Carne da cannone

trinceaFilosofeggio. Mi aiuta a prendere le distanze dal disagio.
I lavori di "concetto" – come si diceva degli impiegati qualche decennio fa – implicano frustrazioni difficilmente immaginabili, dure da sopportare.
Mi astraggo immaginando uno scenario da prima guerra mondiale visto molto dall’alto.
Il campo di battaglia è occupato da una quantità enorme di materiale meccanico e di materiale umano. Niente cavalli, niente cavalieri. Niente singoli, niente duelli. Solo masse umane indistinte, ferme o in movimento. E masse d’acciaio che cozzano l’una contro l’altra.
In qualche modo, questa orripilante vittoria del numero sull’uomo, della macchina sulla creatività, ha un precedente lontano nel pensiero di Cartesio. Con lui, la quantità si avvia a diventare una grandezza indipendente, destinata a soverchiare la qualità.
Il mio attuale disagio ha dei padri illustri. Io comunque preferirei l’agio, e va bene anche se orfano.

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