La vita, la morte e lo Stato. Appunti per il dopo Eluana

morte3io[1]C’è un aspetto fondamentale della questione, che Gianni Baget Bozzo identifica esattamente con queste parole: "Nel mondo dei media e della cultura, il sentimento popolare e cristiano è ormai espulso". Vero. Nell’ambiente intellettuale che conosco e frequento, tra pubblicitari, giornalisti, "operatori" vari nell’ambito editoriale, lo si annusa a pelle. Le opinioni preconfezionate su certi temi danno luogo a dialoghi già scritti in partenza, battuta per battuta. La posizione popolare e quella cristiana sono bollate in partenza come "medioevo". Difficile opporre argomenti. E così può accadere di sentire la stessa persona dire in una frase che la vita e la morte di Eluana sono questioni assolutamente private in cui nessuno deve mettere becco, e la frase dopo sostenere che il padre di Eluana ha fatto benissimo a fare del suo caso un caso pubblico. Ora, la contraddizione è evidente, ma la persona non se ne accorge nemmeno. Perché? E’ semplice. Perché in realtà si sta riferendo a due cose ben distinte. Quando dice che nessuno deve intervenire, si riferisce al Papa, al mondo cattolico, alle suorine, al giudizio istintivo, di pancia, della gente comune. Cioè, al nemico della sua posizione progressista. Invece, quando elogia la battaglia del padre di Eluana sta dicendo che serve una legge dello Stato che in qualche modo disciplini la morte delle persone. Cioè, l’eutanasia. Quindi, riassumendo: il Papa e le suorine stiano alla larga; lo Stato sia il benvenuto. Io sarò medievale, ma tutta sta voglia di burocrazia mi inquieta. Non quanto il dolore, non quanto la morte. Ma mi inquieta.

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