Tutto in una frase

golda3Golda Meir, protagonista dell’edificazione dello Stato di Israele

Oggi, mentre tutti si commuovono al ricordo degli ebrei morti nei campi di concentramento nazisti, a me vengono in mente gli ebrei vivi di Israele. Costretti all’ennesima guerra per difendersi dagli attacchi dei terroristi islamici di Hamas, i quali – ricordiamolo sempre – sono addestrati, finanziati e armati dall’Iran di Ahmadinejad, e perseguono come scopo dichiarato la cancellazione di Israele e di tutti gli ebrei dalla faccia della terra. Ebbene, oggi gli ebrei vivi di Israele vengono da molti additati all’opinione pubblica internazionale come mostri, stragisti, a loro volta terroristi, in un surreale e ipocrita rovesciamento della realtà. L’anno scorso, per il sessantesimo anniversario della fondazione di Israele, il Riformista dedicò pagine bellissime ai protagonisti di quell’avventura drammatica e meravigliosa. Anna Momigliano citò una frase di Golda Meir, una frase che dice molte cose, se non tutte, su quella realtà e su quella mentalità:

“Forse un giorno riuscirò a perdonare gli arabi per aver ucciso i miei figli, ma non li perdonerò mai per avermi costretto a uccidere i loro”.

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15 commenti su “Tutto in una frase

  1. ernestoA ha detto:

    a me di Golda Meir piace molto questa frase qui: “voglio dirvi una cosa per cui noi israeliani ce l’abbiamo con Mosè: ci ha fatto camminare quarant’anni nel deserto per portarci nell’unico posto del Medio Oriente dove non c’è petrolio”

  2. xunder ha detto:

    Ciao Vince nonostante le voci dei nuovi nazisti si alzano anche da noi e si sposano purtroppo con le sinistre europee ci sono molti che parlano di democrazia, l’hanno costruita, l’hanno sostenuta e combattono se questa viene attaccata: Israele.

  3. FIOREDAUTUNNO ha detto:

    “Ebbene, oggi gli ebrei vivi di Israele vengono da molti additati all’opinione pubblica internazionale come mostri” […]

    non gli Ebrei Vincenzo, non gli Ebrei. i Sionisti sì però. bisogna ascoltare e leggere con attenzione, comprendere le differenze. cogliere le sfumature.
    piccolo OT: anche il popolo tedesco in toto è stato considerato per 50 anni sterminatore degli Ebrei. ma non era il popolo a sterminarli.
    non dimentichiamocelo.

  4. passatorcortese ha detto:

    Ma veramente pensi di essere un profeta? E’ proprio vero che in Itali c’è uno strano fenomeno che gli studiosi chiamano “analfabetismo di ritorno”: Ma per voi che siete uguali ai nazisti penso che come minimo vi siete meritati quello che avete avuto! Purtroppo invece nei lager ci sono andati quelli innocenti, come i bambini di Gaza, e voi stronzi emeriti sieti rimasti vivi, purtroppo!

  5. vincenzillo ha detto:

    ernesto, è stupenda!

    xunder, purtroppo nelle sinistre europee c’è ancora l’onda lunga della politica estera sovietica. Ma così com’è nata, passerà, prima o poi.

    fiore d’autunno, se davvero sai cogliere così bene le sfumature, mi sapresti spiegare la differenza tra i “sionisti” che per l’80-90% si sono dichiarati d’accordo con la guerra contro i terroristi che uccidono i loro bambini e che per questo sono additati come mostri, e gli “ebrei vivi di Israele” che per l’80-90% si sono dichiarati d’accordo con la guerra contro i terroristi che uccidono i loro bambini e che per questo sono additati come mostri?

    passatocortese, lunga vita anche a te.

  6. ivanferrari ha detto:

    La situazione attuale è meravigliosa, ci voleva proprio anzichè una “lezione” un raid prolungato da millecinquecento morti tra cui quattrocento bambini per avere i tunnel com’era ovvio già riaperti, hamas invitato a dialogare per costruire una tregua durevole e sedersi a un governo palestinese unitario (cosa prima inaudita per quasi tutti i governantucoli nostrani e non, ottimo risultato direi per chi li voleva eliminare) e un’odio ancor più radicato per i sionisti (mi riferisco al messaggio più sotto) in terra (che sarebbe) di palestina e nel resto del mondo. Applausi a scena aperta.

  7. vincenzillo ha detto:

    ivan, ci voleva qualcosa che facesse finire i lanci di razzi sui civili israeliani: il lancio di razzi oggi è crollato. Troppo comodo il sarcasmo. Quali erano le altre idee altrettanto efficaci?

    Poi, di tunnel ora ce ne sono di meno e c’è l’impegno dell’Egitto a vigilare che non ne vengano aperti di nuovi. Se davvero si arrivasse a un governo palestinese unitario, questo potrebbe rafforzare la posizione di Abu Mazen e dei paesi moderati.

    Per il resto, un bel quadro lo offre ernesto qui:

    http://icompagnidelfuoco.splinder.com/post/19628702#comment

  8. ivanferrari ha detto:

    il fatto che il lancio dei razzi sia ora, e solo per ora, terminato, non significa molto. Bastava una lezione molto meno incisiva per questo risultato immediato perchè le cause profonde che spingono a lanciare quei razzi sono rimaste, anzi si sono pure fortificate. E’ come se israele avesse tentato di fermare la terra che si spacca uncinandola con un elastico potente. Ottimo, ma non la bloccherà certo così per molto.

    Ho letto il post di Ernesto. Mi colpisce ad esempio questo passaggio:

    “Per dare un’idea della distanza dalle modalità convenzionali di combattimento, basti pensare che si sono avuti casi in cui le forze israeliane PRIMA di colpire la casa di un dirigente di Hamas lo avvertivano per telefono: ebbene, questo non aveva il risultato di provocare una fuga generale, ma un’adunata sul tetto della casa. Nel video in cui racconta personalmente il fatto (vedi a partire da 02.58), il tizio appare molto fiero della sua trovata, che avrebbe potuto causare decine di morti.”

    Qui si vede veramente la distanza di mentalità tra noi e loro. E’ ovvio, per chi conosce i palestinesi, che a una telefonata accorrono in mille anzichè fuggire. Forse non è abbastanza chiara la situazione in cui vivono: sono sotto assedio da tre anni, e quando dico assedio intendo dire che la pastasciutta e i cerotti loro li devono fare entrare a gaza attraverso i tunnel, ripeto, da tre anni. Sparano razzetti ridicoli (e a dire il vero sono in gran parte le milizie di fatah a farlo, non quelle di hamas) come sfigata reazione a tutto questo, e alla negazione israeliana di qualsiasi loro libertà. Sono un popolo orgoglioso, che oltre ad essere incazzato nero preferisce morire che subire. Per questo accorrono sui tetti. Per sputare in faccia ad israele che loro saranno sempre lì, fino alla fine.

    Non c’è altra via Vinz secondo me se non il benedetto tavolo dove israele deve concedere loro quello che è loro. Ma finchè gli USA appoggeranno Israele sarà dura. Spero Obama faccia un passo indietro, e si addivenga a una soluzione. Così da concentrarsi sull’unico vero pericoloso vincitore che nella distrazione totale di tutti gode e prosegue: l’Iran.

    E sui tunnel, egitto e abu mazen……. I tunnel sono meno, certo, li hanno bombardati.. ma vogliamo vedere quanto tempo ci metteranno a ricostruirli tutti? E’ una vita che lo fanno, e senza morirebbero, indi secondo te chi li ferma? L’Egitto? Ma per favore… non l’ha mai fatto e mai lo farà. mentre Abu Mazen, che ricordo è un presidente senza mandato visto che il suo è scaduto, è inviso da tutti perchè è un debole, e peggio ancora perchè ha tradito per ben due volte i palestinesi, la seconda durante questo attacco che ha biecamente appoggiato perchè israele distruggesse hamas per prenderne il posto. Per chi dovrebbe trattare? Che credibilità vuoi che abbia? Nessuna. Per nessuno.

  9. ernestoA ha detto:

    non sono affatto convinto che i palestinesi amino raccogliersi sui tetti delle case in per farsi centrare dalle bombe israeliane: ci vanno, ma perché “persuasi” da Hamas. (in un ambiente simile i mezzi di persuasione sono molti ed efficaci, e l’eventualità di beccarsi una bomba può sembrare preferibile alla certezza di un colpo di Kalashnikov o di un pestaggio a sangue).
    e poi un’altra questione. sarebbe bene smettere di far finta di credere che lo scopo dell’offensiva fosse quello di far cessare il lancio dei razzi. i razzi erano l’occasione, ma lo scopo era chiaramente quello di colpire Hamas il più duramente possibile (come ho scritto sul post sul mio blog, Gaza non è il Libano: gli israeliani avevano i mezzi per poterlo fare e non vedevano l’ora di farlo), e quello mi sembra che sia stato raggiunto sia sul piano militare che su quello politico.

  10. ivanferrari ha detto:

    @ Ernesto: i palestinesi sono incazzati e coriacei, non vanno sui tetti perchè glielo dice hamas (che tra l’altro hanno eletto), soprattutto se nel frattempo qualcun’altro bombarda le loro case e i loro figli. Ci vanno per urlare la loro resistenza a costo della vita, a dispetto di quello che scriviamo e crediamo noi.

    Sono poi esattamente d’accordo con te sullo scopo dell’offensiva, l’ho scritto detto ripetuto dal primo missile di israele: è ridicolo che la gente sostenga che l’attacco sia stato una sorta di rappresaglia per quei razzetti. Lo scopo era quello che descrivi tu, e non è stato certo raggiunto, se non forse nel breve termine, perchè è impossibile condurre a ragione chi, come i palestinesi di gaza (guidati ora da hamas, ieri da fatah, domani da chissà chi – non importa – perchè eliminare via via i leader di questa o quella formazione e radere al suolo qua e là non serve a nulla nel medio periodo ed a volte nemmeno nel breve, come a gaza oggi) è da anni costretto a vivere in condizioni sub-umane. A quei livelli di vita, assediati da una forza soverchiante, nella propria terra!, chiunque distorcerebbe la propria visione del futuro, chiunque lotterebbe, con ogni mezzo, per non soccombere, fregandosene del fair play e correndo ad ammassarsi sui tetti.

  11. Censorina ha detto:

    Una frase che si commenta da sola.

    Ho appena visto un bel film su Anna Frank. Quest’ estate, ad Auschwitz, mi sono resa conto che tutto questo non è stato solo un film.

  12. vincenzillo ha detto:

    ivan, in pratica tu stai dicendo che le “cause profonde” non si rimuovono con una guerra, giusto? Benissimo, ma:

    1. Per me, assodato che Israele ha diritto di esistere e di difendersi, bisogna guardare a tutto il processo storico e all’attuale mutamento del conflitto, dal punto di vista militare, politico, e alla attuale deriva religiosa islamista.
    In quest’ottica non si può assolvere nessuna delle due parti, ma la colpa principale della situazione è di Hamas e delle mafie palestinesi, che come ci ha insegnato il loro grande maestro Arafat se ne fottono di costruire qualsiasi cosa di buono per i palestinesi, e che si ciucciano tutti i milioni e milioni dei nostri aiuti umanitari per comprare armi, e che hanno ottime ragioni per far credere ai palestinesi che la colpa di tutto è Israele.

    2. E’ storia: Israele ha già dimostrato più volte coi fatti la sua disponibilità a rimediare ai propri errori, anche pagando un prezzo alto. Vedi a Gaza nel 2005 quando ha espropriato manu militari i propri coloni (molti non hanno ancora adesso una sistemazione), o vedi il famoso accordo rifiutato da Arafat. E ogni volta se l’è presa nel culo. Ora, visti i precedenti, perché mai dovrebbe fare qualcosa anche in Cisgiordania? Io lo auspicherei, ma come si fa a chiederglielo, visti i precedenti? Israele giustamente si aspetta anche dall’altra parte una prova di ragionevolezza. Tu per caso vedi qualche segno in tal senso?

    3. Dici che i palestinesi non possono fare niente di diverso per “difendersi”? E gli israeliani allora?

    4. Pensaci: cos’altro puoi fare, realisticamente, di efficace, contro un gruppo di terroristi che agisce in nome della religione e con lo scopo di eliminarti, e per di più forte dell’appoggio di una potenza come l’Iran? Sottolineo realisticamente.

    5. Non sono affatto sicuro che “Bastava una lezione molto meno incisiva” per far cessare i razzi. Ciò che invece mi sembra sicuro è che i razzi, per centinaia di migliaia di israeliani significano vivere nel panico (e dunque qualcosa andava fatto), invece politicamente e militarmente fanno parte di una strategia più ampia, contro la quale Israele ha voluto (giustamente) agire in grande, molto al di là di una “rappresaglia”, dando un duro colpo ad Hamas (e io sono d’accordo con ernesto che ci è pure riuscito).

  13. ivanferrari ha detto:

    A volte mi sono augurato che la popolazione di immigrati musulmani in europa esplodesse, ci soverchiasse, così da metterci con le spalle al muro. Noi, con quel che resta dei nostri valori e delle nostre convinzioni. E sarebbe comunque immigrazione legittima e non violenta, ciò di cui parlo. Guarda il casino che hanno suscitato nel tuo blog quei quattro provocatori che hanno pregato davanti al duomo (e nota bene che condivido in gran parte la tua posizione). Pensa ora se questi provocatori si installassero direttamente nel tuo cortile, e in mille altri, ci costruissero le loro moschee e cingessero di mura milano dichiarandola territorio loro. Di seguito, invitassero quanti più musulmani possibile a insediarsi, per controllare meglio il tutto. Con L’ONU che dice eh no ragazzi, non potete conquistare milano e tenere tutti sotto assedio impunemente, non si fa. E loro che se ne fregano, perchè sono spalleggiati da potenti-potenze. Ad un certo punto però decisdono pure di ritirarsi, perchè hanno paura del fattore demografico avverso (leggiti qualsiasi report sui motivi del ritiro da gaza) anche se solo da una parte di milano mantenendo il ferreo controllo dell’altra (cisgiordania) mentre continuano a ficcar colonie tutt’intorno alla città, per creare una nuova mappa a maggioranza musulmana in cui far ricadere milano. L’Onu continua a dire eh no cattivoni, non si devono proseguire le costruzioni di colonie abusive, non si deve tagliare acqua e luce e strade alla popolazione locale per farla spostare di quel tanto che basta all’espanzione delle colonie, non si fa.. Ma loro se ne fregano, come sempre hanno fatto. I cittadini di milano si incazzano, ma a loro disposizione hanno pietre e martelli, e due razzetti sfigati. Hanno la solidarietà di molti, ma solo a parole. E quindi nulla, milano diventa come manhattan nel film 1997 fuga da new york.
    (ovviamente non ho aggiunto alla ricetta la violenza e le cause di entrambe le parti, quella la puoi aggiungere facilmente tu).

    Se la trovi su BBC.com ascolta l’intervista di Tony Blair sulla situazione palestinese. E sul dialogo obbligato con Hamas. Spero che non dirai anche di lui che è un venduto di sinistra dato come ha agito in tutti gli anni a fianco di bush.

  14. vincenzillo ha detto:

    ivan, Tony Blair me lo ascolto.
    Invece nella tua piccola provocazione trovo un buco enorme all’origine. Non si può paragonare un esercito regolare (israeliano a Gaza) a dei “provocatori” (musulmani a Milano). Né tantomeno si può paragonare Milano a Gaza. Per me questo parallelo non ha alcun senso, non vedo dove porti il nostro discorso.

    Come credo tu sappia, io sono d’accordo che gli insediamenti dei coloni israeliani, così come le deviazioni illegittime del tracciato del muro di recente costruzione, siano errori di Israele. Errori a cui occorrerebbe rimediare. Errori che causano indubbiamente sofferenze ai civili palestinesi. Ma per dare una soluzione definitiva a tutto questo, la condizione sine qua non è l’assicurazione credibile che dall’altra parte finisca questa confusione babelica tra terrorismo islamico, interessi criminali di bande, mire politiche di potenze limitrofe. Perché è proprio da questa totale assenza, in campo arabo, di qualsiasi progetto politico di ampio respiro, allargato, credibile, condiviso, che si sviluppano i continui attacchi a Israele e dunque nasce la necessità di difendersi con mezzi militari. In quest’ottica, dire che i palestinesi hanno “a loro disposizione (…) pietre e martelli, e due razzetti sfigati. Hanno la solidarietà di molti, ma solo a parole.”, a me suona solo come inutile piagnisteo. Anche in questo caso, non vedo dove queste considerazioni – in sé e per sé vere – portino il discorso, se non alla disparità di forze. Sì, c’è la disparità di forze: e allora?

  15. ernestoA ha detto:

    “A volte mi sono augurato che la popolazione di immigrati musulmani in europa esplodesse, ci soverchiasse, così da metterci con le spalle al muro…”
    certo che ti auguri strane cose, neh?

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