Pietro Citati stronca Marcello Pera?

Cover_GRAE a me viene ancora più voglia di leggerlo.

La stroncatura da parte di un grande intellettuale non è una cosa bella. Quando però il grande intellettuale è anche un grandissimo trombone, la cosa si fa interessante. Ci dice che magari l’autore ha un’idea diversa della cultura, della religione, della teologia, del dibattito tra teologi e tra uomini di cultura. Un’idea più moderna, aggiornata di qualche millennio rispetto a quella in voga nei tempi antichi, a cui il pensiero del trombone si rivolge con palese nostalgia. Chissà, forse l’autore è anche uno che quando pensa all’uomo, alla società, al cristianesimo, all’islam, all’Europa, alla convivenza pacifica, non si accontenta più del melenso e inconcludente asserto "la soluzione è il dialogo, non i muri".
Ma vediamo brevemente alcune armi del vecchio trombone.
L’arroganza: "Marcello Pera ignora persino cosa sia una religione".
Il disprezzo: "Così può accadere che, in questi tempi, vengano casualmente pubblicati i libri di Marcello Pera".
La presunzione: "Cinquant’anni o sessant’anni fa, le chiese erano piene, ma quasi nessuno leggeva i Vangeli o San Paolo o Origene o sant’Agostino o Giovanni Scoto o Ildegarda di Bingen o san Bernardo, senza i quali non è facile dirsi cristiani".
In pratica, se non hai letto tomi filosofici in latino e se non sei capace di discuterne, sempre in latino, in un consesso di dotti, non puoi dirti cristiano.
"Signora, mi sa ripetere il secondo capoverso del De divina praedestinatione?"
"Ma lei chi è?"
"Sono Pietro Citati, e mi sono autoincaricato di decidere chi è cristiano e chi non lo è"
"Ma veramente io stavo solo andando ai vespri, e sono pure in ritardo"
"Sono spiacente, prima deve rispondere"
"Mi lasci passare"
"Non posso"
"Ma sua madre non le ha insegnato l’educazione?"
"Mia madre l’ho messa sulla ruota perché non aveva mai letto Ildegarda di Bingen"
La laica inquisizione.

Qui c’è la presentazione sul sito:
http://www.librimondadori.it/web/mondadori/scheda-libro?isbn=978880458831&autoreUUID=9b39e6d2-b7a6-11dd-bc6f-a9a8d5ec5ddd

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26 commenti su “Pietro Citati stronca Marcello Pera?

  1. ivanferrari ha detto:

    Hola Vinz, come sai ho letto il libro, e dopo aver letto anche Citati mi azzardo a commentare il tuo post con le seguenti considerazioni:

    1. Citati è abbastanza arrogante, innegabile, però ha ragione nel dire che il dialogo interreligioso nella storia c’è sempre stato. Credo d’altra parte che un dialogo ci possa essere solo quando le due o più parti coinvolte ne siano predisposte, siano ad esso disponibili; cosa che dubito sia oggi in Europa per la maggior parte del popolo cristiano e islamico (mentre forse non lo sarebbe e lo è alle più alte sfere).

    2. nonostante io sia pienamente d’accordo sulla necessità di dare fondamento alla nostra società invocando le origini e i valori cristiani il libro di Pera, per come argomenta, nel complesso secondo me è debole, come già ho commentato in “privato” con te.

  2. vincenzillo ha detto:

    ivan, se Citati fosse vissuto ai tempi del dialogo interreligioso avrebbe lamentato un netto scadimento del livello degli interlocutori rispetto all’epoca precedente, in cui c’era Maometto in persona, o prima ancora Cristo in persona, o prima ancora i profeti in persona, Confucio, Budda e compagnia.
    Il suo discorso non porta a nulla. Dice con parole colte che non ci sono più gli intellettuali di una volta. Vero. E allora? E allora si dovrà fare per forza con quello che c’è oggi.
    Tenere vivo il discorso sull’identità è importante. Solo chi conosce la propria identità può davvero confrontarsi con l’altro.

  3. seia ha detto:

    Il post non lo commento, commento invece il tuo commento 🙂
    “Solo chi conosce la propria identità può davvero confrontarsi con l’altro.”
    Pera, con questo libro e con altre sue dichiarazioni mostra di non volersi confrontare con nessuno.
    Quanto a Citati, a parte due articoli in croce, che evidentemente ti sono andati di traverso, cos’hai letto per poterlo definire trombone?

  4. anonimo ha detto:

    Ah ah ah
    Deve essere uno di quei “sapienti” di cui parlava quel tale, duemila anni fa…
    Nulla e nessuno di nuovo sotto il sole, neanche Citati.

  5. anonimo ha detto:

    Ah ah ah
    Il furbo che non si firma ero io, Zamax.

  6. vincenzillo ha detto:

    seia, “Pera, con questo libro e con altre sue dichiarazioni mostra di non volersi confrontare con nessuno.”
    Falso. Il fatto è che esiste un’idea di dialogo che proprio non va giù a parecchia gente (credo te compresa). Quell’idea che prevede l’esistenza di una parte “non negoziabile”, secondo la meravigliosa espressione del mio Ratzinger. Poi, se il dialogo interreligioso ha dei limiti, allora riconosciamolo, e concentriamoci sul dialogo su altri fronti, potenzialmente più efficace nell’ottica globale e di rapido mutamento in cui ormai dobbiamo guardare tutti i fenomeni.
    Di Citati ho letto il Goethe, che dimostra una sterminata cultura, serietà, capacità, tutto quello che vuoi. Fino a lì lo consideravo solo un grande intellettuale (benché la sua prospettiva su Goethe non mi convincesse). Ma quando uno arriva a dire certe cose, vuol dire che sta abusando della sua posizione, ed è pure consapevole che gli sarà concesso.

    zamax, proprio nulla di nuovo.

  7. Vince, il dialogo che prevede elementi “non negoziabili” non è più uno scontro dialettico alla pari, bensì una forma di aggressione in cui una parte cerca di imporre all’altra le proprie regole del gioco.

    E si sa che nell’imposizione delle regole del gioco ciò che conta non sono più gli argomenti, ma le posizioni di potere. Quello che Pera e Ratzinger vorrebbero è un dialogo falso, in cui sia loro consentito scegliere regole e terreno di gioco, a proprio favore (è la presunta identificazione di teoriche “radici cristiane dell’Europa” è una di queste imposizioni: che per fortuna non passerà, perché gli eurocrati sono una èlite colta e disincantata, del tutto impermeabile al cristianesimo).

  8. anonimo ha detto:

    personalmente, credo che il dialogo interreligioso sia una farsa recitata su iniziativa dei cristiani per ragioni di correttezza politica.
    se i musulmani pensano che Cristo fosse un profeta minore anticipatore di Maometto, gli ebrei che fosse un profeta come un altro, e i cristiani pensano invece che fosse il figlio di Dio, mi piacerebbe proprio capire come possano “dialogare”. cos’hanno da dirsi? le religioni sono per definizione sistemi di credenze non negoziabili, e solo in un’epoca ipocrita come la nostra poteva nascere l’idea di un loro “dialogo.” le religioni monoteistiche, finché sono vitali, sono intolleranti e aggressive, come hanno dimostrato infinite volte nel corso della storia e come l’islam continua a dimostrare pressoché ogni giorno con atti e parole. altro che dialogo, sarebbe già un bel risultato se riuscissero a tollerarsi a vicenda.
    Davide, sei il primo che sento parlare con ammirazione degli eurocrati, anime morte che hanno ripetutamente dimostrato la loro mancanza di cultura, di intelligenza e di coraggio.
    quanto alla questione delle radici cristiane, posso capire che l’opportunità politica imponga di non menzionarle in una parvenza di carta costituzionale, ma negarle sul piano storico e culturale è assolutamente grottesco, e non lo dico da cristiano (che non sono).
    Ernesto unlogged

  9. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, c’è qualcosa che va oltre il gioco di potere. Focalizziamo l’attenzione su queste “regole del gioco” che il papa cattivone vorrebbe “imporre”. Persona, vita, libertà. Concetti, diritti, il cui portato civile è immane, frutto di secoli di lavorio. Cose non possono più essere relativizzate, né messe in discussione, cioè non possono essere l’oggetto del dialogo, ma devono essere la premessa condivisa da tutti gli interlocutori.
    L’alternativa è la legge del più forte, con tutte le conseguenze tragiche che comporta.

    ernesto, introduci un ottimo elemento, il monoteismo. Tra monoteismi non c’è molto da dirsi. Per arrivare a una vera tolleranza il dialogo deve avvenire su altri livelli, in altri campi. Tra identità diverse, ma tutte consapevoli di se stesse. Tutte, senza ipocrisie.

  10. ivanferrari ha detto:

    Vinz, secondo me sei decisamente prevenuto. Non puoi sapere cosa avrebbe detto Citati duecento anni fa, e il suo discorso non porta a nulla semplicemente perchè non era quello il senso voluto. Ossia il suo testo non voleva portare a qualcosa, ma criticare, e certo in un breve articolo altro non poteva. Io trovo, ribadisco, le sue critiche fondate, ancorchè espresse in modo un pò arrogante. Quello che dici per concludere “E allora si dovrà fare per forza con quello che c’è oggi.
    Tenere vivo il discorso sull’identità è importante. Solo chi conosce la propria identità può davvero confrontarsi con l’altro.” è vero, ma, ancora, secondo me non è il punto che affronta Citati. E’ invece proprio per tenere vivo il discorso sulle identità che non bisogna dimenticare – anche – che nel passato un dialogo interreligioso c’è stato, ed anche fruttuoso. Aggiungo una nota anedottica: quando ho passato quei dieci giorni nel convento gesuita di mar musa, deserto siriano, chiesi al padre reggente, un fervido credente cristiano aperto al dialogo con l’islam, perchè cercasse lo scambio (domanda non retorica nè supponente, solo curiosa) o perchè, affascinato com’era dall’islam, non si fosse convertito. Mi rispose che Gesù ha insegnato ad amare tutti, amici nemici correligionari atei o chi vuoi tu, perchè l’amore è per l’uomo in sè, non per qualcosa o qualcuno. Quindi per dirsi cristiani si dovrebbe amare e dialogare con chiunque. Motivi alla base della prima diffusione del cristianesimo. Ora, se la situazione contingente porta a fare delle considerazioni diverse posso anche capire, ma se tu ti rifai ai principi e valori beh, ha ragione Citati, il dialogo c’era, e guidato dall’amore per il prossimo tipico cristiano.

  11. Non mi pare che da nessuna parte sia scritto che l’alternativa è tra il pensiero cristiano e la legge del più forte. Vi sono state esperienze storiche precristiane (dalla democrazia ateniese all’impero romano, passando per i regni ellenistici) che non erano affatto governate dalla legge del più forte, bensì da varie forme, più o meno sensate ed efficienti, di diritto: esattamente come le nazioni di oggi.

    Giorni fa Seia, in un post, citava le meravigliose “Memorie di Adriano” della Yourcenar. Mi viene in mente il passo del libro in cui l’imperatore, pagano e scettico, viene avvicinato da un vescovo cristiano che gli descrive la dottrina della sua fede. E Adriano, che è un uomo sagace, la trova assolutamente insulsa e la respinge in questi termini:

    “Trascorsi una sera intera a discutere con lui [il vescovo, ndr] l’ingiunzione di amare il prossimo come se stessi; essa è troppo contraria alla natura umana per essere sinceramente seguita dalle persone volgari, le quali non ameranno mai altri che loro stesse, e non si addice al saggio, il quale non ama particolarmente neppure se stesso”. Non si può capire nulla della natura autentica dell’uomo se non si apprende questo quieto disprezzo, tipicamente epicureo, per la persona umana, e per la vita stessa (“La vita è atroce, lo sappiamo”, scrive la Yourcenar più avanti).

  12. Cito un altro aneddoto, peraltro, che fa capire quanto meglio di noi i pagani avessero compreso l’importanza del disprezzo per l’uomo (che ingenuamente e sconsideratamente gente come Ratzinger vorrebbe valorizzare).

    Un giorno, un amico dell’imperatore Tiberiò disse a questi: “O divino, c’è qualcosa che mi preme domandarti. Il tuo volto, io lo vedo, è sempre corrucciato; perfino quando ti vengono annunciate notizie di vittoria mi pare contratto in una smorfia di disgusto. Nulla sembra recarti gioia, e il tuo labbro è sempre piegato nel disappunto. Dimmi: soffri di qualche male? Cosa ti nuoce?”.
    Allora l’imperatore, con aria schifata, rispose: “Nulla mi nuoce, se non il terribile disgusto che si prova nel governare gli uomini”.
    Al che l’amico disse a Tiberio: “Perdonami, o divino, ma tu non me la racconti giusta. Noi ci conosciamo da molti anni, e io ricordo bene i tempi in cui tu non eri ancora assurto al rango imperiale: ebbene, anche allora il tuo volto, io lo rammento, era sempre corrucciato; perfino quando ti veniva servito il vino migliore e le cibarie più succulente, mi pareva contratto in una smorfia di disgusto. Nulla sembrava recarti gioia, e il tuo labbro era, anche a quei tempi, sempre piegato nel disappunto”.
    “Ah, ma quello di quando non ero imperatore era un disgusto del tutto diverso, amico mio”, spiegò allora Tiberio. “Quello di oggi, è il disgusto di governare gli uomini, che sono miserabili e volgari, salvo pochi saggi; quello di allora, era il disgusto di essere governato dagli uomini, che erano miserabili e volgari non meno di adesso, e tali saranno sempre, finché esisterà questa nostra razza umana”.

  13. PV64 ha detto:

    Non conosco né uno nél’altro…
    Ciaoo
    :-DDD

  14. vincenzillo ha detto:

    ivan, parlare, informare, informarsi, per capire, per conoscere, per farsi capire, per farsi conoscere, sono tutte forme nobilissime di incontro con l’altro. Ma il dialogo, se vuole portare a qualcosa, prevede la possibilità di cambiare idea. Ora, qui si deve prendere la vera decisione: visto che sui dogmi di fede c’è poco da cambiare idea, allora si deve poter cambiare idea su quello che Pera chiama il portato culturale, morale, civile, dei dogmi, cioè la loro ricaduta sulla vita, sulla società. Il portato del cristianesimo è indubbiamente migliore di quello dell’islam, e la realtà attuale ce lo dimostra molto bene.
    E’ questa distinzione tra dogmi di fede e conseguenze, che l’ottimo Citati, malgrado la sua sconfinata cultura, non è riuscito a cogliere nel libro di Pera. Tirare in ballo il passato e le influenze tra religioni non serve a nulla, non è una critica costruttiva.

    licenziamento, ti rispondo domani, che meriti spazio e oggi vado di fretta. 😉

  15. Censorina ha detto:

    Il discorso mi interessa. cercherò di leggere questo libro di Pera.

  16. anonimo ha detto:

    Secondo me Citati scrive cose vere. L’ignoranza di Marcello Pera in fatto di religione è un dato di fatto, basta aprire uno dei suoi libri per constatarlo.

  17. xunder ha detto:

    Ciao Vince
    purtroppo dovendo fare economie per altro, i soldi per una possibile bella lettura come quella che proponi non ci sono.

    purtroppo nelle recensioni cosiddette critiche spesso prevale la prevenzione ideologica. dispiace.

  18. ivanferrari ha detto:

    faccio una premessa: ma noi, voi, tutti, anzichè smanettare qui una bella chiacchierata davanti a un aperitivo o una polenta mai eh?.. 😉

    anyway:
    licenziamentodelpoeta: mi sembra ficcante il tuo primo passo della yourcenar, molto meno il secondo.. perchè Tiberio allora non s’uccide e lascia questa valle di lacrime? redimerci per lui è compito impossibile, indi a che pro soffrire nell’averci intorno… O in alternativa si poteva trovare una bella grotta dove rinchiudersi e annullare la luce..

    Vinz, due cose:
    1. sono d’accordo con le tue prime righe della tua risposta al mio commento, ma non era quello il punto (direi) del tuo post.. tu davi addosso a citati per quello che ha scritto contro pera, e in quello io (secondo il mio punto di vista) ho trovato errori.
    2. Premesso che sai come la vedo sul cristianesimo, il mio rispetto per i valori che propugna, il suo portato non è “indubbiamente migliore di quello dell’islam”. Non c’è riuscito pera a dimostrarlo, nè altri che io abbia letto, e attendo che qualcuno me lo dimostri, se qualcuno ne ha voglia e capacità.

    Aggiungo poi che è invece sempre costruttivo leggere il passato. “Tirare in ballo” il passato e le influenze tra le religioni serve quantomeno a sapere che ci sono state, che è possibile ci siano, e che altri uomini prima di noi hanno modificato i propri DOGMI reciprocamente influenzati dal dialogo. Così che si sia coscienti che se oggi questo non avviene non è perchè Dio non lo vuole, ma perchè non lo vogliamo noi.

  19. vincenzillo ha detto:

    ivan,
    1. Io quel punto non lo avevo proprio tirato in ballo, nel post. E’ venuto fuori nei commenti, non so se da te o da qualcun altro.
    2.”attendo che qualcuno me lo dimostri, se qualcuno ne ha voglia e capacità.”
    La superiorità della nostra società non è teorica, è reale. Non è da dimostrare a parole, ma è già dimostrata dai fatti. Perché la gente scappa da lì a qui e non viceversa? Dai, è un’evidenza talmente banale. Eppure ha un significato enorme. La mia impressione è che chi aspetta la dimostrazione teorica, “geometrica”, sta facendo di tutto per non vederla, e cioè per salvare la sua coscienza dal fare un passo difficile, e cioè ammettere “sì, la mia società è migliore” senza sentirsi in colpa, razzista etc. etc.

  20. vincenzillo ha detto:

    licenziamento, paganesimo, forme di diritto alternative… idee impraticabili, oltre che antistoriche. La nostra civiltà ha preso un’altra strada, non possiamo fare finta che non sia così.
    I tuoi aneddoti sono fenomenali come forma di intrattenimento, o per la comprensione di lati misteriosi del nostro essere, ma alla fine sono sforzi di fantasia da parte di chi non ce la fa proprio ad accettare l’ovvio: la nostra è una civiltà cristiana.

    Ultima cosa: a me una posizione come quella che viene fuori dalle pagine della Yourcenar pare la reazione a una grande ma prevedibile delusione: la delusione di chi ha vanamente sperato nell'”uomo nuovo”, ossia perfettamente buono, virtuoso, felice, illusione di per sé vana, propugnata dal maledetto Rousseau.

  21. vincenzillo ha detto:

    censorina, vedrai che ne vale la pena.

    #16, non sono d’accordo.

    xunder, ma vuoi mettere il libro di pera con un viaggio a new york?? Io non avrei dubbi.

  22. ivanferrari ha detto:

    Te l’ho scritto Vinz perchè la gente scappa qui, ma per poi tornare da dove viene appena può. L’evidenza che tu trovi banale non esiste, ma se tu ci credi così fermamente desisto dal cercare un contraddittorio. Fammi solo aggiungere che io non vedo superiorità in una società dove siamo così soli da dover sempre ricorrere a questa cavolo di macchinetta per comunicare, dove ho bisogno di prenotarti due o tre settimane prima per vederti una sera con amici, e spesso nemmeno (a proposito: al vernissage di ieri sera c’era una artista che mi piacerebbe tu conoscessi, una sufi, sposata con un musulmano senegalese; i musulmani in senegal sono mistici e tribali, sincretici, molto lontani da quanto si immagina comunemente sia l’islam) dove trovare una ragazza con cui uscire che non sia depressa è impresa titanica, dove la tecnica, questa meraviglia, ci fa vivere vent’anni più che in egitto per essere però intubati rinchiusi e lontani dai parenti, dove il denaro corrompe e inquina, dove la potenza è autocefala e lontana dal pubblico dibattito, e così via. Sarò uno sfigato sentimentalista, che rinasce con i piccoli gesti che molti perdenti sottosviluppati ancora possono quando vai in visita nei loro paesi, ma lasciami dire, ma che bella ma quanto mi piace ma quanto è evidente la nostra superiorità.

  23. vincenzillo ha detto:

    ivan, la libertà ha il suo prezzo. E’ brutto ma è così. E malgrado l’impostazione altamente retorica del tuo commento, immagino che tu sappia di non essere l’unico a soffrirne. Detto questo, il tuo paragone non regge. I lati positivi di altre società (senso della comunità, senso del sacro etc.) per quanto siano forti, non sono abbastanza forti da poter essere scambiati con la libertà. O tu invece lo faresti?
    Per ragionare sulla società, io preferisco partire dalle cose concrete, dalle evidenze, non dai teoremi: più libertà, meno libertà; più ricchezza, meno ricchezza; più benessere, meno benessere; più comunità, meno comunità. Ogni aspetto soppesato, valutato, inserito nel quadro giusto, che non è quello delle dimostrazioni astratte, e soprattutto connesso con gli altri secondo rapporti il meno possibile arbitrari e il più possibile realistici.

  24. anonimo ha detto:

    non capisco… Citati (arrogante, etc… di sicuro) dice una cosa sacra (!):
    Per dirsi cristiani bisogna aver letto i Vangeli e magari anche san Paolo.
    Dov’e’ la laica inquisizione in cio’?
    Ricordo bene la vertigine che mi diede leggere INTEGRALMENTE il Nuovo Testamento a 18 anni, stanco delle letture scelte domenicali.
    E capisco bene la paura dei preti di consigliare la lettura integrale di quei testi sacri: dopo quella lettura, a me ragazzino si pose dinnanzi la necessita’ dell’ateismo.

  25. vincenzillo ha detto:

    #24, non so cosa ne dicano i preti, ma la lettura dei testi sacri e delle opere dei padri della chiesa, dei filosofi etc. è una cosa meravigliosa, un’esperienza che consiglierei a chiunque. Anche a te che sei ateo. Consiglierei, sottolineo. Perché la loro bellezza non è un banco di prova, un esame da passare per potersi dire cristiani. C’è chi lo fa e c’è chi non lo fa, e chi è Citati per dire che uno è un cristiano vero e l’altro no?

    Va poi considerato un altro aspetto. Storicamente, il rapporto del cattolico con il testo sacro è diverso da quello di altri cristiani, per non dire degli ebrei, dei mussulmani, degli induisti. Il cristianesimo, poi, è molto diffuso in forme blande, non colte, talora abbarbicate alle tradizioni familiari e sociali come il muschio a una roccia, per usare un’immagine. Non si può né giudicarlo secondo i metri di altre confessioni, né farne una religione elitaria, da colti, pretendendo che tutti i credenti diventino querce secolari irrorate di dottrina, o lo si snatura.
    (Oggi va così, sono metaforico)

  26. reginadistracci ha detto:

    Bravo, l’hai detto: Citati è un trombone. La differenza fra un cattolico serio e un trombone pseudo-cattolico è questa: il primo viene insultato negli editoriali di Repubblica, il secondo scrive editoriali su Repubblica. Rientrano nella categoria, insieme a Citati, Kung e Mancuso. Io delle articolesse di Citati, tutte della misura de La rabbia e l’orgoglio, ne ho piene le tasche. La Fallaci poteva riempire quattro paginone sul Corriere e appassionarti, Citati già al secondo capoverso ti fa crollare come Fantozzi davanti alla corazzata Potiomkin. Anche perché Citati scrive paginone su paginone per farci capire quanto è bello, tollerante e spiritualmente sublime l’Islam. Il problema è che lui ci crede veramente.

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