio.

  6. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, “colonizzare il mondo islamico con la secolarizzazione”.
    Finora il mondo islamico ha preso i frutti della nostra secolarizzazione, in primis la tecnica, e per ringraziarci li ha usati contro di noi. Come del resto hanno fatto anche gli atei cinesi con il capitalismo.

  7. Non mi pare che i cinesi vadano in giro per il mondo a metterci le bombe sotto il sedere. Ciò che fanno, e bene, è competere con l’occidente sui mercati internazionali.

    Quanto al mondo islamico, sai bene che non è affatto secolarizzato, anzi.

  8. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, sono stato troppo sintetico, elusivo direi. Ho detto che l’islam radicale finora ha usato certi frutti della secolarizzazione contro di noi (Aerei, pozzi di petrolio, alta finanza, telecamere, televisioni, pacchetti di tritolo, detonatori, coltellini, carlinga degli aerei, corso per diventare piloti…), non che loro sono secolarizzati. La secolarizzazione da quelle parti non è nemmeno concepibile, perché il loro tizio, a differenza del nostro, non ha mai detto “date a Cesare quel che è di Cesare”. Quindi sì, la tua strategia “benessere in cambio di religione” può anche funzionare, in teoria, ma ricordiamoci che loro non possono assolutamente permettere la secolarizzazione, pena la loro stessa esistenza, e dunque reagirebbero come già fanno, con la massima violenza.

    L’esempio della Cina invece era solo per dire che anche loro hanno fatto una cosa analoga: ci hanno rubato solo la parte della nostra civiltà che gli serviva per essere più forti di noi, mentre il resto lo hanno lasciato da parte. Hanno preso il capitalismo ma non la democrazia e i diritti umani.

  9. Quanto alla massima violenza, la stanno già usando, mi pare. Quindi non vedo che differenza farebbe. Peraltro, io non sono interessato al fatto che l’Islam diventi democratico e rispettoso dei diritti umani. A me interessa che smettano di metterci le bombe sui treni e di tirarci giù i palazzi. E penso che una progressiva secolarizzazione dovrebbe, col tempo, fargli passare la fantasia.

    PS. Perché poi, i cinesi dovrebbero prendere da noi democrazia e diritti umani? Che se ne fanno? La loro civiltà è molto più antica della nostra, e ha dimostrato di saper benissimo fare a meno di queste cose.

  10. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, stavo per scriverti che per portare nel mondo islamico il benessere ci vuole prima di tutto la democrazia, ma poi mi è tornata fuori la maledetta cina, dove si profila una situazione inedita per la storia: il capitalismo, e quindi il benessere, potrebbero sussistere anche senza democrazia. Sarà davvero così o no? Sarà interessante vedere che succederà lì. Dopo che il capitalismo avrà portato più benessere, com’è nella sua natura, la gente si accontenterà di vivere meglio ma senza libertà?

  11. Il fatto che il benessere possa esserci senza democrazia non è affatto una situazione inedita come pensi. Fin dall’antichità è avvenuto ad es. che governi fortemente autoritari abbiano potuto insediarsi, riducendo la libertà di cui precedentemente i cittadini godevano, in cambio di un benessere diffuso. In occidente, proprio l’impero romano fu fondato su un “patto sociale” di questo tipo, e se l’è cavata bene per parecchi secoli.

  12. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, vero. io pensavo all’oggi. faccio davvero fatica, dati i mezzi di comunicazione e la diffusione delle idee, a pensare che questa ricchezza diffusa rimanga a lungo slegata dalla democrazia (o almeno dalla richiesta di democrazia). Detto in soldoni, capisco che il pastorello del deserto mediorientale, povero e sperduto, non abbia pulsioni democratiche, ma il cinese che avrà auto, cellulare etc… Perché, fondamentalmente, la roba non gliel’ha donata il regime (vedi anche antica Roma), ma se l’è comprata ed è di sua proprietà.

  13. Senza andare tanto nel passato, allora, pensa a Singapore. Lì è in vigore un “patto sociale” dello stesso tipo che si sta imponendo in Cina: benessere sì, ma non democrazia. E anche quando la democrazia c’è, da quelle parti, non rassomiglia tanto alla nostra. Lo stesso Giappone conserva degli aspetti “autoritari” nel proprio ordinamento, e così la Corea del Sud.

  14. Forse ci aiuta, per capire il diverso atteggiamento del mondo orientale alla cosa pubblica, anche riflettere sul fatto che lì la classe intellettuale è speculare alla nostra: mentre da noi l’intellettuale deve essere progressista per definizione e una cosa come un “intellettuale conservatore” fa ridere al solo pensarci, lì è il contrario: la classe intellettuale è tradizionalista, tutta tesa alla custodia e alla trasmissione di tradizioni antichissime… che culmina nell’incredibile fenomeno giapponese, inimmaginabile da noi, dei cosiddetti “tesori viventi”

    http://it.wikipedia.org/wiki/Tesoro_nazionale_vivente

  15. reginadistracci ha detto:

    Il laicismo anti-teista non è il nemico ma, al contrario, è l’alleato naturale della teocrazia islamica. Notare, infatti, le somiglianze fra la teocrazia islamica e il totalitatalitarismo religioso, mentre il totalitarismo nazi-comunista è una teocrazia atea. Certo, nella modernità anti-tista non c’è solo il totalitarismo ma anche l’individualismo dissolutorio. Ebbene, questo individualismo prepara la strada alla teocrazia in quanto uccide tutti gli anticorpi antiislamici. Non a caso oggi le nazioni europee più atee e libertine (l’Olanda degli spinelli e la Berlino dei sexy toys) sono anche quelle più islamizzate.
    Dunque l’unico antidoto alla teocrazia non è il laicismo ateo ossia la secolaruzzazione ma la laicità cristiana, con tutto il suo bagaglio di diritti umani e democrazia (perché anche la democrazia affonda le sue radici nel cristianesimo).
    Cfr.
    Ateismo talebano

    http://reginadistracci.splinder.com/post/19967523/ATEISMO+TALEBANO

  16. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, interessanti questi “tesori nazionali viventi”, ma ne sono rimasti vivi solo due!
    Interessante questo rapporto tra democrazia e tradizione. Pensavo che in effetti forse non è un caso se il paese con meno tradizione di tutti, gli USA, sono il posto dove la democrazia è fiorita meglio…

    regina, “l’unico antidoto alla teocrazia non è il laicismo ateo ossia la secolarizzazione ma la laicità cristiana”.
    Anch’io lo credo. Ed è spaventoso che in Italia il dibattito su certi temi sia reso tanto barbaro da una distorsione concettuale: infatti “laico” ormai è diventato sinonimo di “ateo”.

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