Dalla striscia di Gaza alle strisce su Gaza. Quando il fumetto diventa antisemita

fumettoTra una settimana aprirò il blog di un fumetto, insieme a un’amica disegnatrice. Nel frattempo, altri fumetti mi fanno cadere le braccia. Giulio Meotti sul Foglio di sabato: “L’Iran, impegnato in una martellante campagna contro Israele, ha da tempo elevato le vignette a strumento politico del suo negazionismo delirante”. In pratica, i fumetti usati come strumento di propaganda politica, per far passare il solito, falso messaggio che l’olocausto non è mai esistito e che Israele è colpevole di genocidio e di colonialismo. A febbraio in Iran si è svolto un concorso a tema su Gaza. Manco a dirlo, tra le delegazioni di “anime belle” e di antisemiti, una delle più folte – paesi musulmani a parte – era quella italiana. Quando c’è da prestarsi al gioco di un regime oppressivo e antisemita come l’attuale Iran, certi nostri fumettisti nazi-pacifisti sono sempre in prima linea. Sapete, si chiama satira. Però le vignette sull’islam non le fanno, i codardi. Invece le falsità contro gli ebrei vanno tanto di moda, nel loro ambiente. Ma sentiamo l’ayatollah Khomeini, faro della libertà: “Il regime che occupa Gerusalemme va cancellato dalle pagine della storia”. Letto, assimilato, disegnato.

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