"Vita e destino". Un grande romanzo / 3

Chi è in lager, chi è in prigione, chi dalle prigioni è uscito e chi va incontro alla morte conosce bene la forza della musica.
Nessuno la sente come chi ha provato il lager e la prigione o sta andando a morire.
Quando sfiora un morituro, la musica non risveglia in lui pensieri o speranze, ma il miracolo cieco e straziante della vita. Un singhiozzo scosse la colonna. Tutto era cambiato, e ciò che era disperso – la casa, il mondo, l’infanzia, il viaggio, il rumore delle ruote, la sete, la paura, quella città spuntata dalla nebbia, quel bagliore rosso, fosco – tornava a ricomporsi di colpo, e non nella memoria né in un quadro, ma nella sensazione cieca, calda e struggente di una vita vissuta. Nel bagliore dei forni, sullo spiazzo del lager, capirono tutti che la vita è più bella della felicità, che è anche dolore. Che la libertà non è soltanto un bene. Che è difficile, la libertà, e a volte persino amara: è la vita.

(pagg. 514-515)

Qui altri miei post sul tema.

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