Il brutto è immorale / 2

bottaE se vi dicessi che in questa foto c’è una chiesa? Difficile da credere, eppure è così. È quell’enorme bocchettone multiplo per l’aria, in primo piano. Corredato dal favoloso campanile-ciminiera sulla destra. Si trova a Torino e l’ha progettata un altro dei nostri architetti geniali: Mario Botta. (L’ho trovata sul blog TOlove).
Un amico un giorno ha definito tali opere “un forte incoraggiamento all’ateismo”. Non trovo parole migliori per questo terribile sfregio alla tradizione cristiana.

A proposito di tradizione. In questi giorni ho pensato all’Abruzzo. Lì sono venute giù tante chiese e c’è stato chi ha pensato di ricostruirle tali e quali, in omaggio alla tradizione. Io però mi sono detto: cosa avrebbero fatto, in un caso del genere, nelle epoche in cui nasceva e si sviluppava la nostra meravigliosa tradizione? Quando, cioè, la creatività non era soffocata e trovava spazio perfino laddove spazio non c’era? Semplice: avrebbero ricostruito nello stile dell’epoca corrente, non in quello originario. Avrebbero adoperato lo stile che, pur rispettando la tradizione, rispecchiava il presente ed era proiettato verso il futuro, anzi verso l’eterno. Ma allora, perché le chiese d’Abruzzo non vengono ricostruite nello stile di oggi? Sarebbe un forte, tangibile segno di speranza. Poi però mi sono chiesto: sì ma qual è lo stile di oggi? Questa chiesa di Botta mi ha tolto ogni fiducia nel presente e nel futuro. Se questo è ciò che abbiamo oggi, allora meglio la replica del passato. In attesa di tempi migliori, di stili migliori.

(Qui c’è il primo post sull’argomento)

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16 commenti su “Il brutto è immorale / 2

  1. gazzadipensieri ha detto:

    Terribile. Unica parola che ora, come restauratrice, riesco a formulare.

    Gazza

  2. normal ha detto:

    credo che l’architetto si sia lasciato fortemente ispirare dal contesto…

  3. SorannaroS ha detto:

    Vincenzillo mio, condivido la tua inquietudine. E’ da stamattina che sono tormentata da questo:
    http://fidesetforma.blogspot.com/2009/04/ci-mancava-koine-vicenza-gnosi-ed-arte.html…tanto per non illudersi che il caso da te evidenziato sia un fatto isolato e circoscritto…sii forte!

  4. anonimo ha detto:

    1. Mario Botta, per fortuna patria, non è un nostro architetto, è svizzero (anche se la madre era un’italiana di Olgiate Comasco)
    2. Mi stupisco del tuo stupore: vedo che sei un assiduo lettore de Il Foglio, dovresti quindi sapere che Camillo Langone prega quasi ogni giorno contro le archistar che progettano Chiese non cristiane e Botta ha già fatto danni a Parigi (personalmente di Botta salvo un po’ solo la Chiesa del Monte Tamaro)

  5. quadranti ha detto:

    Scusa, ho dimenticato di firmare
    Andrea Quadranti

  6. xunder ha detto:

    Ciao Vince
    di orrende in terribile cemeto armato ne vediamo anche in Abruzzo purtroppo.

    Per la ricostruzione si applicherà il principio “com’era, dov’era”, soprattutto per le nostre chiese.

  7. Non è necessariamente vero che “avrebbero ricostruito nello stile dell’epoca corrente, non in quello originario”. In molti casi si decideva di intervenire “imitando” stili anche di diversi secoli prima, per non guastare l’unità di stile. In altri si preferiva buttare giù tutto e ricostruire ex novo (è successo sia in epoca rinascimentale che barocca, ad es., in cui una gran mole di opere artistiche sono state buttate giù e rifatte ex novo, specie se danneggiate, anziché restaurarle, perché gli stili delle epoche precedenti non piacevano più).

  8. vincenzillo ha detto:

    Gazza, c’è davvero da rimanere senza parole.

    normal, purtroppo non abbastanza da renderla “invisibile”.

    SorannaroS, grazie della segnalazione, per me molto interessante. Altro che caso isolato…

  9. vincenzillo ha detto:

    Andrea Quadranti,
    1. da varesino considero i ticinesi (Botta è di Mendrisio, nel Canton Ticino) dei vicini di casa. Inoltre – forse anche per contiguità geografica – Botta è sempre stato molto presente sul territorio.
    2. Nessuno stupore. Anzi, il mio stupore nasce quando qualcuno ha il coraggio di valorizzare la tradizione, per esempio il Papa.

    xunder, lo so lo so, le ho viste.

    licenziamento, è vero, a volte si restaurava “imitando”.
    “una gran mole di opere artistiche sono state buttate giù e rifatte ex novo, specie se danneggiate, anziché restaurarle, perché gli stili delle epoche precedenti non piacevano più”.
    Oggi invece, con tutto il nostro progresso, non siamo più capaci di decidere in tal senso, perché non abbiamo più gusto né stile. E quasi mai, purtroppo, il futuro vince sul passato.

  10. Tieni presente che, nei secoli di cui si sta parlando, a dialogare con gli architetti e in genere con coloro che progettavano opere a carattere monumentale, erano individui dalla formazione estetica indiscutibile. Despoti, magari, il più delle volte: ma in genere si trattava di persone cui era stato inculcato, fin dalla più tenera età, il culto del Bello.

    Oggi l’educazione estetica non fa più parte del bagaglio delle classi dirigenti, questo è un dato di fatto.

  11. vincenzillo ha detto:

    licenziamento,
    “Oggi l’educazione estetica non fa più parte del bagaglio delle classi dirigenti, questo è un dato di fatto.”
    Già.

  12. ernestoA ha detto:

    personalmente, non ho MAI visto una chiesa post 1960 che non facesse schifo (con alcune puntate nel vero e proprio disumano, come gli affreschi coi ggiovani che schitarrano negli affreschi della chiesa a Colle don Bosco. in proposito vedi anche gli ostacoli anticarro fotografati qui nella sezione Mostri Sacri http://blog.ilpugnonellocchio.it/). c’è da chiedersi perché, visto che invece gli edifici moderni belli, e anche bellissimi, non mancano.

  13. Zamax ha detto:

    Non so se hai notato, nelle nostre città, vecchie di secoli e millenni, edifici antichi, romanici, gotici, rinascimentali, barocchi, liberty, e perfino casermoni ottocenteschi, convivono assieme uno accanto all’altro senza che l’occhio sia disturbato da questa teorica babele di linguaggi. Perché in realtà non c’è questa babele, ma un linguaggio comune che le diverse epoche hanno modulato ciascuna alla propia maniera. Poi è arrivata l’architettura “ostile” di tanto novecento che non riesce ad accostarsi a niente; è più lontana essa da un edificio liberty del tardo ottocento, che quest’ultimo da un palazzo gotico.
    Oggi queste archistar sembrano schiave di un cliché stilistico che preclude di riannodare creativamente i legami con la ricchezza della tradizione. Tanto più che questa filosofia consente costruzioni magari di difficile realizzazine tecnica ma di concezione dozzinale.

  14. reginadistracci ha detto:

    Le chiese post 1960 fanno tutte schifo, senza eccezioni, perché vengono commissionate ad architetti atei, non essendoci dei grandi architetti cristiani. Come notò Maritain non oggi ma già negli anni Trenta, oggi un’arte sacra è impossibile in quanto la società non è più cristiana. Ci possono essere degli isolati artisti cristiani che fanno delle opere cristiane, ma non una tradizione vitale di arte cristiana. Perché una tradizione, per essere vitale, deve prendere il meglio della sua epoca. E non esageriamo con questo culto del mitologico passato e della mitologica tradizione italiana. I discorsi che leggo oggi sulla “tradizione” somigliano ai discorsi che ho letto nella stampa fascista degli anni Trenta.
    La tradizione deve essere assimilata e superata, non venerata e ripetuta. Se l’arte sacra si isola dalla sua epoca per ricopiare stili defunti, muore. Certo, oggi nelle chiese non vediamo la copia del passato ma la brutta copia del peggio del moderno. Ma la soluzione a al peggio del moderno, lo ripeto, non è la fuga nel passato.
    Camillo Langone prega contro le archistar. Io prego contro Camillo Langone. Infatti personaggi come Lagone rappresentano proprio la cultura cattolica che non vuole prendere il meglio della sua epoca e che muore idolatrando il passato nonché tutto ciò che è provinciale e strapaesano. Intendiamoci, Langone dice delle cose giuste prese singolarmente. Ma le interpreta male e costruisce una teoria di sapore blondettiano sulle radici massonico-sataniche (manca solo giudaiche) dell’architettura moderna. L’architettura moderna ha sicuramente dei gravi difetti, che derivano dalle teorie utopiche di Gropius e di Le Corbusier. Ma l’architettura razionalista non è solo i suoi gravi difetti.
    Le chiese post 1960 fanno tutte schifo, senza eccezioni, perché sono atee. Ma i grattacieli e i ponti metallici di di New York sono belli. La gente va a New York proprio per vedere i grattacieli. Evidentemente, c’è una bellezza in essi, anche se non recuperano la mitologica “tradizione”. Ma secondo l’illuminato Lagone nei grattacieli abita l’anticristo.

  15. vincenzillo ha detto:

    ernesto, i denti di squalo sono davvero orripilanti.
    La mia chiesa, da piccolo, era post-60, ma forse per certi versi era meno terribile di altre.

    zamax, “Oggi queste archistar sembrano schiave di un cliché stilistico che preclude di riannodare creativamente i legami con la ricchezza della tradizione.”
    E il bello è che chi li venera – cioè la maggioranza dell’ambiente – non si pone il problema. Bisogna solo sperare che prima o poi sia la noia, la noia per la sterile ripetizione, a far volgere di nuovo lo sguardo verso quella tradizione che non va certo ripetuta, ma amata, ripresa e rinnovata.

    regina, “E non esageriamo con questo culto del mitologico passato e della mitologica tradizione italiana.”
    Non so se ti riferivi a me, ma non mi pare di aver esagerato. Tant’è che della tradizione ho esaltato proprio la capacità che avevano gli architetti di inserirsi in un contesto urbano e culturale rispettandolo e insieme rinnovandolo. E’ questa la perdita più grave, per me, oggi.

  16. reginadistracci ha detto:

    Vincenzillo, non mi riferivo a te, il cui intervento era molto equilibrato, ma a Langone e altri tradizionalisti. Ciao.

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