Cosa mi ha lasciato don Gianni Baget Bozzo

bagetMi ha molto colpito la morte di don Gianni Baget Bozzo. Molto più di quanto mi potessi aspettare. Quasi quanto se lo avessi conosciuto di persona. Sarà perché sentivo una grande vicinanza intellettuale. Certo, in tv a volte farfugliava. E anche sulla carta non sempre era cristallino. Ma il suo sguardo lucido mi ha aiutato a vedere molte cose. La più importante l’ha ribadita commentando il discorso di Berlusconi il 25 aprile.

È la sua visione della politica italiana dal dopoguerra fino a oggi. La politica italiana del dopoguerra è caratterizzata – tra le altre cose – da un irresistibile anelito rivoluzionario. Tutto cominciò quando un partito ora scomparso, il Pci, si appropriò della resistenza e della costituzione. Di più: trasformò a suo uso e consumo la resistenza, dandole il significato di una rivoluzione rimasta incompiuta. I partigiani sarebbero stati tutti dei piccoli Lenin! È bene fare attenzione a questa fantomatica “rivoluzione incompiuta”, perché è la stessa idea che a un certo punto è stata adottata e applicata con rigore dai rivoluzionari anni 70, i terroristi rossi. Ma non è finita. All’inizio degli anni 90 l’urgenza rivoluzionaria riermerge. Questa volta per via giudiziaria: via la Dc, via Craxi.

E oggi? Oggi, tanto per cambiare, spopola l’idea che in Italia vada fatta una rivoluzione. Non più per instaurare il comunismo, bensì per instaurare la democrazia. Come se vivessimo sotto una dittatura! Questa idea folle accomuna la gente più diversa: più di uno del Pd, tribuni come Grillo, e tanti, tanti, tanti tra quelli che hanno un’occupazione intellettuale: scrittori, filosofi, registi, attori, comici, presentatori, disegnatori, pubblicitari. Da segnalare gli intellettuali che si sono raccolti intorno a Di Pietro (Vattimo, Magris etc.). Riassumendo: prima i partigiani, poi i terroristi, poi i magistrati, poi veline come Flavia Vento e Beatrice Borromeo: l’idea della rivoluzione ha arruolato un po’ di tutto, tra volenti e nolenti. Ma qual è la conseguenza politica? Che oggi in Italia non esiste più la sinistra. Politici come Craxi, che hanno provato a traghettare la sinistra italiana verso la modernità, cioè verso un’identità socialdemocratica, non ce l’hanno fatta. E non ce la faranno mai, finché le menti migliori sprecheranno energie nel vano sforzo di instaurare una fantomatica “democrazia compiuta”, che manco loro sanno cosa sia.

Per fortuna, nel frattempo, in Italia è successo anche dell’altro. La gente ha democraticamente legittimato Berlusconi. E con lui la destra. Una destra che ha finalmente fatto i conti col suo passato. Così, è stata legittimata una visione diversa dell’Italia e del 25 aprile. Un 25 aprile e un’Italia fondati sulla libertà. La libertà intesa come valore, come fatto prima di tutto spirituale. È questa libertà che fonda la Costituzione, e non viceversa. Solo così la resistenza può tornare ad avere il suo vero significato: un moto di liberazione, e non una rivoluzione. E l’Italia potrà finalmente diventare la patria di tutti gli italiani e non più il balocco di un manipolo di intellettuali rivoluzionari.
Grazie anche a don Gianni Baget Bozzo.