Tex Willer e la frontiera tra bene e male

Tex_Willer_by_Aurelio_GalleppiniHa appena compiuto 60 anni la creatura dello sceneggiatore Gianluigi Bonelli e del disegnatore Aurelio Galleppini. Da buon appassionato non potevo nemmeno immaginare che esistesse qualcuno che non lo conoscesse. E invece quest'estate ho scoperto che quel qualcuno non solo esisteva ma mi dormiva accanto da lungo tempo: era mia moglie! Da allora però, fumetto dopo fumetto, ho visto nascere in lei la passione per le belle storie del ranger, del suo inseparabile "pard" Kit Carson da lui soprannominato "vecchio cammello" (e che a sua volta lo chiama scherzosamente "satanasso"), del figlio Kit e della tribù Navajo dove lo chiamano Aquila della Notte. Storie di torti da riparare, furti, rapine, truffe, contrabbando, rapimenti, omicidi, stragi, nell'avventurosa cornice del west in via di colonizzazione, da attraversare a cavallo, solitamente a tappe forzate e cercando di evitare pallottole vaganti che ti sibilano accanto facendo zing zing. Dalla frontiera col Messico alle miniere d'oro sulle Montagne Rocciose, la violenza è sempre parte integrante della scena, ma non c'è mai compiacimento. A fare da contraltare ai mille personaggi avidi e senza scrupoli che affollano le terre di frontiera c'è sempre il senso della giustizia, e il sentimento dell'amicizia e della fratellanza, che di sicuro non possono eliminare il male dalla faccia della terra, ma servono almeno a fissare un limite non oltrepassabile. C'è molto realismo ma mai cinismo gratuito. Non c'è una visione idealizzata né dei bianchi, i "visi pallidi", né dei pellerossa, protagonisti entrambi di atti di bontà o di malvagità. A dimostrazione che la vera frontiera con cui la nostra anima deve misurarsi non è quella razziale, che divide i bianchi dai pellerossa, gli americani dai nativi, bensì quella universale tra bene e male.

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7 commenti su “Tex Willer e la frontiera tra bene e male

  1. anonimo ha detto:

    Per me è stata una scoperta. E sono felice di averla fatta così tardi. Me la gusto di più. E’ come un ritorno al passato, alle vecchie storie di quando eravamo piccolini. E’ una specie di magia e la sua forza la testimoniano 60 anni di successi. Ma i ragazzini secondo voi se lo leggono ancora? O lo leggono solo i vecchi nostalgici?

  2. vincenzillo ha detto:

    Mi stai forse dando del vecchio nostalgico??? 🙂

    Anch’io comunque mi sono fatto la stessa domanda sui ragazzini, ma non so rispondere.

  3. A Tex Willer ho sempre preferito il cinismo dello “spaghetti” leoniano (penso a un capolavoro come “Il buono, il brutto, il cattivo”) dove in realtà i personaggi sono parecchio infami tutti e tre, e la sola motivazione è il danaro.

  4. vincenzillo ha detto:

    eh licenziamento, “gran putifarre” che non sei altro, la cosa non mi sorprende. Comunque anche Leone, fatto salvo il cinismo, è un grande.

  5. anonimo ha detto:

    Blogring per tex[..] Blogring per tex [..]

  6. anonimo ha detto:

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  7. anonimo ha detto:

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